Il rischio di indebolire il Ssn facendo credere che non è più sostenibile

Il rischio di indebolire il Ssn facendo credere che non è più sostenibile

Il rischio di indebolire il Ssn facendo credere che non è più sostenibile

Gentile Direttore,
il Ssn è sottofinanziato; in base ai confronti internazionali due misure lo indicano. Secondo l’OCSE la spesa sanitaria pubblica come percentuale del PIL è 7,8 contro una media dei paesi dell’Unione del 9%. Francia e Germania hanno valori che superano il 10%. Il SSN è sottofinanziato anche se si confrontano i dati sulla spesa procapite in parità dei poteri d’acquisto. L’Italia spende 2.609 Euro per cittadino a fronte di una media UE di 3.159 Euro, con Francia e Germania a 3.807 e 4.831 Euro, rispettivamente. Questi dati sono noti e al centro del dibattito, ma manca un’analisi che indichi il perché di una spesa così bassa. Si propone qui di inquadrare il problema come un tema di quantità e prezzi.

Si parta dalle quantità, il nostro sistema non offre formalmente una copertura veramente completa. In particolare, non offre l’assistenza odontoiatrica, che la stragrande maggioranza dei cittadini paga di tasca propria o viene coperta da assicurazioni private, e una serie di servizi psicologici, tra l’altro particolarmente rilevanti dati gli effetti del COVID-19. Ci sono poi le liste d’attesa: le prestazioni sono ufficialmente coperte dal SSN ma per molti cittadini con tempi così lunghi da doversi rivolgere al privato. Quindi l’SSN spende meno degli altri paesi perché dà meno servizi.

Poi sono rilevanti i prezzi dei principali fattori produttivi: tecnologie, farmaci e personale. Su farmaci e tecnologie è stato fatto molto, soprattutto in termini di aggregazione delle gare per aumentare il potere d’acquisto e negoziazione dei farmaci innovativi da parte di AIFA. Ma c’è ancora molto da fare perché vi è il sospetto di accordi tra i produttori e perché mancano spesso le competenze per aggregare la domanda in modo razionale, ad esempio evitando di comprare sistematicamente farmaci costosi.

Ma il tema più rilevante è il costo del personale. Su questo tema l’OCSE riporta un indicatore particolare: il rapporto tra retribuzione del professionista e retribuzione media del paese. In Italia un medico specialista del SSN guadagna 2,9 volte la media retributiva nazionale mentre il valore dei medici dipendenti in Germania è 3,4. In altre parole, in Germania i medici specialisti guadagnano relativamente il 17,2% in più che in Italia.

Nettamente più marcato è il divario per quanto riguarda gli infermieri (che si ricorda sono professionisti con almeno una laurea triennale). Per i 20 paesi della UE per cui sono disponibili i dati, la retribuzione media, sempre in parità dei poteri d’acquisto, è 35.300 Euro; In Italia 28.400 Euro, pertanto uno scarto di più di 7.000 Euro. In Germania un infermiere guadagna 44.000 euro mentre in Francia 32.400 Euro. Considerando che gli infermieri sono più numerosi dei medici si può ben comprendere come le basse retribuzioni del personale infermieristico spieghino una parte importante della bassa spesa sanitaria pubblica in Italia.

Insomma, le ragioni della bassa spesa sanitaria pubblica in Italia sono molteplici e andrebbero indagate più in profondità. Malgrado questa situazione, comunque, il sistema sanitario italiano rimane solido e preso ad esempio da molti altri paesi. Questo probabilmente per la scelta vincente di istituire un Servizio Sanitario Nazionale facendo nel 1978, durante la fase del compromesso storico, la più importante riforma del welfare dal secondo dopoguerra.

Continuare ad affermare che il SSN è in crisi potrebbe aiutare a recuperare risorse di cui il SSN ha urgente bisogna. Ma presenta anche il rischio delle profezie che si autoavverano: si dice e scrive che il SSN è in crisi per aiutarlo ma si finisce per indebolirlo facendo credere che non è più sostenibile.

Giovanni Fattore
professore di Politiche sanitarie, Università Bocconi

Giovanni Fattore

18 Luglio 2023

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