Medicina di genere, un approccio indispensabile 

Medicina di genere, un approccio indispensabile 

Medicina di genere, un approccio indispensabile 

Gentile Direttore,
quello che sto per affrontare è un argomento ostico che causa dibattiti accesi, talvolta feroci, di contrapposizione politica e sociale, ma che la scienza ha l’obbligo di esplorare e trattare – anche se poi ci sarà qualcuno che utilizzerà la lettura di determinati dati a proprio piacimento ed in modo improprio. Lo studio delle differenze sessuali e di genere è infatti un tema di fondamentale importanza per comprendere pienamente e approfonditamente, ad esempio, la patogenesi di determinate malattie o l’epidemiologia delle stesse, o le variabilità di individui dello stesso sesso nella dieta e nel peso corporeo; ma per far ciò serve liberarsi dal clima di paura e reticenza che avvolge questa branca.

Un passo indietro nella storia è necessario per capire i perché di questa necessità. Da quando la ricerca biomedica clinica e di laboratorio è iniziata, gli animali femmine e le donne sono state quasi sempre escluse, fino a quando, nel 1993 il Congresso degli Stati Uniti d’America ha approvato il Revitalization Act del National Institutes of Health (NIH) con l’intento di stabilire linee guida sull’inclusione di donne e gruppi di minoranza (etnici e sociali). Ad oggi i risultati di tale “riforma” sono incoraggianti: si è avuto infatti un miglioramento nella comprensione di alcune peculiarità legate al sesso. In tema di farmaci e prescrizione, l’approfondimento della ricerca clinica legata alla medicina di genere ha portato al ritiro dal mercato statunitense di 8 farmaci che avevano gravi effetti collaterali per le donne dopo l’assunzione. Vi sono tuttavia ancora degli aspetti grigi che andrebbero migliorati ed implementati in seno alla sperimentazione clinica e al processo regolatorio, come riportato dallo studio di Lorraine Greaves1.

Gli approcci scientifici, quindi, devono tenere in considerazione anche altri aspetti. Se il sesso è con noi da quando la specie umana ha avuto origine, come risultato della riproduzione sessuale e della conseguente differenziazione genetica codificata dai cromosomi sessuali (XY nei maschi e XX nelle femmine), le variabili legate al numero e tipo di cromosomi e i meccanismi a valle che determinano i fenotipi hanno un ruolo importante nella caratterizzazione del genere, unito a fattori sociali ed ambientali. Il “sesso è biologico e il genere è sociale” è buon punto di partenza per la ricerca scientifica, ma ciò non basta ad affrontare adeguatamente la complessità e la diversità degli esseri umani.

Fermo restando che il confronto tra individui che hanno i cromosomi XX e quelli che hanno i cromosomi XY è una componente fondamentale della ricerca di base e clinica nel miglioramento della salute umana, la comunità scientifica deve cercare di fare un passo in avanti e interrogarsi sul se e come la fisiologia delle persone, gli attributi biologici, possano essere influenzati dalle esperienze vissute, e se queste trasformazioni possano aumentare il rischio di sviluppare malattie e la prognosi2.

Affinché si faccia questo passo occorre che le preoccupazioni – e i costi – dovute in primis alla complessità della ricerca scientifica vengano meno e che non ci si faccia intimidire dalle tensioni che scaturiscono dal dibattito politico sull’identità di sesso e genere. In Texas, nel settembre 2023, è stata introdotta una norma che vieta le cure mediche che prevedono l’affermazione del genere per le persone sotto i 18 anni, sulla base dell’asserzione scientifica che ciascun individuo appartiene a uno dei due gruppi di genere.

A mio avviso sarebbe più logico invece prendere esempio dal Canada che, nel suo programma sanitario, ha inserito l’analisi basata sul sesso e genere (SGBA+) per valutare in che modo diversi fattori (come età, sesso, razza, etnicità, disabilità, ecc.) influenzano il modo in cui i canadesi vivono le iniziative, per poi formulare ricerche, politiche, programmi e servizi sanitari reattivi e inclusivi.

Il progresso in quest’ambito di ricerca, a lungo trascurato, è cruciale per l’implementazione della salute pubblica e nella comprensione di malattie, per il raggiungimento degli obiettivi del One Health; occorre pertanto che la comunità scientifica collabori affinché le differenze tra gli individui possano essere esplorate in modo responsabile, inclusivo e a beneficio del maggior numero di persone possibile.

Massimiliano Cinque
Dottore in Farmacia

NOTE
1 https://www.mdpi.com/1660-4601/20/4/2962
2 Mauvais-Jarvis, F. et al. The Lancet 396, 565–582 (2020)

Massimiliano Cinque

08 Maggio 2024

© Riproduzione riservata

Quando la CdS (o altre forme di aggregazioni territoriali dei mmg) perde l’indirizzo
Quando la CdS (o altre forme di aggregazioni territoriali dei mmg) perde l’indirizzo

Gentile Direttore,secondo le buone pratiche si suppone che, i contributi inviati a QS, evitino fatti eccessivamente campanilistici per non rischiare di appesantire testi e riflessioni con il pericolo di annoiare...

Nuovi livelli ospedalieri e governance del Ssn, riflessioni sulla legge delega
Nuovi livelli ospedalieri e governance del Ssn, riflessioni sulla legge delega

Gentile Direttore,il 12 gennaio il Consiglio dei Ministri ha licenziato una proposta di legge delega che interviene su aspetti rilevanti del Servizio sanitario nazionale. Il testo passa ora all’esame delle...

Elisoccorso. Cara Siaarti, lo specialista MEU non “può raggiungere” i requisiti: li possiede
Elisoccorso. Cara Siaarti, lo specialista MEU non “può raggiungere” i requisiti: li possiede

Gentile Direttore,faccio seguito al recente dibattito ospitato sulle vostre pagine in merito alla composizione degli equipaggi dell’elisoccorso (HEMS), con particolare riferimento alla posizione espressa dalla SIAARTI. In tale documento si...

Trattamento economico dei docenti medici universitari (D.Lgs. 517/1999), parliamone
Trattamento economico dei docenti medici universitari (D.Lgs. 517/1999), parliamone

Gentile Direttore, in merito a questa complessa transizione normativa, desidero offrire il mio contributo diretto: nel febbraio 2012, nell'esercizio delle mie funzioni di Direttore dell’Area del Personale, ho provveduto personalmente...