Medici, infermieri… e gli altri? L’invisibilità delle altre 18 professioni sanitarie

Medici, infermieri… e gli altri? L’invisibilità delle altre 18 professioni sanitarie

Medici, infermieri… e gli altri? L’invisibilità delle altre 18 professioni sanitarie

Gentile Direttore, siamo due dei circa 170.000 professionisti iscritti all’Ordine FNO TSRM e PSTRP, nello specifico due tecnici di radiologia. Da quando abbiamo iniziato a lavorare fianco a fianco nei reparti, ci siamo scontrati sempre con la stessa, amara realtà: per la gente comune, i giornali, la TV e i media...

Gentile Direttore,
siamo due dei circa 170.000 professionisti iscritti all’Ordine FNO TSRM e PSTRP, nello specifico due tecnici di radiologia. Da quando abbiamo iniziato a lavorare fianco a fianco nei reparti, ci siamo scontrati sempre con la stessa, amara realtà: per la gente comune, i giornali, la TV e i media in generale, gli unici a mandare avanti gli ospedali sembrano essere i medici e gli infermieri.

Tutte le altre figure sanitarie faticano enormemente a farsi riconoscere, quasi non esistessimo.
Purtroppo, questo limite non riguarda solo l’opinione pubblica, ma coinvolge a fondo la politica nazionale e regionale, fino ad arrivare alla gestione delle singole aziende sanitarie. Spesso avvertiamo chiaramente che persino direttori generali, manager e funzionari della salute tendono a ignorare la complessità e l’essenzialità del nostro lavoro e di quello dei nostri colleghi delle altre professioni.

Neanche la legge n. 3 del 2018, che ha istituito i nuovi Ordini TSRM e PSTRP con ben 18 professioni sanitarie, è riuscita a colmare questa situazione.

Si sente parlare solo di medici e infermieri, sia quando si discute di carenza di organico, sia quando si parla di aumenti salariali, come se la sanità pubblica e privata si reggesse unicamente su queste due figure. C’è però una disparità di fondo che vogliamo evidenziare: quando si parla dei medici, quantomeno essi racchiudono le varie specializzazioni (ortopedico, radiologo, cardiologo, geriatra, neurochirurgo, ecc.); quando invece si parla di infermieri, ci si riferisce esclusivamente a loro, tagliando fuori tutto il resto dell’universo sanitario.

A questo punto, ci sentiamo di proporre un cambiamento radicale delle professioni sanitarie, partendo proprio dalle radici formative.
Partiamo dal percorso universitario: perché non istituire un corso di laurea quinquennale, strutturato con un biennio comune e propedeutico per tutti e un triennio di specializzazione per ciascuna professione sanitaria?
Attraverso specifici decreti ministeriali, si potrebbero istituire corsi universitari declinati in questo modo:
• Infermiere senior
• Infermiere pediatrico
• Infermiere assistente sanitario
• Infermiere psichiatrico
• Infermiere di comunità
• Infermiere domiciliare
• Infermiere di pronto soccorso
• Infermiere di 118
• Infermiere territoriale
• Infermiere tecnico di radiologia
• Infermiere podologo
• Infermiere audiologo
• Infermiere dietista
• Infermiere logopedista
• Infermiere ostetrico
• Infermiere tecnico di laboratorio
• Infermiere tecnico della prevenzione
• Infermiere fisioterapista senior
• Infermiere fisioterapista pediatrico
• Infermiere osteopata
• Infermiere riabilitativo età evolutiva
• Infermiere emodinamico
• Infermiere neurofisiopatologia
• Infermiere ortottista
• Infermiere terapista occupazionale
• Infermiere educatore professionale
• Infermiere tecnico ortopedico
• Infermiere igienista dentale

Solo così, quando in futuro si parlerà di “infermieri”, si intenderà implicitamente l’insieme di tutti i professionisti della salute. Inoltre, a livello contrattuale verremmo tutti inquadrati come personale laureato non medico: una mossa che metterebbe tutti d’accordo, semplificando la rappresentanza ed eliminando la confusione cronica che oggi mette in difficoltà anche le stesse organizzazioni sindacali.

Nel frattempo, per chi lavora già ogni giorno negli ospedali e sul territorio, vogliamo lanciare la nostra “proposta provocatoria”: per una sola settimana, facciamo lavorare negli ospedali e sul territorio soltanto medici e infermieri, escludendo tutte le altre professioni sanitarie, e poi traiamo tutti insieme le conclusioni. Senza la diagnostica, i laboratori, la riabilitazione, la prevenzione e il supporto tecnico che garantiamo ogni giorno, la medicina moderna si fermerebbe all’istante.
La sanità è una catena complessa ed equipe multidisciplinare: se manca anche un solo anello, la catena si spezza e a farne le spese sono i pazienti. È tempo che le istituzioni e la politica si ricordino di tutti noi, non solo quando c’è da coprire i turni, ma quando si parla di risorse, contratti e vera dignità professionale.

Vincenzo Torrisi
TSRM

Antonio Alemanno
TSRM

29 Ottobre 2026

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