Gentile Direttore,
si cominciano a leggere anticipazioni delle richieste delle Regioni, ovviamente tutte d’accordo se si tratta di battere cassa dicendo che il SSN va salvato, ed altrettanto d’accordo nel non avere a quanto pare alcuna proposta di organizzazione, riorganizzazione delle attività da offrire ai Cittadini a fronte del fallimento crescente e vistoso della attuale situazione!
La Cifra che circola è di 18 miliardi per personale, etc., ma potrebbe esser anche 28 o 38 come se fosse una Tombola natalizia.
Forse che le stesse Regioni non si rendono conto di quanti servizi in Ospedale e nel territorio non rispondano più ai bisogni reali dei Cittadini ed ai loro Diritti, e non rispondano quindi ai criteri di appropriatezza ed efficacia a cui dovrebbero corrspondere le Regioni ed Aziende stesse?
E’ chiarissimo a tutti che è necessario ulteriore personale, sono necessari ulteriori servizi per fronteggiare questi bisogni ma non può esser che solo aumentando le risorse immesse nelle solite attività questo sia la soluzione.
Le Regioni hanno costruito tanti edifici con i fondi molto “facili” (ma che dovremo rendere all’Europa) del PNR per Ospedali e Case di Comunità, per nuove attrezzature e sistemazioni di vecchi stabili. La principale questione per il futuro, e per difendere la Sanità Pubblica , è costruire e far funzionare servizi territoriali che siano capaci di intercettare nel territorio tempestivamente i molteplici e diversi bisogni emergenti e prenderli in cura per tutto il tempo necessario con competenza ed efficienza.
Pare che le Regioni non si rendano conto che per far funzionare specialmente queste nuove strutture nel territorio (per alleggerire gli Ospedali ed i PS e prima di tutto per risponder ai diritti di Salute dei cittadini nella loro vita, a domicilio e nella comunità) non basterebbe certo solo amplificare gli organici di specialisti e infermieri mantenendo l’organizzazione dei “vecchi” poliambulatori nati con le Mutue ? Ne tanto meno basta parlare di nuove tecnologie, o di farmacie che fanno telecardiologia, o di AI come supporto della sanità. E’ indispensabile modificare profondamente la struttura della Medicina diffusa nei territori basandola sui Medici di Medicina Generale e fornendo a loro i supporti di professionisti e specialistici per fronteggiare specialmente le problematiche della Cronicità, della Fragilità e delle Disabilità che sono i “detonatori” della crisi organizzativa e finanziari che stiamo vedendo.
Sono urgenti servizi che raggiungano i cittadini anche al loro domicilio, con tempestività e competenza per evitare che si duplichino gli interventi e si continui a ricorrere ai PS. Si colleghi le Case di Comunità e gli ospedali di Comunità da un alto con il Volontariato ed il Terzo Settore e dall’altro con le RSA per le disabilità e per i problemi sociali più importanti in una Rete unitaria.
La superficialità con cui la Regioni stanno invece sembrano affrontare la questione traspare dal fatto che si parla di cifre senza alcuna idea di riorganizzazione per efficentare l’esistente e giustificare i nuovi investimenti. Sarebbe ovvio che si dessero contenuti scientifici ed organizzativi innovativi alle cifre richieste.
Certo che anche Agenas non aiuta a pensare qualcosa di valido per questa urgenza: basta vedere cosa è stato scritto nelle indicazioni per il lavoro di Team nelle Case di Comunità . Probabilmente non uno degli autori ha mai avuto alcuna esperienza di cosa sia un Team multiprofessionale che debba fronteggiare problematiche complesse, durature e variabili nel tempo come sono quelle delle persone in condizione di Fragilità, Cronicità e Disabilità e delle loro Famiglie (quando esistono ). Peraltro OMS ed altri Organismi internazionali da anni indicano cosa sia il lavoro in Team idoneo a questi problemi e basterebbe documentarsi un minimo per evitare queste cose ridicole scritte in decine e decine di pagine solo per apparire superficialmente “innovatori”.
In questo Giornale da alcuni anni tutte queste problematiche sono state sviscerate mostrando, da tutte le parti culturali e scientifiche , che le soluzioni esistono solo se si affronta una riorganizzazione profonda in particolare dei servizi e delle cure da garantire nei territori.
Le Regioni pare che debbano far lavorare il Coordinamento Tecnico della Commissione Salute per argomentare la richiesta di finanziamenti: temo che sia l’ultima possibilità seria per evitare che si parli solo di tanti soldi da mettere nel secchio oramai sfondo dell’attuale Servizio Sanitario Nazionale.
Alessandro Giustini