Infermieri. Tre buoni motivi per festeggiare

Infermieri. Tre buoni motivi per festeggiare

Infermieri. Tre buoni motivi per festeggiare

Gentile Direttore,
il mese di Luglio 2016 porta nel Comparto Sanità 3 buoni motivi per ritenere definitivamente riavviato il sistema di relazioni sindacali in prospettiva di una accelerata sullo sviluppo professionale e sul, finalmente!, rinnovo contrattuale: 1) Assenso sull’Atto di Indirizzo;  2) Pubblicazione dati sull’Accertamento della Rappresentatività Sindacale; 3) Approvazione delle aree contrattuali.
 
L’assenso dell’atto di indirizzo da parte del Comitato di Settore, in attesa di leggere commenti  e riflessioni da parte della maggiori confederazioni…, ritengo possa mettere in difficoltà un certo modo di fare sindacalismo e chi questo agire lo incarna.
 
E’ infatti sconfessata la linea politica di tutti coloro che hanno dedicato tempo, crociate e risorse a lapidare la rappresentanza professionale e politica dell’infermieristica italiana. Evoluzione delle competenze, comma 566, demansionamento: rispedite al mittente tutte le “eccezioni” sulle quali si sono costruite negli anni fantasiose interpretazioni che non hanno superato il vaglio storico della attuale fase di transizione vissuta tra i 420.000 infermieri italiani e dell’impianto concettuale di tutti i documenti prodotti questo mese.
 
Evidenzio il passaggio della risposta concreta al demansionamento da parte degli estensori dell’Atto di indirizzo (di fatto una piattaforma che avrebbe potuto avere altra genesi…), che, sostituendosi appunto ad alcuni attori delle relazioni sindacali, contestualizza con una risposta chiara, utile e spendibile il senso atteso ed auspicato dai lavoratori infermieri: “Va ribadito, infine, che in ogni caso tutte le competenze professionali vanno esercitate nel rispetto dei profili, delle declaratorie, dei codici deontologici e della formazione acquisita, fatte salve le competenze previste per gli altri professionisti, sino ad escludere quelle improprie delle singole figure e profili professionali, con particolare riferimento a quelle domestico-alberghiere ovvero quelle di pertinenza di altre professioni e per esse previste.”
 
Avrebbe dovuto scriverlo certo sindacalismo questo passaggio, invece lo indica la controparte. Dov’è l’errore?
 
Il richiamo al Codice Deontologico risarcisce la professione da tutte le malversazioni subite. Era, infatti, sin da allora evidente, ed acclarato adesso, che non fosse l’avversato art. 49 la fonte del contesto dequalificante di cui si è discusso, si discute e che esiste, quanto obsolete e strumentali interpretazioni avulse da un contesto ben più ampio e pregnante e che il comma sopra riportato cristallizza nel modo più netto possibile.
 
Le “direttive” all’Aran, tutte, per il loro contenuto strategico indicano anche per gli infermieri e le confederazioni una terza via: senza la valorizzazione di tutti i lavoratori e dei professionisti sanitari quali ingranaggi centrali in qualsiasi fase di vita aziendale e di processo assistenziale, si resta avulsi e marginali, pur dovendo ammettere che il traino infermieristico per politiche contrattuali specifiche è e resta determinante.
 
Senza il riconoscimento formale e sostanziale del ruolo della rappresentanza professionale e politica che un contributo decisivo, senza cedere al tentativo di polemizzare con i soliti noti, lo hanno certamente dato, alcuna autorevolezza a trattare di questioni che attengono alla professione può essere rivendicata e pretesa da coloro che si sono autoesclusi dal contribuire a dettare il quadro d’azione della sanità del prossimo periodo.  Auto esclusi che adesso sono attesi alla prova dei fatti perché sono finiti gli alibi e alle intenzioni è da dare seguito…
 
La vera discontinuità con il passato è guardare al domani fuori da compartimenti stagni: a) è ancora una volta la rappresentanza professionale che detta le linee, i tempi e il raggio d’azione per gli infermieri; b) è nel contratto di lavoro che devono trovarsi soluzioni e prospettive di sviluppo professionale; b) è per l’organizzazione del lavoro che si deve intervenire con un movimento incessante e di più ingranaggi pur diversi per forma, funzioni e materiali ma che si muovono con medesimi obiettivi; c) è declinando in termini contrattuali diritti e doveri degli addetti ai lavori e dei cittadini che si rispettano i diversi mandati ricevuti; d) si è funzionali al raggiungimento di un rinnovo contrattuale degno ed adeguato anche rispettando la storia, il know how, le competenze e le persone stesse che i documenti in trattazione hanno collaborato a definire, contribuendo a dipanare la matassa che ancora matassa sarebbe senza il loro determinante ruolo e ambito a nome e per conto non di se stesse, e mi riferisco alla Presidente Mangiacavalli e alla Senatrice Silvestro, ma di tutta la professione.
 
Saremo di fronte ad un rinnovo contrattuale innovativo anche nella struttura e tutti devono farsi trovare pronti, ad iniziare da chi le risorse deve trovarle, implementarle e stanziarle con un nuovo DPCM, e chi quelle risorse dovrà gestire e distribuire secondo le “direttive” impartite, mentre è certamente imprudente dire oggi, chiunque esso sia, che non si sottoscriverà un contratto a costo zero perché anche in questo caso agli intenti devono seguire i fatti…
 
Alcuni sono arrivati fuori tempo massimo nel dibattito in essere, altri ancora completamente fuori argomentazione, alcuni con il contenitore senza contenuti.
 
Ma la positiva novità di tre documenti miliari come quelli che Luglio 2016 consegna al panorama contrattuale e ai 531 mila lavoratori (di cui “solo” 264 mila sindacalizzati tra i maggiormente rappresentativi…) che costituiscono le dotazioni organiche del Comparto Sanità, può valere quanto un “condono”. Una tantum, occasione da non gettare alle ortiche… a prescindere dai proclami e dal bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda di come si leggano i numeri dell’accertamento della rappresentatività sindacale, perché è sui fatti che da adesso lavoratori e infermieri si attendono consequenzialità, autorità e autorevolezza.
 
Graziano Lebiu
Presidente Ipasvi Carbonia Iglesias

 

18 Luglio 2016

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