Il farmacista clinico esce dall’ombra, ma ora deve trovare spazio nel Ssn

Il farmacista clinico esce dall’ombra, ma ora deve trovare spazio nel Ssn

Il farmacista clinico esce dall’ombra, ma ora deve trovare spazio nel Ssn

Gentile Direttore, in questi tempi la figura del Farmacista Clinico sta uscendo dalla “zona protetta” della professione del farmacista ospedaliero per diventare una figura conosciuta, considerata e richiesta anche nel nostro Paese e nell’intero Ssn. Ma l’Italia è pronta alla “svolta” rappresentata dal farmacista clinico”? 

Gentile Direttore,
in questi tempi la figura del Farmacista Clinico sta uscendo dalla “zona protetta” della professione del farmacista ospedaliero per diventare una figura conosciuta, considerata e richiesta anche nel nostro Paese e nell’intero SSN. Ma l’Italia è pronta alla “svolta” rappresentata dal farmacista clinico”? Questa affermazione, forse ancora coraggiosa, tiene conto di vari fattori, che provo ad andare ad accennare brevemente.

Prima di tutto, chi è il Farmacista Clinico? Si tratta di un farmacista ospedaliero che lavora a stretto contatto con medici e infermieri nelle unita` operative ospedaliere, integrando le proprie competenze specifiche sui farmaci e dispositivi medici con quelle degli altri profili professionali. E’ una figura che collabora con tutti gli operatori del team di cura per individuare la terapia piu` appropriata in base alle condizioni del singolo paziente, spostando l’attenzione dalla conoscenza del farmaco e dispositivo medico al suo utilizzo concreto e personalizzato. Il rapporto con il paziente fa parte del suo curriculum, a completamento di una visione olistica del percorso terapeutico.

Seconda questione: in Italia ci sono esperienze di questo tipo? Ebbene: il Farmacista Clinico è ben presente e strutturato in molti Paesi (soprattutto anglo-sassoni) mentre nella Penisola si segnalano esperienze consolidate a Torino, Padova ed in Emilia-Romagna. Si tratta – laddove citato – di esperienze importanti, ma non ancora diffuse capillarmente. Soprattutto, e questo è il difetto nostrano, non si registra ancora una implementazione ampia e uniforme di questo ruolo in quanto non esiste un riconoscimento istituzionale ed organizzativo. Ciò causa una limitazione nella diffusione di questa figura che pure potrebbe risultare utile e positiva nell’assistenza personalizzata al paziente.

Che ne dicono i referenti scientifici e professionali? Occorre registrare che la farmacia clinica ha le sue origini agli inizi del XX secolo negli Stati Uniti, ma si è diffusa soprattutto negli anni Sessanta, in particolar modo in quegli ospedali che hanno iniziato a richiedere ai farmacisti un ruolo più attivo nella cura dei pazienti. Negli ultimi anni la European Association of Hospital Pharmacy-EAHP ha dato sempre più spazio alle basi formative di questa professione e al recente Congresso europeo di Barcellona ha confermato questa tendenza, offrendo ben quattro sessioni dedicate al tema, con l’obiettivo di formare i giovani farmacisti ospedalieri a questo approccio innovativo. In Italia ci sono iniziative specifiche, come quella tenuta nei giorni scorsi a Napoli con il patrocinio di SIFO e dell’Ordine dei Farmacisti del capoluogo partenopeo (Setting e percorsi della farmacia clinica tra nuove opportunità ed istituzionalizzazione) ed anche quella dedicata alla creazione di Care Network, la prima “comunità multidisciplinare” che personalmente ho avviato, che ha lo scopo di mettere in dialogo farmacisti ospedalieri, oncologi, medici di medicina generale, farmacoeconomisti, esperti di igiene pubblica ed altri specialisti, sulle opportunità offerte da questo nuovo profilo professionale.

Insomma anche in Italia “qualcosa si muove”, finalmente. Il “movimento” attorno a questa figura è dimostrato anche dal punto di vista legislativo e istituzionale. Nel Decreto legislativo 3 febbraio 2026, n. 17 (entrato in vigore il 27 febbraio) Attuazione della direttiva (UE) 2024/782, che modifica la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i requisiti minimi di formazione per le professioni di infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista e farmacista si parla espressamente di farmacista clinico. Si legge infatti all’art.3 che la formazione di farmacista garantisce l’acquisizione da parte dell’interessato delle conoscenze e abilità seguenti: “un’adeguata conoscenza della farmacia clinica e dell’assistenza farmaceutica, nonché le competenze relative all’applicazione pratica” (Art.3-f). Il Decreto recepisce la norma europea, e conferma un’attenzione che il Parlamento già aveva iniziato ad esprimere negli anni recenti, se è vero che già nello scorso novembre un Disegno di Legge (1605/2025) a firma del senatore Adriano Paroli ha proposto l’introduzione del farmacista clinico nel SSN, con una proposta che “mira a garantire un’assistenza farmaceutica omogenea a livello nazionale, affiancando i medici nella valutazione terapeutica e nella gestione di cronicità e politerapie”.

La considerazione finale, a seguito di queste brevi note, è inevitabile: il farmacista clinico non è più un “animale sconosciuto” per l’Italia, anche se non è ancora diffuso su tutto il territorio. Questo professionista può essere presente nei piccoli come nei grandi ospedali, negli Irccs come nelle cliniche private e nelle case di comunità e negli OSCO ma servono scelte organizzative e ruoli che ne garantiscano la presenza. Ci domandiamo dunque: se negli Usa e nel Regno Unito questa figura è ormai parte integrante dei processi assistenziali di tutti gli ospedali (o quasi), giungendo a gestire con precisione i percorsi terapeutici affiancando il clinico e garantendo un ascolto specifico del paziente, nel nostro Paese siamo ormai pronti al salto di qualità? Competenze, esperienze esistenti e best practice, contesti legislativi, basi formative, disponibilità istituzionali: oggi abbiamo anche in Italia le condizioni di partenza ideali per favorire l’introduzione di una figura che può fare radicalmente la differenza in termini di sicurezza, aderenza, sostenibilità, soprattutto con pazienti cronici e politrattati. Sapremo cogliere la congiuntura favorevole?

Anna Marra
Direttore Dipartimento Farmaceutico Azienda Ospedaliero-Universitaria ed Azienda USL di Ferrara-Coordinatrice SIFO-Emilia Romagna

Anna Marra

08 Aprile 2026

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