Oliver Sacks, la morte di un mito 

Oliver Sacks, la morte di un mito 

Oliver Sacks, la morte di un mito 

Gentile direttore,
correva, bellissimo, come Marlon Brando, sulla sua moto, giovane e atletico, per fuggire in America dall'oppressione omofoba di una famiglia inglese, ortodossa di religione ebraica, per fuggire dal suo Paese omofobo, che aveva appena condannato Alan Turing, eroe di guerra, al manicomio e alla castrazione chimica, per fuggire dalla realtà oppressiva e nevrotica in mondi lisergici, come già aveva fatto Freud con la cocaina, per trovare l'amore in tarda età per un altro eroe incredibile della letteratura mondiale, l'ormai vedovo Billy Hayes, per scoprire il farmaco chiave delle neuroscienze, utile soprattutto per i suoi pazienti Parkinsoniani, la Levo Dopa, per comunicare questa ed altre realtà scientifiche in modo talmente appassionato da diventare uno scrittore e sceneggiatore impareggiabile.

E' morto un mito, è morto Oliver Sacks. Dopo Ippocrate e Hirshfeld, la dottoressa Pelletier e la dottoressa Equi, e il dottor Alan L. Hart, nell'ordine medici gay, lesbiche e transessuale FtM, muore un mito per ogni medico al mondo, che con la sua vita e con il proprio impegno ha cambiato in piccolo e nel suo caso in grande, la storia della nostra professione.
Ogni medico, di ogni orientamento sessuale, oggi è in lutto e può solo continuare a sperare di averlo come modello ideale, soprattutto noi medici impegnati in Psichiatria, Neurologia o Neuropsichiatria infantile.
 


Manlio Converti
Psichiatra e attivista Lgbt
 

02 Settembre 2015

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