Le Ostetriche devono occuparsi dell’assistenza alle donne abusate

Le Ostetriche devono occuparsi dell’assistenza alle donne abusate

Le Ostetriche devono occuparsi dell’assistenza alle donne abusate

Gentile direttore,
ho avuto modo nei giorni scorsi di leggere su Quotidiano Sanità, che si è tenuta una audizione della Federazione Nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) alla Commissione d’inchiesta al Senato su Femminicidio e abusi; ho apprezzato alcuni aspetti del documento ma ritengo che debbano essere chiarite delle questioni a mio avviso determinanti per il rispetto di entrambe le professioni, di Infermiere e di Ostetrica.

Il Profilo Professionale dell’Ostetrica/o è molto chiaro in tema di competenza poiché definisce l’Ostetrica la professionista che si occupa dell’intera vita della donna e ritengo sia dovuto, venga assistita soprattutto in un momento tanto disagiato, da un’ostetrica che si è specializzata nell’accoglienza della vittima femminile di stupro e nella raccolta rigorosa delle fonti di prova poiché è sempre  più incisivo e determinante il ruolo della prova scientifica.

Non basta essere “professionisti formati e preparati” occorre aver chiaro il tipo di intervento da svolgere ed essere rigorosi, è il “rigore” che in questi casi fa la differenza tra la possibilità di risalire a chi ha commesso il reato oppure no.

L’approccio alla scena del crimine è spesso frammentario nella violenza sessuale, in cui talvolta vengono commessi errori nella raccolta delle fonti di prova perché limitatamente preparati o perché mancano gli strumenti necessari per un’assistenza di qualità. 

Noi diamo giustizia alle vittime solo se crediamo in ciò che stiamo facendo e lo facciamo in totale rigore poiché ci occupiamo di tragedie che devastano le persone e pertanto dobbiamo avere la responsabilità di lavorare bene.

Locard ha avuto un’intuizione incredibile circa l’interazione tra le persone e gli ambienti: tutte le tracce fisiche sono prove che non dimenticano e che se studiate attentamente, fanno emergere chi ha commesso il delitto. 

In Italia abbiamo già, all’interno della nostra Società Scientifica -l’Associazione Italiana di Ostetricia-, un gruppo di studio “abusi e violenze” in cui partecipano ostetriche specializzate in tale ambito ed intervengono sulla scena del crimine sessuale, sia esso in ospedale, a domicilio o altrove e sanno come muoversi correttamente sulla scena e sulla persona abusata. 

Dunque non sono d’accordo rispetto a quanto indicato nell’articolo che ho letto, ovvero che sono gli infermieri che agiscono con percentuali elevate di attività in questo ambito rispetto alle altre professioni: se ciò corrisponde al vero, è necessario ri-organizzare diversamente l’assistenza, assicurando alla vittima femminile l’assistenza di una professionista ostetrica competente e disciplinata con quella di uno specialista Ginecologo.

Le Ostetriche devono occuparsi dell’assistenza alle donne abusate e supportare i neonatologi/pediatri circa i bambini abusati, così come delle violenze domestiche e di tutto quanto ruota intorno al mondo femminile, richiamato in modo inequivocabile dal Profilo Professionale che, necessariamente, deve essere aggiornato poiché il mondo professionale si è trasformato.

Gli infermieri possono studiare ed occuparsi degli uomini abusati, di cui esiste un mondo sommerso e degli anziani maltrattati come richiamato nel documento pubblicato.

Colgo l’occasione per informare che a breve usciranno le Raccomandazioni Nazionali dell’Associazione Italiana di Ostetricia, “Raccomandazioni per l’assistenza alla vittima di violenza sessuale e raccolta delle fonti di prova”.

Antonella Marchi
Presidente e Consiglio Direttivo Associazione Italiana di Ostetricia (A.I.O.)

Antonella Marchi

05 Luglio 2022

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