Non bastano brevi corsi di formazione per trasferire alla popolazione l’attività infermieristica

Non bastano brevi corsi di formazione per trasferire alla popolazione l’attività infermieristica

Non bastano brevi corsi di formazione per trasferire alla popolazione l’attività infermieristica

Gentile direttore,
intervengo sull’articolo di Luca Benci 'Badanti come infermiere: anche la Toscana in questa direzione' in cui si rendeva conto dell’operazione della regione Toscana sull’assistenza ai malati di Sla in fase avanzata.

Come presidente del Collegio Ipasvi di Firenze non posso che rimanere stupito dall’assenza di divulgazione e di condivisione del processo normativo che è arrivato ad attribuire ai caregiver attività di carattere infermieristico. Siamo, anche se in dimensioni ridotte, a una nuova delibera 220 dell’Emilia Romagna: ridotte perché riguarda solo i malati Sla. Il principio è però lo stesso. Si oltrepassano i confini delle attività infermieristiche trasferendole alla popolazione con brevi corsi di formazione. Come organo vigilante non sarebbe corretto dire che la delibera ci era sfuggita né tantomeno che la regione abbia cercato con noi la condivisione.

Come scrive Benci, infatti, in delibera non era indicata la portata dell’importanza di quanto trasfuso nel corso di formazione. In alcun passo della delibera (delle delibere in realtà) vi era scritto che alle badanti (mi scuso del termine ma è quello usato in delibera) venivano conferite tutte le attività assistenziali citate dall’articolo di Luca Benci: “assistenza al paziente con catetere vescicale, cambio sacca e catetere, l’alimentazione tramite Peg e norme generali per la cura della Peg, gestione della sonda, somministrazione di farmaci, la gestione e la medicazione della tracheotomia, la gestione del bronco aspiratore, l’utilizzo del saturimetro, la gestione del respiratore (funzionamento dei circuito, gli allarmi, la gestione dell’umidificatore, cambio dei filtri), lo scuffiaggio e la respirazione con ambu”.

Mi sono occupato e mi occupo da tantissimi anni di formazione e mai mi è capitato di mettere in piedi un corso di formazione che surrogasse anche da una specie di profilo o di mansionario. Mi è sempre capitato il contrario: a fronte di chiare indicazioni la formazione perseguiva gli obiettivi dati.
E’ possibile – lo dico da formatore e da presidente dell’ordine professionale – con un corso teorico-pratico attribuire pratiche a familiari e badanti (Benci direbbe al quisque de populo) tutte le attività elencate nel corso di formazione? La risposta è chiaramente negativa e stupisce che la regione Toscana a fronte di tanti infermieri disoccupati, inoccupati e, come si usa dire molto oggi, demansionati non provveda a inserirli nei circuiti assistenziali preferendo sostenere economicamente chi infermiere non è per svolgere attività tipiche della professione infermieristica.

Non ci possiamo stare né sul metodo – la condivisione di documenti di questo tipo con i Collegi professionali è doverosa – né sul merito.
Chiediamo di fermare le attività formativa e di aprire un tavolo tecnico dove devono essere rappresentate tutte le parti coinvolte – regioni, collegi, associazioni dei pazienti – per trovare una via d’uscita a una soluzione che non garantisce, non la categoria che rappresento, ma la qualità delle prestazioni di cui hanno bisogno i pazienti Sla.

Danilo Massai
Presidente Ipsvi Firenze

 

Danilo Massai

03 Agosto 2014

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