Legge Calabria e Psicologi. Ecco cosa accade quando non si discute del merito delle questioni

Legge Calabria e Psicologi. Ecco cosa accade quando non si discute del merito delle questioni

Legge Calabria e Psicologi. Ecco cosa accade quando non si discute del merito delle questioni

Gentile Direttore,


mai avrei immaginato che l’approvazione di un emendamento alla legge Calabria potesse suscitare tante e tali reazioni da far apparire quella che dovrebbe essere una cosa scontata al pari di una “rivoluzione” nel campo della Sanità/Salute dei cittadini. A me piacerebbe discutere del merito delle questioni. Ed il merito è per chi conosce le questioni, alquanto scontato.
 
In merito alla possibilità, come risulta chiaramente dal dibattito parlamentare, di creare una equipe che coinvolga anche la figura professionale dello Psicologo, c’è un corpus di norme, nazionali ed internazionali, di ricerche e dichiarazioni che forse è bene ripercorrere, anche se sommariamente.

In premessa dispiace che una decisione del Parlamento, con una maggioranza amplissima, venga presentata, come se fosse un colpo di mano perpetrato ai danni di qualcuno. E’ vero che della Politica siamo abituati a parlarne male. Ma considerare la podestà legislativa del Parlamento alla stregua di un “contratto” è francamente inaccettabile. E se qualcuno vuol fare intendere che il Parlamento ha legiferato sulla base di interessi di parte, noi rispondiamo che chi avanza queste ipotesi, semplicemente non conosce, ignora la realtà.

La realtà è fatta di decine, centinaia di esperienze assolutamente positive. Esperienze attivate sperimentalmente senza alcun obbligo di legge.
La realtà è fatta di indicazioni contenute nel “Patto per la Salute” che fornisce indicazioni cogenti finalizzate all’implementazione di un sistema che garantisca l’accessibilità, ma che sia incentrato sulla persona; che integri i servizi sanitari e sociali, servizi che devono essere assicurati da team multiprofessionali e multidisciplinari, capaci di garantire il necessario coordinamento e la continuità con gli altri setting assistenziali.

Affermare, come fa la legge, che nel team ci sia anche lo Psicologo, non è la risposta ad una pretesa corporativa. Tutt’altro. Sarebbe sufficiente dare una lettura all’ICF (OMS) “Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, soffermarsi sulle “Definizioni” e si scoprirebbe un mondo ed un modo di definire i concetti di Salute, Sanità, Disabilità, completamente nuovo e diverso. Restando solo nell’ambito della classificazione di “Salute” l’ICF ci dice che: “Le funzioni corporee sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, incluse le funzioni psicologiche”.

Tradotto significa che l’unitarietà dell’individuo e le sue funzioni corporee sono l’insieme delle funzioni fisiologiche, che includono e ricomprendono le funzioni psicologiche. Ciò significa che le funzioni psicologiche sono una componente essenziale e paritaria delle funzioni corporee.

Questo non vuole assolutamente ed in nessun caso significare che la cura delle funzioni fisiologiche/organiche possa essere competenza di professionisti non laureati in medicina. Ma sta a significare che fare Salute deve voler dire rispristinare le “funzioni corporee” nelle loro due componenti: “funzioni fisiologiche” e “funzioni psicologiche”. Non tener conto di queste due componenti significa intervenire solo sull’emergenza senza ricostruire, adattare, le funzioni corporee. In poche parole non si crea Salute.

Ed è su questi fondamenti epistemologici che il Parlamento ha fondato la propria decisione. L’Italia non è neppure la prima ad assumere queste posizioni.

Il Governo inglese ed il Servizio Sanitario Inglese, l’NHS, agli inizi di questo decennio, quando la crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti prima e l’Europa poi, stava mettendo in crisi il Servizio Sanitario Nazionale, partendo dai dati epistemologici presenti nell’ambito della ricerca, ha investito in Salute implementando l’”Improving Access to Psychological Therapies (IAPT)”. Risultati sono stati importanti anche dal punto di vista economico finanziario. I risultati hanno dimostrato che intervenire esclusivamente sulle “funzioni fisiologiche” senza fornire le necessarie risposte a problemi di carattere organico che presentino una forte componente psicologica produce un incremento dei costi sanitari e sociali.

Identici risultati sono attualmente riscontrabili in diverse esperienze italiane. Questo è discutere del merito delle questioni.

Del metodo per realizzare tutto ciò ne può e se ne deve parlare. Laicamente. Senza che nessuno pensi o agisca solo ed esclusivamente secondo logiche corporative. Senza immaginare che ci sia la volontà di “prendere” quando il concetto deve essere quello di “dare”. Fornire più servizi, più assistenza e più Salute, nell’interesse dei cittadini.

Chi fa sindacato sa bene che le risorse economiche costituiscono, da sempre, un punto dolente. Consapevoli di ciò credo di poter affermare che nessuno vuole togliere risorse economiche ad alcuno.
 
Mario Sellini
Segretario Nazionale Associazione unitaria psicologi italiani (AUPI)

28 Giugno 2019

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