L’infermiere di famiglia è una risposta alle carenze del territorio

L’infermiere di famiglia è una risposta alle carenze del territorio

L’infermiere di famiglia è una risposta alle carenze del territorio

Gentile direttore,
da più parti e in più occasioni non si è mancato di dire quanto siano lasciati soli i malati nel territorio dopo la chiusura di numerosi strutture e posti letto ospedalieri e di quanto siano intasati i nostri Pronto Soccorso specialmente durante il periodo invernale con il picco influenzale e durante l’estate con le ondate di caldo torrido.

La Regione Toscana, come già il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte, ha deciso di dare maggior supporto proprio questi malati cronici che risiedono nel territorio ed hanno bisogno di un’assistenza infermieristica adeguata che sia in grado di prevenire le ricadute e quini le ri-ospedalizzazioni. Per tale motivo ha adottato, con la delibera 597/2018, la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, un professionista sanitario che assieme agli altri attori della presa in carico risulta essere un supporto auspicato anche dal documento dell’OMS salute21.

Finalmente si decide, seppur in via sperimentale e con una formazione regionale, di implementare le risorse sul territorio in un aspetto tutt’oggi molto carente, quello dell’assistenza infermieristica. Spesso, infatti, l’assistenza agli anziani bisognosi e ai malati cronici è lasciata in mano a figure non professionali (badanti, familiari) che, per le loro capacità, non riescono a realizzare un piano assistenziale adeguato.
 
Assistere un malato in casa logora molto e se si è lasciati soli logora ancor più portando in molti i familiari all’esaurimento delle energie psicofisiche. Un aiuto a queste persone è dovuto e non può essere in capo al medico di medicina generale che di altro si occupa e può ben diventarne partecipe nel momento in cui viene attivato dall’infermiere. Per queste persone, malati e familiari, questa presenza è un toccasana.

Stupisce pertanto la presa di posizione critica dello SMI verso quella che non è da ritenersi un’invasione di campo ma la copertura di una carenza non più rinviabile. Non si tratta di aumentare la confusione di ruoli, si tratta di dare la necessaria assistenza infermieristica da parte di chi infermiere lo è. E nel territorio c’è molto più bisogno di assistenza infermieristica che negli ospedali ma gli infermieri non ci sono o non sono in numero così rilevante ed organizzato.

Pensare di ridurre tutti i bisogni del territorio ad assistenza medica significa non cogliere l’evoluzione del sistema salute e delle sue organizzazioni. Anche i medici del territorio si stanno confrontando con una carenza di risorse umane che è sempre più crescente e a cui non si sa come far fronte. L’infermiere di famiglia può essere una risposta in parte al problema, non perché si sostituiscono medici con infermieri ma perché un’adeguata assistenza infermieristica può ridurre il bisogno di assistenza medica.

Dr. Andrea Bottega
Segretario nazionale Nursind

29 Giugno 2018

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