L’orario di lavoro del medico non si può misurare col bilancino

L’orario di lavoro del medico non si può misurare col bilancino

L’orario di lavoro del medico non si può misurare col bilancino

Gentile direttore,
ho letto a lettera del Dr. Palermo riguardo orari settimanali, giornalieri, libera professione. Sono rimasto allibito di come il paese e la professione medica siano stati rovinati da una legislazione assurda e da sindacalisti attenti all'ultima virgola dell’ultimo comma. Di questo passo la "professione" medica come la intendo io scomparirà per essere sostituita da una massa di burocrati spesso incompetenti e alla fine chi ne risentirà saranno ovviamente i pazienti.

La "professione" del medico non è assimilabile (regole europee o meno) a nessun altro tipo di lavoro. Un malato è tale 168 ore a settimana e 36/38 o 40 non saranno mai abbastanza per cure adeguate. Queste ore possono essere però fin troppe se lavorate e retribuite all'italiana (che spesso vuol dire non retribuite affatto!).


 


La gerarchia medievale, che di fatto esiste ancora (anche se i termini primario, aiuto, assistente non esistono più), genera uno stress enorme a carico dei medici che non sono in posizione apicale. Non sono le ore in più a rendere il turno massacrante, ma la combinazione di scarsa organizzazione, scarsa efficienza, bullismo e retribuzione ridicola o assente. Le ore di straordinario non pagato sono molto più lunghe e faticose della libera professione.

Per essere "professionisti" indipendenti bisogna ricevere un training adeguato e qui non mi ripeterò, ma ad orari sindacali è impossibile diventare competenti soprattutto nelle branche chirurgiche.

Il "professionista" dovrebbe lavorare le 38/40 ore a settimana e non dovrebbe essere costretto a lavorarne di più. Se queste 40 ore sono organizzate in maniera efficiente, il medico può curare con successo molti pazienti in maniera appropriata. Non tutti i medici sono uguali, anche l'età varia parecchio. Se un medico si sente in forma e vuole lavorare di più ciò dovrebbe essere permesso senza tutti i bizantinismi descritti nella lettera del Dr. Palermo. Tutto ciò a patto di poter dimostrare outcome in linea con chi lavora a ritmi normali.
 
Io faccio 10 reperibilità di 24 ore al mese come facevo in Italia (nel mio ospedale siamo in quattro chirurghi, ma uno ha più di 60 anni e non fa le guardie) generalmente non prima di interventi di elezione. Non esiste il primario. Tutti siamo completamente indipendenti professionalmente ed in grado di gestire qualsiasi emergenza con l'aiuto del chief resident.
 
Se una notte è stata particolarmente pesante posso decidere di fare l'ambulatorio ma posso anche andare a dormire e rinviare gli appuntamenti (ma i pazienti non sono troppo contenti a riguardo). È ovvio che spesso si fanno più di 40 ore a settimana, ma questa è una nostra scelta, non ci viene imposta. L'ospedale ci chiede se vogliamo assumere altri chirurghi, ma ciò porterebbe ovviamente ad una significativa riduzione della retribuzione.


 


In sostanza prevale il buon senso. Chi lavora bene e ha buoni risultati viene pagato meglio rispetto a chi fa di meno. Chi ha qualche anno in più non fa notti in piedi, ma accetta di prendere meno. Non contiamo le undici ore e 10 minuti come fa il Dr. Palermo o come impone qualche regolamento assurdo. Non ci sono malati pubblici e malati privati. Tutti aspettano allo stesso modo in base alla gravità della patologia (non dimenticherò mai i malati solventi lombardi affetti da calcoli o da ernie inguinali passare davanti a pazienti oncologici nello stesso reparto).
 
Se i medici non faranno in modo di essere "professionisti" di nuovo i malati saranno i primi a soffrirne. Il conteggio di ore e minuti lasciamolo a qualche altro lavoro burocratizzato.
 
Gregorio Maldini
Medico chirurgo, Honolulu (Usa)

05 Maggio 2016

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