La proliferazione dei corsi di laurea privati in sanità: saranno gli studenti a salvarci?

La proliferazione dei corsi di laurea privati in sanità: saranno gli studenti a salvarci?

La proliferazione dei corsi di laurea privati in sanità: saranno gli studenti a salvarci?

Gentile direttore,
le Marche sono sempre più terreno di conquista, almeno nelle intenzioni, delle Università private che cercano spazio in sanità. La Università degli Studi Link di Roma, dopo avere ottenuto senza sforzo e senza motivazioni un parere favorevole alla Regione Marche per la istituzione di due Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e uno di Odontostomatologia e Protesi Dentaria contro il parere favorevole dei Rettori e le dimostrazioni di studenti e Sindacati (CGIL), ha avviato lo scorso venerdì un analogo percorso per altri sei corsi di laurea, tre in fisioterapia e tre in osteopatia. Almeno così scrivevano e documentavano in un primo tempo i giornali locali. A distanza di poche ore gli stessi giornali hanno informato della sospensione temporanea della procedura da parte della stessa Università , procedura che verrebbe rimandata all’Anno Accademico 2026/2027.

Questa improvvisa battuta d’arresto viene attribuita dai media locali al segnale che la Giunta delle Marche, subissata di critiche, avrebbe mandato alla Università degli Studi Link che con questa sua ulteriore richiesta di espansione rischia di far ancor più esplodere le polemiche. La manifestazione delle Associazioni rappresentative degli studenti (e non solo) che si è tenuta ad Ancona martedì 11 febbraio sotto la Regione ha dimostrato la vivacità e maturità del locale movimento studentesco in una coincidenza temporale significativa con l’ormai celebre discorso tenuto due giorni dopo da Emma Ruzzon, rappresentante degli studenti, all’inaugurazione dell’Anno Accademico all’Università di Padova. Le Associazioni che hanno organizzato la manifestazione di Ancona sono: l’Udu (Unione degli Universitari), l’Adi (Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca in Italia), Gulliver Udu Ancona, Udu Urbino, l’Officina Universitaria, Adi Macerata e Rete degli Studenti Medi. La manifestazione di Ancona è stata promossa anche dalla CGIL, che meritoriamente si è subito schierata contro la proposta della Università degli Studi Link.

La vicenda marchigiana (che ho già commentato a più riprese qui su Qs, l’ultima volta lo scorso 10 febbraio) ha evidenziato quanto siano larghe le maglie che dovrebbero fare da filtro alla privatizzazione della formazione universitaria dei professionisti della sanità:

  • di fatto mancano parametri per la determinazione del fabbisogno di personale sanitario in Italia, la cui determinazione nel caso delle Marche si è basata sulla constatazione da parte della Regione che “alle Aziende manca il personale medico” senza alcuna analisi dignitosa sugli effetti che su quella mancanza potrebbero avere i processi di razionalizzazione programmatoria e organizzativa (che la Giunta rifugge da sempre, figuriamoci nell’anno delle nuove elezioni regionali) e l’aumentata disponibilità di nuovi professionisti laureati prevista nei prossimi anni.
  • le nuove regole prevedono che il parere definitivo sulla istituzione di nuovi corsi di laurea di area sanitaria vengano dati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), che è un ente pubblico vigilato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), con il parere vincolante della Regione e con il parere non vincolante del Comitato Regionale di Coordinamento delle Università che nel caso delle Marche include oltre ai quattro Rettori delle Università Pubbliche delle Marche (Politecnica delle Marche, già Università degli Studi di Ancona, Urbino, Macerata e Camerino) anche un rappresentante della Regione e tre rappresentanti degli studenti;
  • la scarsità dei fondi alle Università e alla Ricerca coi relativi tagli governativi (non entro nel merito per mia incompetenza sulle cifre) fa da terzo appoggio alla pressione imprenditoriale che sostiene la proliferazione delle Università private.

In una situazione come questa basta una alleanza tra Università Private e Regione con la complicità dei Ministeri (sia quello dell’Università e della Ricerca che quello della Salute) per rendere facile e immediata la nascita di un nuovo polo universitario, quando una volta servivano decenni se non addirittura secoli (vedi la interessante storia della Università di Ancona). Qualche giornale ha fatto sua la logica del “follow the money” evidenziando come una galassia di società che riporta sempre al gruppo proprietario della Università degli Studi Link abbia finanziato a partire dal 2022 (in modo trasparente e legittimo, è bene ricordarlo) la Lega, che esprime nella attuale Giunta delle Marche l’Assessore alla Sanità. In realtà le cifre in gioco da sole non giustificano una operazione così spericolata come l’apertura improvvisata di Corsi di Laurea privati in area sanitaria a partire da quelli in Medicina e Chirurgia.

In realtà, molto più pericolosamente, l’alleanza tra l’imprenditorialità privata e “certa” politica nella formazione universitaria di area sanitaria poggia su una comune visione della sanità e della istruzione: l’apertura al mercato a dispetto della qualità dell’offerta. Per i privati questo vuol dire guadagni economici e per i politici questo vuol dire guadagni elettorali. In questi tempi di crisi offrire a una città nuovi corsi universitari trova localmente facili consensi, come testimoniato dal fatto che diverse città delle Marche hanno dimostrato interesse per l’arrivo delle Università private. Gli stessi consensi che raccoglie la frammentazione degli ospedali a dispetto del DM 70 e del buon senso, che non a caso la Giunta delle Marche persegue approfittando della “distrazione “ del Ministero.

La componente universitaria, che comunque dovrebbe dare un parere, resta un possibile argine alla aggressività della imprenditoria privata nel settore della formazione universitaria di area sanitaria. Ma alcuni Rettori nelle Marche hanno inizialmente tentato una partnership con la Università degli Studi Link dando, a mio parere, un segnale preoccupante. A questo punto la voce degli studenti diventa ancora più importante e per questo la loro manifestazione di Ancona è stata decisiva anche per richiamare le loro Università a una diversa compattezza verso il nemico comune: la irruzione di una logica di mercato al ribasso come qualità e al rialzo come costi delle famiglie nella formazione e nella assistenza. Per fortuna anche la società civile nella vicenda si è fatta sentire contro la Regione dai sindacati (la CGIL, in particolare) agli Ordini dei Medici.

Adesso la palla passa al livello centrale, di fatto il Ministero della Università e della Ricerca (anche se secondo me anche il Ministero della Salute dovrebbe schierarsi), che dovrà decidere da che parte stare in una vicenda in cui la distinzione tra i “buoni” e i “cattivi” sembra chiarissima.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

17 Febbraio 2025

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