Le soluzioni ‘vintage’ non fermeranno la fuga dei medici

Le soluzioni ‘vintage’ non fermeranno la fuga dei medici

Le soluzioni ‘vintage’ non fermeranno la fuga dei medici

Gentile direttore,
nella interessante intervista pubblicata ieri su Qs il Professor Rocco Bellantone, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha fatto alcune dichiarazioni sul tema della “fuga dei medici” meritevoli di un commento. Commento che mi permetto di fare anche alla luce della comune esperienza di studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università Cattolica di Roma, anno di iscrizione 1971/1972. In generale le dichiarazioni del mio illustre (nel significato più positivo del termine) compagno di corso fanno pensare che la sua esperienza accademica non gli abbia lasciato il tempo di mettere il naso fuori da Largo Agostino Gemelli, sede della Facoltà e del Policlinico.

Vorrei quindi aggiornarlo su quello che è successo negli ultimi decenni nella sanità pubblica italiana partendo da alcune sue affermazioni sulla malaugurata scomparsa della triade primario-aiuto-assistente, sulla sciagurata riduzione nel numero dei primariati e sulla totale assenza di forme di valutazione dei professionisti.

La scomparsa della triade verticale gerarchica primario-aiuto-assistente è stata introdotta con la intenzione di prevedere una organizzazione capace di valorizzare i percorsi professionali di ciascun dirigente medico caratterizzandoli in senso organizzativo e/o professionale lasciando comunque la figura del “primario” cui si è dato solo un nome diverso: Direttore di Struttura Complessa. Poi si può discutere della buona applicazione di questa scelta, ma non si può certo discutere la sua validità in termini di spinta a modelli organizzativi innovativi rispetto a quelli gerarchici che giustificavano la piramide della triade. Per fortuna il Professore non ha dichiarato il suo sconforto per la perdita della Caposala, sennò l’effetto nostalgia sarebbe stato ancora più completo.

La riduzione nel numero dei primariati è stata a sua volta legata alle profonde modifiche nella struttura della offerta ospedaliera con la riduzione conseguente del numero di unità operative ospedaliere. Operazione spesso fatta male (quella della riduzione delle unità operative semplici è stata fatta anche molto peggio), ma anch’essa logica in termini di impostazione.

Quanto alla assenza di momenti di valutazione, qui siamo proprio fuori da ogni minima consapevolezza sui meccanismi di funzionamento reali del Ssn: di valutazione se ne fa persino troppa in applicazione della cosiddetta Riforma Brunetta, ma si fa male. Quel mondo fatto di schede di budget, di obiettivi di equipe e individuali, di monitoraggi trimestrali, di indicatori di verifica e così via. Altro che mancanza di meccanismi di valutazione.

Su altri punti si può invece concordare come la necessità di adeguare e differenziare il trattamento economico (facile a dirsi, ma difficile a farsi) e la necessità di aumentare la formazione degli specialisti (anche qui più facile a dichiararsi che a riuscirci).

In generale dalla intervista del Professor Bellantone emerge una voglia, molto positiva in una carica istituzionale così importante, di partecipare al dibattito sulla crisi del Ssn e in particolare sul tema cruciale della fuga dei professionisti in tutte le direzioni, tranne quella del sistema pubblico. Contemporaneamente emerge una visione per così dire vintage della sanità pubblica, che è tipica dell’Università che con questo mondo ha difficoltà a integrarsi “veramente”. Non si ricava dalla intervista alcun riferimento al lavoro medico nelle strutture e nei servizi territoriali, come non c’è alcun riferimento a fattori decisivi nelle scelte professionali come la possibilità di lavorare in strutture ospedaliere con standard organizzativi migliori perché inserite in reti ospedaliere meno disperse e con volumi di attività più adatti a far crescere le competenze. Così come manca qualunque riferimento al peso crescente di “nuovi” professionisti con cui il medico deve imparare a lavorare secondo un modello interprofessionale.

Dal Presidente dell’Istituto di Sanità è legittimo aspettarsi uno sguardo innovativo in avanti e non uno sguardo nostalgico all’indietro. Detto tra noi vecchi compagni di corso.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

Claudio Maria Maffei

09 Maggio 2024

© Riproduzione riservata

Asl Rieti, una “clinicizzazione” oltre gli obiettivi regionali
Asl Rieti, una “clinicizzazione” oltre gli obiettivi regionali

Gentile Direttore,la riorganizzazione della ASL di Rieti sta assumendo i contorni di un paradosso organizzativo che nulla ha a che fare con il miglioramento delle cure per i cittadini. Mentre...

Direttori di UOC, se si smonta, pezzo per pezzo, il governo aziendale del Ssn
Direttori di UOC, se si smonta, pezzo per pezzo, il governo aziendale del Ssn

Gentile Direttore,con l’articolo 20 della legge 5 agosto 2022, n. 118, il legislatore ha compiuto una scelta molto netta: sottrarre al Direttore Generale la possibilità di decidere davvero chi deve...

Sanità ad una svolta, o si interviene o bisogna affidarsi alla sorte
Sanità ad una svolta, o si interviene o bisogna affidarsi alla sorte

Gentile Direttore,sebbene il Governo eserciti le proprie funzioni attraverso l’emanazione di leggi, decreti e direttive finalizzate a orientare le politiche per migliorare l’erogazione dell’assistenza sanitaria, è indiscutibile che la gestione...

La responsabilità professionale del medico imprigionata nel sistema della colpa
La responsabilità professionale del medico imprigionata nel sistema della colpa

Gentile Direttore, la responsabilità professionale del medico rappresenta uno dei temi più delicati del diritto sanitario. Nasce dall’incontro tra due dimensioni che dovrebbero dialogare armoniosamente: da un lato il principio...