Non fiori ma opere di bene

Non fiori ma opere di bene

Non fiori ma opere di bene

Gentile Direttore,
leggendo in ordine sparso quanto compare su QS, mi sembra di essere a spasso in un cimitero, le cui lapidi commemorative esaltano il caro estinto. Stette la spoglia immemore orba di tanto spiro. Sono le spoglie della medicina di base, annunciata per morta e sepolta dalle Cassandre del giornale, da Cavicchi a Polillo a Giorgetti. Pare che il mio mestiere sia diventato reperto archeologico. Nel migliore dei casi siamo al capezzale di un agonizzante senza speranza e si vedono già le prefiche di commiato col capo coperto di immancabile fazzoletto nero.

Di solito, quando muore qualcuno si cerca di assolverlo dai peccati terreni, in attesa di resurrezione, ma, a quanto pare, unica resurrezione possibile è cambiare il regno dei cieli, cambiare sistema e immettere la medicina di base o in una grande casa del Signore del tipo Case della Salute o archiviarla per sempre con degna pietra tombale a favore di demoniache assicurazioni private, tenendo bene a mente il monito che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Mi aggiro per questi viali cimiteriali con mestizia e i rimpianti dei bei tempi andati, quando la gente veniva nel mio ambulatorio in cerca di conforto, di ogni tipo. La riconoscenza per i miei quasi 36 anni di servizio nel SSN mi dice che al mio funerale professionale potrebbe esserci un po’ di gente, soprattutto quelli che sono guariti gratis e con poca fatica. I morti, invece, mi aspettano al di là del confine per sottolineare che non sempre la Scienza risolve.

A coloro i quali affermano che la Medicina di Base non serve a nulla vorrei ricordare che nella vita terrena si può fare a meno di tutto, a patto di voler ritornare a vivere sulle palafitte. Niente è indispensabile, perché la Natura fa il suo corso, con e senza medici. Persino un veicolo a quattro ruote potrebbe viaggiare solo con tre, questo ad andatura turistica. Affrontare una curva a 180 Km/ora con tre ruote richiede una buona dose di coraggio, come insegna la recente pandemia Covid. Non so quanti arriverebbero alla meta.

Uscendo dal cimitero e archiviate le lapidi, mi viene in mente che un Servizio Sanitario Pubblico deve per forza partire da una prima linea. La porta di ingresso del sistema cure deve essere accessibile, vicina a tutte le persone e con tutte le risorse disponibili per dare risposte a chi si sveglia la mattina con un malessere e si pone la più semplice delle domande: cosa devo fare? La porta di ingresso non è una piattaforma commerciale tipo Amazon o un discount dove prendere anche quello che non serve. E’ l’incontro tra paziente e medico, dove quest’ultimo mette a disposizione competenza, empatia e chiarezza indicando tutte le soluzioni possibili, ricordando che anche lui è una soluzione.

Vorrei ricordare a tutti i miei colleghi che la perdita di significato e di ruolo della professione medica dipende soprattutto da quanto si arretra dai propri principi. Il Burn out è un deficit della propria coscienza, prima ancora che un fallimento di sistema. Bisogna crederci. TUTTI.

E’ pericoloso darsi per vinti e cantare il De Profundis della Medicina cercando riforme rivoluzionarie nella politica e nei governi, quando la vera rivoluzione deve partire da noi medici. La qualità delle cure la facciamo noi, indipendentemente da ogni sigla o partito. Affermare che i nostri mezzi vanno aggiornati è verità indiscutibile. Affermare che la Medicina di Base è obsoleta o inutile, risponde solo a due criteri: essere i portavoce del privato a danno di qualsiasi filosofia assistenziale e universalistica, tradendo la nostra Costituzione e il Giuramento di Ippocrate, oppure appartenere a quei negazionisti per cui la terra è piatta ed era meglio quando vivevamo sulle palafitte.

Il futuro della Medicina del Territorio è nell’acquisire tutta la tecnologia che abbiamo ora, ma con la convinzione ferrea che il sistema cure è una catena in cui ogni anello è indispensabile a partire dal primo che è il medico di base. Ricordiamo le parole di un grande medico del passato: la forza di una catena è nel suo anello più debole. Erano le parole di Christian Barnard.

Enzo Bozza
Medico di base per i Comuni di Vodo e Borca di Cadore (BL)

Enzo Bozza

30 Maggio 2023

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