Noi medici dobbiamo porci sempre il problema del consenso informato, anche con il Covid

Noi medici dobbiamo porci sempre il problema del consenso informato, anche con il Covid

Noi medici dobbiamo porci sempre il problema del consenso informato, anche con il Covid

Gentile Direttore,
solo un cenno sull’oggetto della nota che Maurizio Mori ha rivolto ai lettori del Suo giornale il 9 maggio scorso; non sui contenuti, come al solito articolati e motivati, ma solo sull’oggetto, quello del consenso. Mori dice, in estrema sintesi, che la conquista del consenso all’atto medico, con la secondaria derubricazione al nulla o quasi del “potere” paternalistico di chi l’atto medico pone in essere, si è sciolta nella tempesta della pandemia.
 
E dice il vero, atteso il principio dello stato di necessità, che tuttavia non può essere indiscriminatamente invocato stante la varietà delle manifestazioni della patologia virale.
 
Non discuto sulla bontà o meno della cosa, desidero solo porre in luce come il fatto sia stato denunciato da un filosofo e non già da un medico, come forse sarebbe stato opportuno (e nella schiera dei neghittosi mi metto tra i primi).
 
Al consenso il Codice di Deontologia Medica (CDM) 2014 dedica tutto il Titolo IV e il 6° cpv. del Giuramento Professionale; dedica, quindi, gran parte della sua attenzione, che poi è l’attenzione del medico. Ma l’attenzione al consenso non si manifesta solo nel CDM 2014, potendosi trovarla presente anche in tutte le edizioni precedenti, sino a quella del 1978 (artt. 39, 40 e 41 costituenti il capo III), e pure prima, in quella del 1958 con l’art. 54.
 
Ora, che sia un filosofo, pur se particolarmente attento a tutto il bìos, e non un medico, il primo a discutere sulla fragilità del consenso dovrebbe porre la categoria nella condizione di autoanalisi e, in specie, quella dei medici legali che della deontologia sono i principali studiosi.
 
Poi, se la deontologia, nel concreto del suo CDM, è bioetica in nuce, si dovrebbe ripensare al ruolo che la medicina, in specie quella legale, può svolgere nella ricerca bioetica (cosa peraltro già fatta in passato da più Maestri della medicina e della medicina legale).
 
Marcello Valdini
Medico-legale, componente Consulta Deontologica Nazionale Fnomceo
 

Marcello Valdini

13 Maggio 2020

© Riproduzione riservata

Morte assistita e l’indecenza del Parlamento
Morte assistita e l’indecenza del Parlamento

Gentile direttore,ieri davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente della Corte Costituzionale ha rivolto un richiamo netto al Parlamento che non può più sottrarsi al suo dovere di...

Sla, necessario aumentare le risorse per la ricerca e intervenire per garantire cure e assistenza pubblica superando le disparità territoriali
Sla, necessario aumentare le risorse per la ricerca e intervenire per garantire cure e assistenza pubblica superando le disparità territoriali

Gentile Direttore, è necessario che il Governo intervenga subito con misure adeguate volte a garantire pari opportunità di cura e assistenza a tutti i malati di Sla, superando le macroscopiche...

Tso, perché lo psichiatra non è un agente di controllo sociale
Tso, perché lo psichiatra non è un agente di controllo sociale

Gentile Direttore, ho letto con attenzione ed interesse quanto sostenuto da Marco Iannucci e Gemma Brandi nella loro recente lettera su Quotidiano Sanità. Di fatto il loro scritto solleva una serie...

Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale
Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale

Gentile Direttore,la Rete Oncologica Campana (ROC), istituita con DCA n. 98 del 20 settembre 2016 e coordinata dall'Istituto Nazionale Tumori Fondazione IRCCS G. Pascale, ha raggiunto in meno di un...