Il non senso che uccide   

Il non senso che uccide   

Il non senso che uccide   

Gentile Direttore,
ad affliggere il professionista sanitario oggi, oltre al malessere organizzativo dettato da turni massacranti per la carenza endemica di personale, alle aggressioni per la scarsa fiducia che il paziente ha nei confronti del sistema e al burn-out al quale è “fisiologicamente” soggetto, c’è il non senso dell’agire professionale.

Le riporto un breve aneddoto, tale e quale mi è stato raccontato, per far capire cosa intendo: un giovanissimo paziente, ventenne e in apparente stato di buona salute, si reca in un pronto soccorso del nostro sgangherato Paese-Italia per un formicolio alla mano. Eppure, parliamo di un semplice formicolio alla mano! Per questo “malessere importante” eseguirà due indagini diagnostiche inappropriate e non giustificate: una radiografia della mano e dopo numerose ore, al cambio turno e fuori finestra terapeutica, una TC dell’encefalo e del collo trifasica per escludere uno stroke. Esami entrambi negativi ma non esenti da potenziali rischi: da esposizione indebita e non giustificata alle radiazioni ionizzanti e dall’uso del mezzo di contrasto organo-iodato. Per fortuna non completerà l’iter diagnostico con la TC del torace e dell’addome come talvolta succede, indipendentemente dal quesito diagnostico (quando presente) per i pazienti inviati alle Radiologie dal Pronto Soccorso.

A dispetto di ciò che impariamo all’università e ci diciamo nei congressi, le richieste di indagini strumentali, specie quelle radiologiche, sono spesso prive delle più elementari informazioni clinico-anamnestiche (anamnesi, esame obiettivo e quesito diagnostico) necessarie per giustificare l’esposizione, ottimizzare la tecnica d’esame e per formulare una diagnosi – quando non puntuale – almeno differenziale. Nonostante l’inappropriatezza in una percentuale elevata dei casi, l’esame comunque s’ha da fare (medicina difensiva! … Medicina difensiva?).

Questa necessità è percepita tanto dal paziente quanto dal professionista: “una TAC in meno la paga il professionista, in termini di contenzioso medico-legale mi è stato detto più e più volte come un mantra, una in più la paga il Sistema.” Malpractice che, nonostante i documenti pseudo-normativi licenziati da società scientifiche volti a definire le responsabilità relative dei professionisti afferenti all’Area Radiologica, sembra inarrestabile.

Impegnamoci, dunque, al rispetto delle norme (come ad esempio, la giustificazione tracciabile preliminare) e alla possibile valutazione ex-post, da parte di un soggetto terzo rispetto alla diade “Prescrivente-Specialista”, dell’appropriatezza prescrittiva vincolandola all’indennità di risultato (ciclo di gestione della performance). Diversamente non ci rimarrà che dotare i PS di un body-scanner come in aeroporto (ironicamente), così da effettuare una TAC total body giustificata ex ante ancora prima del triage, per buona pace del paziente che “laureatosi” in medicina e chirurgia sui social, pretende quel particolare tipo di esame, pena lo “spauracchio” dell’esposto-querela e/o l’intervento delle forze dell’ordine, togliendo così al medico e alla Medicina la titolarità della valutazione sulla necessità clinica; del medico prescrivente così al sicuro da potenziali contenziosi medico-legali per “aver fatto tutto ciò che c’era da fare” – demandando alla semeiotica radiologica le risposte che potrebbe avere invece, dalla semeiotica medica – e dei professionisti tecnici dell’Area Radiologica, che non proveranno quel brutto sentimento del non senso dell’agire professionale che pian piano sta uccidendo il loro entusiasmo nell’esercitare una delle più bistrattate tra le professioni d’aiuto.

Quell’agire professionale in palese contrasto con la definizione di appropriatezza clinica – “Utilizzo corretto di un intervento sanitario efficace, in pazienti che ne possono effettivamente beneficiare in ragione delle loro condizioni cliniche” – che non migliorando de facto la salute delle persone, generano quegli sprechi che porteranno presto o tardi, la già agonizzante Sanità pubblica al collasso.

Chiudo questa lettera ricordando a me stesso, quanto vera sia la “doppia catena di reati non puniti” denunciata dal collega Calogero Spada (https://www.quotidianosanita.it/m/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=127894) e parimenti la sua e la mia presunzione nel disquisire in merito ad argomenti e temi su cui non dovremmo proferire parola non “essendo esperti delle tecniche (radiologiche), delle metodologie, dell’informatica nonché conoscitori ed interpreti delle normative vigenti e della più corretta impostazione delle relazioni con gli utenti e con gli altri professionisti sanitari, medici e non … che si rivolgono alla Radiologia”.

Francesco Sciacca, Ph.D.
Tecnico sanitario di radiologia medica

18 Marzo 2025

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