Gentile Direttore,
Un Paese si riconosce anche dalla capacità di prendersi cura delle persone. Su questo terreno l’Italia conserva risultati che meritano attenzione e fiducia. Il «Profilo della sanità 2025», elaborato da OCSE e Osservatorio europeo sui sistemi e le politiche sanitarie in collaborazione con la Commissione europea, offre elementi concreti per riconoscerli.
Le stime per il 2024 riportate nel documento indicano un’aspettativa di vita di 84,1 anni, ai vertici dell’Unione europea e superiore di sei mesi al livello precedente la pandemia. La longevità dipende anche dalle condizioni sociali e dagli stili di vita: sarebbe improprio attribuirla interamente alla sanità. Resta un risultato che dà valore alla prospettiva di vivere più a lungo e richiama la responsabilità di vivere meglio.
Più direttamente legato all’efficacia delle cure è un altro indicatore. Nel 2022 la mortalità per cause trattabili, corretta per età, era circa il 30% inferiore alla media UE. Anche nella mortalità prevenibile l’Italia registrava il secondo tasso più basso dell’Unione. Sono risultati che danno sostanza alla fiducia nelle competenze sanitarie e nella possibilità di intervenire utilmente sulla malattia.
Un riscontro complementare arriva dalla scheda italiana di «Health at a Glance 2025», sempre dell’OCSE: sei dei dieci indicatori selezionati su accesso e qualità delle cure risultano migliori della media dei Paesi dell’organizzazione. I ricoveri evitabili per le condizioni considerate sono 224 ogni centomila abitanti, contro 473 nella media OCSE. È un segnale favorevole, da valutare insieme alla possibilità concreta di ricevere assistenza fuori dall’ospedale. La copertura vaccinale infantile contro difterite, tetano e pertosse raggiunge il 95%. E la popolazione è interamente coperta per un insieme di prestazioni sanitarie fondamentali: un principio di tutela collettiva da rendere effettivo nell’esperienza quotidiana.
Credo che questi risultati debbano trovare spazio nel dibattito pubblico. Meritano un riconoscimento i medici, gli infermieri, i professionisti della riabilitazione e gli operatori sociosanitari. Per un paziente, la qualità prende forma nella competenza di chi lo visita, nella precisione di una terapia, nell’attenzione con cui viene accompagnato a casa. Dare valore a questo lavoro significa creare condizioni perché possa essere svolto bene, con formazione, organizzazione e tempo da dedicare alle persone.
Il rapporto segnala anche attese, disparità territoriali e carenze infermieristiche. Riconoscere i risultati aiuta a individuare ciò che va sostenuto. Una buona media nazionale deve diventare un’esperienza accessibile anche alla persona fragile, a chi vive lontano dai grandi centri e a chi ha bisogno di assistenza continuativa. Il valore di una cura si misura anche nella possibilità di riceverla al momento giusto.
Per chi opera nel sociosanitario, questa è una responsabilità precisa. Dopo una dimissione occorrono riferimenti chiari; quando una malattia limita l’autonomia, serve un progetto assistenziale comprensibile alla famiglia. Assistenza domiciliare, riabilitazione e strutture residenziali devono potersi integrare secondo i bisogni della persona. Il lavoro dei caregiver va sostenuto con servizi affidabili e con un interlocutore capace di accompagnarli nelle scelte.
Anche in Liguria dobbiamo utilizzare questa lettura per rafforzare la collaborazione tra istituzioni, professionisti e imprese della salute. Come Conf Salute Healthcare, ritengo essenziale valorizzare ogni servizio che contribuisce alla qualità dell’assistenza, dentro una programmazione pubblica chiara, con responsabilità definite e risultati verificabili. La continuità delle cure richiede che ciascuno conosca il proprio compito e possa svolgerlo in condizioni sostenibili.
La fiducia cresce quando una persona trova ascolto e riceve una risposta adeguata. I risultati documentati ci incoraggiano a investire nella sanità italiana e nelle persone che la fanno funzionare. Il traguardo al quale lavorare è che ogni anno di vita guadagnato possa essere vissuto con la maggiore autonomia possibile, con dignità e con la sicurezza di essere accompagnati quando se ne ha bisogno.
Luca Pallavicini
Presidente Nazionale Conf Salute Healthcare