La Libera Professione ed il mondo dei paradossi

La Libera Professione ed il mondo dei paradossi

La Libera Professione ed il mondo dei paradossi

Gentile Direttore,
con periodicità viene accoppiata la libera professione alle liste di attesa istituzionali, come da articolo  del DG AULSS 2 Francesco Benazzi.Appare necessario  ricordare per l’ennesima volta, ma noi non ci stanchiamo, che la libera professione viene esercitata dai medici   extra orario di servizio istituzionale ed è un lavoro intellettuale volontario  per rispondere ad un desiderio del paziente di essere curato da uno specifico medico a cui corrisponde un relativo compenso,  e rientra anche nei diritti contrattuali del lavoratore , visto che viviamo ancora in un paese libero.
 
Le liste di attesa si relazionano al contrario con l’attività  istituzionale aziendale e dipendono dal numero di medici in servizio e della percentuale di orario che il Direttore/Primario di struttura dedica all’attività per esterni nell’ambito della organizzazione del reparto che gli è stato affidato.
 
Dalla relazione al Parlamento sulla libera professione del Ministero della Salute, si evince chiaramente che negli ultimi 5 anni il numero di medici che esercitano la libera professione si è ridotto del 12,8%, e non solo a causa della diminuzione del personale di servizio;  che i guadagni per il professionista nelle attività di libera professione sono diminuiti del 18,4% e che, al netto di tasse e balzelli alle strutture ospedaliere, un medico riceve il 30% di quanto paga il paziente; che nello stesso periodo sono aumentati del 35% i ricavi da libera professione a favore delle aziende sanitarie, maggiori ricavi che avrebbero dovuto essere destinati alla riduzione delle liste di attesa e di cui invece non si conosce la destinazione.
 
Se a questo si aggiunge quanto anticipato sulle segnalazioni al numero verde del Ministero stesso sulle liste di attesa, che dimostrano fattivamente i gravi ritardi nelle prestazioni causati dall’organizzazione delle aziende sanitarie, il combinato disposto dei dati evidenzia uno scenario ben diverso da quello prefigurato da chi vuole abolire del tutto l’istituto della libera professione per dare un ulteriore spinta alla sanità privata”, come da articolo del Presidente Nazionale CIMO Guido Quici.
 
Appare evidente che mescolare attività istituzionale e tempo libero del medico dipendente è una attività destituita di fondamento logico e normativo, utile solo a confondere le idee ai non addetti ai lavori ed ad acuire il conflitto sociale tra persone bisognose di cure che si affidano ad al SSN ed ai suoi professionisti.
 
Anche  i medici  hanno il diritto come  ogni altro cittadino di gestire la propria vita privata, e non è colpa loro se hanno sempre meno ore da dedicare alla visite per esterni, al netto dei relativi  pensionamenti e deficit  di assunzioni come articolo recente  del sottoscritto sull’argomento, La libera professione e le liste di attesa istituzionali.
In particolare nella AULSS  2 del Veneto mancherebbero secondo datirecenti 140 medici e sono stati messi a bando dall’Azienda Zero 140 posti di Operatore Socio Sanitario, quasi la metà di tutti posti  vacanti nell’intero Veneto.  Non ho idea di come si siano svolti i fatti per arrivare a carenze  di questo livello ma mi domando  quale siano le  condizioni di lavoro in questo periodo in questa Azienda  per chi comunque risponde ogni giorno ai bisogni dei cittadini : tutta la mia solidarietà siete bravissimi .
 
Inoltre, “anche se la libera professione venisse sospesa – spiega ancora Quici – le liste d’attesa non ne beneficerebbero in alcun modo, anzi l’attività intramoeniacontribuisce anche alla riduzione delle liste d’attesa e all’ammodernamento delle strutture.Tra il 2010 ed il 2016 – spiega – in media le aziende sanitarie hanno ricavato dalla libera professione tra i 164 ed i 228 milioni di euro l’anno; in totale, secondo i nostri calcoli, hanno accumulato un tesoretto pari a 1 miliardo 225 milioni che dovevano essere destinati a ridurre le liste d’attesa o ad adeguare il parco tecnologico. Lo hanno fatto? Sono stati stanziati 350 milioni per la riduzione delle liste d’attesa, ma oltre ai nuovi finanziamenti bisognerebbe vedere per cosa le aziende hanno utilizzato questi soldi”.
 
Infatti il 5% della tariffa va a finire nel fondo per ridurre le liste d’attesa, che quindi, in caso di eliminazione dell’intramoenia, sarebbe definanziato.
I cittadini comunque stiano tranquilli,  è tutto regolare, siamo nel mondo dei paradossi .
 
Dott. Giovanni Leoni
Segretario CIMO  Regione Veneto

01 Marzo 2019

© Riproduzione riservata

In Calabria lo psicologo entra nella Casa della Comunità e risponde anche di notte
In Calabria lo psicologo entra nella Casa della Comunità e risponde anche di notte

Gentile Direttore,dal 1° ottobre parte «Parliamone insieme», intervento sperimentale di psicologia sociosanitaria territoriale finanziato dal PR Calabria FESR FSE+ 2021-2027. Psicologi nelle Case della Comunità, accesso diretto senza impegnativa. E,...

Il Sistema Salute Nazionale non ha bisogno di “pagelle”
Il Sistema Salute Nazionale non ha bisogno di “pagelle”

Gentile Direttore,nel nostro Paese si da tutto per scontato! Ci siamo abituati al fatto che il Servizio sanitario italiano sia gratuito e accessibile a tutti, ignorando così il suo reale...

Veneto. Giunta approva Variazione di Bilancio: oltre 11 milioni per sanità
Veneto. Giunta approva Variazione di Bilancio: oltre 11 milioni per sanità

Oltre 11 milioni di euro per la sanità nell'ambito del Pnrr, in totale oltre 60 milioni di euro per sanità, sociale, casa, trasporto pubblico e sviluppo del sistema produttivo veneto....

Salute mentale, un diritto a geografia variabile. Servono risorse, dati e una regia nazionale
Salute mentale, un diritto a geografia variabile. Servono risorse, dati e una regia nazionale

Gentile Direttore,il Rapporto 2026 della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica sulla qualità dell'assistenza per la salute mentale in Italia conferma quello che operatori, pazienti e familiari sperimentano ogni giorno: nel...