Medici di famiglia, da FI un proposta di legge irricevibile

Medici di famiglia, da FI un proposta di legge irricevibile

Medici di famiglia, da FI un proposta di legge irricevibile

Gentile direttore,
ho cercato di leggere con attenzione il disegno di legge presentato da alcuni deputati di Forza Italia in merito al riordino della medicina generale ma fatico a capire l’entusiasmo mostrato dal presidente della Fnomceo Anelli e dal segretario nazionale della Fimmg Scotti.

Ogni medico di famiglia continuerà ad essere “convenzionato“ con il SSN e quindi libero professionista ma avrà un impegno orario strutturato di 38 ore indipendentemente dal numero di assisiti. Il monte ore sarà ripartito in maniera diversa a seconda del numero di assistiti: un massimalista dovrà fare un massimo di 20 ore nel proprio ambulatorio e 18 ore in Casa di Comunità o nei distretti agli “ordini“ immagino di qualche dirigente ASL. Le ore da fare fuori dal proprio studio aumenteranno a scapito delle ore da dedicare ai propri pazienti al diminuire degli assisiti. Si prevede inoltre la possibilità di fare ulteriori 6 ore su base volontaria in presenza di “esigenze delle case di comunità o del distretto”. Tutti i mmg dovranno corrispondere la quota oraria prevista.

Per chi questo lavoro lo fa, appaiono ben evidenti le criticità.

In questa proposta di legge dove rimane l’autonomia, la libera organizzazione del lavoro e l’assenza di un capo? Continueremo a lavorare per metà del tempo nei nostri studi e quindi continueremo ad avere sulle nostre spalle tutte le spese annesse ( affitti, utenze, rifiuti speciali ecc..) ma saremo obbligati anche a lavorare per un numero di ore stabilite in una struttura altra che potrà decidere tempi e modi del nostro lavoro . Il rapporto convenzionale perde completamente la sua essenza diventando una dipendenza mascherata senza i vantaggi di quest’ultima. Infatti continueremo ad essere privi di tutele: niente ferie, malattia, infortunio.

Non vi è inoltre alcun cenno ad eventuali risorse per personale amministrativo e infermieristico nei propri studi.

Difficile poi pensare che un massimalista (attualmente anche con ben più di 1500 assistiti) possa esaurire la sua attività ambulatoriale in 20 ore settimanali: e se non finiamo in tempo che facciamo? Poi non è chiaro dove vadano contemplate le visite domiciliari, l’assistenza programmata e tutto il lavoro che ogni giorno eseguiamo in back office: nelle 20 o nelle 18 ore o sono extra? E se il paziente ci contatta fuori dalle nostre 38 ore lo ignoriamo? E il numero effettivo delle ore che dobbiamo fare chi le controlla? Dovremmo timbrare un cartellino?

Un rapporto convenzionato di questo tipo è completamente svuotato della sua essenza, è evidentemente fittizio e non fa altro che metterci un cappio attorno al collo.

Trentotto ore settimanali sono i contratti tipo dei dipendenti che però hanno garantite la malattia, le ferie, tredicesima e quattordicesima e non hanno spese di gestione a loro carico

Perché lavorare 38 ore in maniera strutturata con modalità decise da altri, magari timbrare il cartellino e avere un capo e continuare ad accollarsi tutte le spese di gestione dello studio, non avere diritto a ferie, malattia, infortunio? Quale sarebbe il vantaggio?

Il DDL poi risulta assai fumoso nella parte che riguarda il compenso economico rimandando all’ACN il trattamento economico dell’attività a ciclo di scelta e oraria e introducendo una quota variabile non inferiore al 30% del compenso complessivo finalizzato agli obiettivi raggiunti (con gli obiettivi messi da alcune Regioni ,molto spesso irraggiungibili, c’è il rischio di vedersi pure ridotto lo stipendio!)

Senza contare che occupandoci 38 ore settimanali questa legge impedirà di fatto anche la possibilità per alcuni di esercitare qualche ora di libera professione.

E’ prevista però una scappatoia per coloro ai quali mancano fino a 5 anni al pensionamento: a questi sarà data la possibilità di andarsene in pre-pensionamento.

Non so se i firmatari della legge abbiano valutato bene l’impatto di questa norma dal momento che un gran numero degli attuali mmg si trovano nella condizione di usufruire di questa condizione.

D’altra parte sarebbe bene chiarire cosa si intende per pre-pensionamento: e cioè si può andarsene come se si fossero maturati tutti i requisiti o con le alte penalizzazioni attualmente previste dal nostro ente pensionistico? Perché questo di fatto si può già fare e se molti di noi restano è per arrivare ad una pensione almeno dignitosa.

Questa proposta di legge è decisamente irricevibile e appare come un tentativo disperato di salvare la convenzione ad ogni costo. Se non saranno introdotti elementi migliorativi temo ci sarà un grande esodo dalla medicina generale: i più vecchi se ne andranno in pensione e i più giovani neanche si affacceranno a questa professione sempre più bistrattata e meno tutelata.

Ornella Mancin

Ornella Mancin

03 Febbraio 2025

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