Liste d’attesa, un’assoluta mancanza qualche pensiero nei confronti della salute mentale

Liste d’attesa, un’assoluta mancanza qualche pensiero nei confronti della salute mentale

Liste d’attesa, un’assoluta mancanza qualche pensiero nei confronti della salute mentale

Gentile Direttore,
confesso che a volte mi perdo non solo nella esegesi dei testi dei decreti legge e del disegni di legge, ma proprio nella loro comprensione letterale. Dalla lettura dei testi che ci riporta Quotidiano Sanità, due cose tuttavia direi che mi sono chiare: che, per quanto riguarda la salute mentale, la versione definitiva del Decreto Legge per le liste di attesa riesce ad essere ancora peggiore della bozza che circolava in precedenza; e quanto al Disegno di Legge, passato in CdM, si tratta della pura ripetizione del decreto con modeste sfumature diverse, segnalando che in questa materia non ci sia differenza fra provvedimenti urgenti e programmazione a più lungo termine, e comunque entrambi sono altisonanti giri di parole per affermare la inconsistente proposta di mettere l’etere cosmico in lattina.

Ma andiamo con ordine. Nel Decreto Legge gli 80 milioni annui della bozza precedente scompaiono per lasciare il posto a ciò che già c’è ma che viene descritto come una importante novità. Ci dice infatti che bisogna attuare Il Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2017, approvato con Decisione di esecuzione della Commissione Europea nel novembre 2022. E queste date dicono già tutto… nel 2024 viene ribadita come intervento urgente la programmazione di un piano del 2021.

E’ un programma che interviene su sette regioni che, per quanto riguarda la salute mentale, hanno peraltro risorse molto diversificate, al punto che tre di esse (Puglia, Sardegna e Sicilia) sono decisamente al di sopra della media nazionale nella spesa pro-capite, rendendo di difficile comprensione il perché di ulteriori fondi. Si tratta di finanziamenti peraltro destinati a investimenti strutturali ed informatici ed a tanta, tanta formazione, che è importantissima, ma solo nel caso che si abbiano operatori a cui farla.

Alle altre regioni invece nemmeno un soldo, ma ovviamente la possibilità di accedere al progressivo superamento del tetto della spesa per il personale. L’ipotesi è allettante, ma purtroppo tutta la storia psichiatrica degli ultimi decenni ci ha mostrato che, senza regole generali chiare e vincolanti, l’autonomia decisionale delle Regioni e delle singole ASL ha sempre considerato la salute mentale un inutile hobby a cui non dedicare risorse, dimenticando l’entità e la gravità del problema solo perché apparentemente meno tangibile di neoplasie ed infarti.

La Legge 180/78 è molto avanti rispetto alla Legge Mariotti del 1968, ma quella almeno definiva degli standard di base a cui tutti dovevano attenersi e che invece poi si sono persi nella diversificazione della fantasia gestionale. Non si illudano i colleghi psichiatri: come sempre alla psichiatria arriveranno le briciole di questa già misera fetta di torta.

Quanto al Disegno di Legge, di cui ovviamente non si sanno di tempi di approvazione, né le modifiche in corso d’opera che interverranno, questo ribadisce esattamente lo stesso schema: protegge le Regioni del Piano Nazionale di Equità stanziando ben 60 milioni annui dal 2026 e, previo vari controlli ed autorizzazioni di Ministero della salute, di concerto con il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e con il Ministero dell’economia e delle finanze (lunga premessa che significa probabilmente: “se troviamo soldi”) afferma che potranno essere presi operatori per le varie Regioni in deroga rispetto alla situazione attuale. Sempre che ASL e Regioni ritengano di proporre psichiatri al posto di chirurghi, internisti ed urgentisti.

Alla fine, di tutte le varie e molteplici questioni: la organizzazione dei DSM e la sua adeguatezza ai cambiamenti nella utenza, servizi ridotti al minimo o sotto il minimo, il problema di una revisione della Legge 81/2014 come peraltro richiesto dalla Corte Costituzionale, la questione della posizione di garanzia ed il suo effetto iniquo e paralizzante, una salute mentale sempre più ridotta a psichiatria, anzi spinta ad essere una mediocre psichiatria, la questione della sicurezza degli operatori…; di tutte questi problemi cosa rimane? Qualche manciata di milioni per qualche regione e qualche operatore che forse verrà assunto.

Dire che è un quadro desolante, di assoluta mancanza non dico di un progetto, ma di un qualche pensiero nei confronti della salute mentale, è dire poco.
Questa non è nemmeno una psichiatria bonsai. Questa è una psichiatria che per assenza esiste, come il vuoto.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

06 Giugno 2024

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