Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore, c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e restituire una patente professionale a chi ha diffuso teorie antiscientifiche 

Gentile direttore,
c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e restituire una patente professionale a chi ha diffuso teorie antiscientifiche mentre il Paese contava i morti e il personale sanitario si batteva a mail nude contro un virus sconosciuto. Non è una forzatura polemica, è la lettura più onesta di quello che è accaduto. L’emendamento a prima firma della deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri introduce un nuovo articolo nel Dpr 221 del 1950, quello che disciplina gli Ordini delle professioni sanitarie. La norma consente ai sanitari radiati per “fatti non dolosi connessi alla pandemia”, una formula generica che nella pratica riguarda soprattutto chi ha diffuso posizioni no vax, di presentare istanza di reiscrizione all’Albo entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Non è un reintegro automatico, è vero: la domanda è ammessa solo se il ricorso è ancora pendente davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, oppure, nei casi di condanna penale, solo dopo l’avvenuta riabilitazione. Ma il punto politico resta intatto: si apre una porta che era stata chiusa per ragioni gravissime, e la si apre per legge. Una vergogna assoluta che chiama in causa tutta la destra almeno fino a quando qualcuno non troverà il coraggio di dissociarsi da questa vergogna. Il primo dovrebbe essere il Ministro Schillaci che da medico dovrebbe sapere la gravità di questa scelta ignobile.

Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, ha parlato di un provvedimento che lo lascia “sconcertato, amareggiato e deluso”, ricordando che la radiazione è la sanzione più grave prevista dal Codice deontologico, riservata a chi si è chiamato fuori dalla comunità professionale mettendo a rischio la salute dei pazienti. Non è un tecnicismo: gli Ordini esistono per garantire ai cittadini che chi porta il titolo di medico risponda a un metodo, non a una convinzione personale. Un partito che ha la maggioranza relativa in Parlamento non può arrogarsi il diritto di riscrivere quella garanzia con un emendamento. Non può arrogarsi il diritto di cancellare un pezzo di storia di questo Paese, riabilitando chi ha rotto il patto di fiducia in uno dei momenti più difficili della nostra storia.

Colpisce, e non da oggi, l’ambiguità della destra su questo tema ma anche le divisioni. Da un lato il governo rivendica la campagna vaccinale come una delle pagine positive della gestione sanitaria del Paese, dall’altro premia con un colpo di spugna chi quella campagna l’ha attivamente sabotata con teorie prive di ogni fondamento scientifico. Non si può stare, contemporaneamente, dalla parte del vaccino e dalla parte di chi lo ha combattuto per anni sui social e negli studi medici. È esattamente il paradosso segnalato da chi lavora ogni giorno in corsia: non si può chiedere fiducia nella scienza ai cittadini e poi riabilitare chi quella fiducia l’ha minata.

Quell’obbligo vaccinale per il personale sanitario non fu un capriccio ideologico. Fu una misura adottata per proteggere pazienti fragili affidati alle cure di chi aveva scelto di non vaccinarsi, in un momento in cui i reparti erano pieni e il personale sanitario pagava un prezzo altissimo. Parlare oggi di “persecuzione”, come fa la maggioranza, è un insulto alla scienza e a tutti i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari che sono morti curando gli altri. Riscrivere quella storia per calcolo elettorale, per intercettare un pezzo di elettorato no vax, è una scelta indecente prima ancora che sbagliata.

Non ci fermeremo allo sdegno e alla protesta. Quando il provvedimento arriverà in Aula, secondo il calendario annunciato dalla stessa maggioranza, il Pd presenterà un emendamento soppressivo per cancellare integralmente questa norma dal testo della riforma. Non è una battaglia identitaria: è una battaglia di civiltà, democrazia e rispetto. Su questo si fonda il patto sociale. Chi ha scelto di non curare secondo scienza non può tornare a farlo per un calcolo di consenso. Su questo non ci sarà mediazione possibile. Sorprende che un medico e un uomo di scienza come il Ministro Schillaci abbia accettato senza colpo ferire questo condono che è un insulto ai morti, alle loro famiglie, ai medici seri e a chi non dimentica cosa è stata la pandemia. Una tragedia e non lo strumento per celebrare processi politici postumi a chi ha lavorato giorno e notte per mettere in sicurezza o cittadini di questo Paese. Aspettiamo al varco la destra di governo per vedere se avrà il coraggio di confermare questo scempio.

Ilenia Malavasi
Capogruppo Pd in Commissione Affari Sociali della Camera

22 Luglio 2026

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