Nuove tariffe, vecchio paradigma: il PRI resta ancora “eventuale”

Nuove tariffe, vecchio paradigma: il PRI resta ancora “eventuale”

Nuove tariffe, vecchio paradigma: il PRI resta ancora “eventuale”

Gentile Direttore, si possono aggiornare le tariffe senza aggiornare il modello di assistenza? È ciò che emerge dal nuovo schema sulle tariffe massime della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, sul quale la Conferenza Stato-Regioni ha sancito l’intesa il 23 luglio 2026.

Gentile Direttore,
si possono aggiornare le tariffe senza aggiornare il modello di assistenza? È ciò che emerge dal nuovo schema sulle tariffe massime della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, sul quale la Conferenza Stato-Regioni ha sancito l’intesa il 23 luglio 2026.

Per la Medicina Fisica e Riabilitativa vi sono alcuni adeguamenti economici. La documentazione metodologica rileva un rapporto tra costi e ricavi teorici pari al 109 per cento e prevede un incremento medio vicino al 9 per cento per diverse prestazioni. La prima visita viene valorizzata a 26 euro e quella di controllo a 17,90 euro.

Sono correzioni necessarie, ma non sufficienti: modificano il prezzo, non il paradigma. La riabilitazione continua a essere descritta e remunerata attraverso singoli codici, durate e tariffe.

Il tariffario cambia nei numeri, ma non nella sua grammatica.

La riabilitazione non è una somma di sedute
La riabilitazione non coincide con una sequenza di esercizi, terapie fisiche o sedute professionali. Prende in carico una persona con limitazioni funzionali, perdita di autonomia o restrizioni della partecipazione alla vita familiare, sociale e lavorativa. Gli interventi sono strumenti del trattamento, non il trattamento nella sua interezza.

Il percorso deve quindi iniziare con una valutazione specialistica fisiatrica e multidimensionale, capace di definire diagnosi e prognosi riabilitativa, bisogni, obiettivi realistici e risultati verificabili. Da questa valutazione nasce il Progetto Riabilitativo Individuale, il PRI.

Il PRI non è un adempimento amministrativo né una prescrizione più dettagliata. È lo strumento clinico che dà unità e coerenza al percorso: indica obiettivi, programmi, professionisti coinvolti, tempi, setting, strumenti di valutazione e criteri di risultato. Il medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa, responsabile del progetto, coordina l’équipe multiprofessionale secondo i bisogni della persona.

Il PRI non può essere “eventuale”
Nel nuovo schema il PRI compare, ma rimane marginale. Il nomenclatore prevede infatti una visita multidisciplinare nella quale è inclusa l’eventuale stesura di un Progetto Riabilitativo Individuale multidisciplinare.

Quell’“eventuale” non è un dettaglio lessicale: rivela l’impostazione del sistema.
Il PRI non può essere confinato in una singola voce tariffaria o considerato un’attività accessoria. Deve costituire il fondamento della presa in carico, soprattutto nei casi complessi che richiedono interventi coordinati e continuità tra ospedale, territorio, ambulatorio e domicilio.

Un sistema costruito sulle prestazioni conta sedute, minuti e procedure. Un sistema costruito sul PRI deve chiedersi anche per chi viene effettuato un intervento, perché, con quale obiettivo e con quale risultato. La frammentazione può generare ripetizioni, scarso coordinamento e trattamenti prolungati senza una verifica strutturata degli esiti. Il PRI consente invece di collegare le risorse ai bisogni, modificare ciò che non funziona e governare meglio la spesa attraverso appropriatezza e risultati.

Un indirizzo già definito, ma ancora disatteso
Le Linee guida per la riabilitazione del 1998, il Piano di indirizzo del 2011 e le Linee di indirizzo del 2021 hanno consolidato una visione fondata sulla centralità della persona, sul percorso assistenziale integrato, sul PRI e sulla continuità tra i diversi setting. Eppure il sistema tariffario continua a rappresentare la riabilitazione prevalentemente come un catalogo di atti separati.

È su questa contraddizione che l’Associazione Nazionale Fisiatri, aderente CIMO, ha promosso il ricorso contro il precedente decreto tariffe: non soltanto per la congruità degli importi, ma per il perpetuarsi di un modello che non recepisce pienamente l’evoluzione clinica e organizzativa della disciplina.

Le sentenze non hanno chiuso la questione
Con la sentenza n. 10908 del 2026 il TAR Lazio ha respinto il ricorso dell’ANF, senza però affermare che la tariffazione per singola prestazione sia il modello corretto né dichiarare infondata la necessità dei percorsi e del PRI. Il giudice ha ritenuto di non poter predeterminare i criteri di un potere amministrativo ancora da esercitare. Ora quelle scelte sono state formulate e il nuovo schema ripropone ancora l’elenco delle singole prestazioni.

Una direzione importante era già stata indicata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 3471 del 2023, relativa alla Sardegna: i percorsi riabilitativi non sono semplicemente nuove prestazioni da aggiungere al nomenclatore, ma possono sostituire progressivamente quelle esistenti secondo criteri di integrazione e appropriatezza. La loro introduzione, inoltre, non comporta necessariamente un aumento della spesa complessiva.

Il passaggio dagli atti isolati ai percorsi non è incompatibile con la sostenibilità: può renderla più coerente con l’appropriatezza clinica.

Aprire il cantiere dei percorsi
Non è necessario cancellare ogni codice prestazionale, che può continuare a essere tracciato per ragioni cliniche e amministrative. Ma la singola prestazione non può restare l’unica unità intorno alla quale organizzare e remunerare la riabilitazione.

L’Associazione Nazionale Fisiatri chiede che, contestualmente alla definitiva adozione del decreto, il Ministero della Salute e le Regioni aprano un tavolo tecnico, con tempi definiti, per costruire un modello nazionale dei percorsi riabilitativi che riconosca:
• il PRI come fondamento clinico e organizzativo della presa in carico;
• la responsabilità del medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa nella sua elaborazione, nel coordinamento e nella verifica;
• percorsi definiti per bisogni e complessità, con obiettivi, tempi e indicatori di risultato;
• modalità di remunerazione coerenti con la complessità del percorso, mantenendo la tracciabilità delle singole attività;
• rivalutazione degli esiti, continuità assistenziale e standard nazionali minimi.

Non chiediamo una tariffa per un documento in più. Chiediamo di cambiare l’unità di valore: dall’atto isolato al percorso programmato, coordinato e misurabile.

La vera scelta
Il PRI tiene insieme qualità e sostenibilità: personalizza l’intervento, evita prestazioni inappropriate, coordina i professionisti e rende verificabili i risultati. Una tariffa può dirci quanto viene remunerata una seduta, ma non se era necessaria, se era inserita in un percorso coerente e se ha migliorato l’autonomia della persona.

Dopo l’intesa del 23 luglio, Ministero e Regioni devono decidere se limitarsi ad aggiornare un tariffario o avviare finalmente la riforma del modello riabilitativo.

Il tariffario conta ciò che viene erogato. Il PRI spiega per chi, perché, con quale obiettivo e con quale risultato. Senza questa dimensione, la riabilitazione resta un elenco di prestazioni, non un percorso di cura.

Mauro Piria
Medico specialista in MFR
Segretario Associazione Nazionale Fisiatri (ANF)

31 Luglio 2026

© Riproduzione riservata

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