Il Servizio sanitario nazionale e la Nazionale più amata dagli italiani

Il Servizio sanitario nazionale e la Nazionale più amata dagli italiani

Il Servizio sanitario nazionale e la Nazionale più amata dagli italiani

Gentile Direttore,
chi sono oggi i portavoce del pensiero medico? Sempre meno i medici che esercitano o hanno esercitato una pratica clinica, sempre più altre figure. Mi ostino a definire amministrativa e non proprio bene amministrata la professione medica. Amministrativa in quanto sono delle figure che non svolgono o peggio non hanno mai svolto una attività medica in prima linea, quindi figure amministrative ancorché con laurea in medicina e chirurgia, a pretendere di dire cosa serva per aggiustare un sistema che rischia la deriva: il back office ha preso il sopravvento sul front office della istituzione sanitaria che, come mi insegnava il compianto avvocato Rodolfo Lena, vive dell’incontro tra un medico e un paziente, almeno nelle attese di quest’ultimo.
 
Che sia male amministrata è nei fatti, laddove le eccezioni confermano la regola di una evidente malpractice organizzativa più che clinica. Vero è che di tale andazzo pagano il fio coloro che si trovano in trincea, come accade ad ogni esercito sbandato, privo di strategia e tattica all’altezza.
 
Quindi non meravigliamoci di fronte alle aggressioni delle quali sono vittime gli operatori sanitari di front office, magari eccellenti presi singolarmente, governati da un back office che spesso non considera degne di nota le loro idee: d’altra parte, che paghi il giusto per il peccatore non è una novità.
 
Al di là di quello amministrativo, ci sono infiniti altri filtri che si fregiano di rappresentare una peraltro modesta fetta dei professionisti, se è vero che non tutti sono iscritti a un sindacato e in pochi aderiscono ad organi associativi, scientifici o di diversa natura.
 
Eppure questa stragrande maggioranza di medici lavora quotidianamente, incontra persone malate, si rende utile al benessere dell’individuo che soffre, costruisce percorsi di salute. Sono proprio i piccoli grandi eroi della quotidianità che occorre diventino portavoce delle loro pratiche, anziché strumenti di più o meno stenici furori rappresentativi che non hanno avuto in genere utili ricadute.
 
Da cittadino utente del Sistema Salute, quello che mi preoccupa, ancora più della costantemente minacciata perdita di un agognato universalismo, è la dequalificazione che discende da un complesso di fattori avversi: un eccesso di rappresentanza indiretta, con l’autorevolezza medica di un tempo che è diventata timido balbettio; il divieto per contratto di esprimere liberamente la propria opinione professionale, tema che dovrebbe essere oggetto di una più attenta disamina da parte degli organi deputati; la fatiscenza strutturale che determina, con il degrado dei luoghi, un degrado delle condotte di tutti, operatori e utenti; l’ormai abituale inclinazione a ferire le competenze, non importa se in erba o consumate, che non permette di formare squadre in grado di vincere le battaglie da intraprendere.
 
E così i giovani di valore scappano, coloro che scapparono si guardano bene dal rientrare, coloro che potrebbero trattenersi se la filano per non perire e l’albero della salute tende a somigliare, giorno dopo giorno, alla bella pianta che mi donarono e che ora perde le foglie, si riempie di parassiti, non risente di nessun pollice verde e potrebbe finire nella spazzatura.
 
Il Sistema Salute echeggia un Sistema Paese perdente, in questa fase storica, preda di una decadenza che tocca troppi settori per non essere scorta dai più. Chi non rimpiange notti magiche inseguendo un gol sotto il cielo di una estate italiana, che non sarà la nostra prossima?
 
Basta dunque con i vizietti sopra elencati e rimbocchiamoci le maniche davvero per costruire sulle macerie, dalle nostre fondamenta, un futuro di autentica speranza. Ripartiamo dal generoso rispetto della qualità e del parere di chi opera, anche se o forse proprio perché non ricopre ruoli di responsabilità alta. Rinunciamo alla tentazione di mettere a tacere chi sa e sa fare per un godimento autolesivo prima che aggressivo.
 
E insieme proviamo a riabilitare il reclutamento etico delle responsabilità. Sarebbe davvero una scelta non codarda, innovativa e vincente, che qualcuno troverà illusoria e ingenua, ma è nella ingenuità che dissolve la corruzione che potremo ritrovare la forza di un sistema sanitario oggi malconcio, così come è nei vivai dei piccoli amanti del pallone che riscopriremo l’entusiasmo del gioco che ci appassiona tutti o quasi e riavremo le nostre estati italiane a rincorrere un gol che ci unisca e non ci divida.
 
Gemma Brandi
Psichiatra psicoanalista
Esperta di Salute Mentale applicata al Diritto

20 Aprile 2018

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