Omosessualità. Perché i medici hanno paura di parlarne?

Omosessualità. Perché i medici hanno paura di parlarne?

Omosessualità. Perché i medici hanno paura di parlarne?

Gentile direttore,
se in America è normale entrare a scuola attraverso i metal detector e che ogni settimana avvenga una strage nei college, non possiamo stupirci che un prete reclami la fucilazione immediata di una persona transgender che entri nel bagno del genere corrispondente al proprio aspetto.

D'altra parte in Italia, paese di Montecchi e Capuleti, pochi si stupiscono di un padre pistolero che bastona il fidanzato, pure migrante, e il malcapitato amico omosessuali del figlio con prognosi di due settimane e tre mesi.
 
Secondo lei e i suoi lettori, questo non dovrebbe incidere sulla pratica di concessione del porto d'armi? Dovremmo noi psichiatri italiani, vero baluardo contro le stragi di adolescenti e familiari, cambiare il modo con cui intervistiamo e certifichiamo, introducendo una specifica sull'ideazione omofoba?
 
La psichiatria italiana nonostante l'orgoglio di Basaglia e la recente chiusura degli OPG non ha ancora neanche iniziato a discutere la completa depatologizzazione dell'omosessualità, pur aderendo alla WPA, associazione mondiale degli psichiatri, che a marzo 2016 ha redatto sei azioni pratiche sul tema.
 
Sono allora i movimenti omosessuali, come all'epoca del convegno a Sanremo nel lontano 1972 a decidere di parlare di psichiatri italiani e della nostra aggressività omofoba, anche attraverso uno spot pubblicitario per le serate al gayvillage, ma soprattutto a depositare al Senato una proposta di legge contro le famigerate terapie riparative, quanto meno a salvaguardia degli adolescenti.
 
Il padre padrone, regolarmente armato, finché il figlio era adolescente, avrebbe potuto infatti reclamare codeste terapie al fine di poterne cambiare l'orientamento sessuale. In realtà gli studi internazionali dimostrano che provare a cambiare orientamento sessuale è una forma di tortura, anche quando autoimposta che conduce ad aumento di ansia, depressione, condotte sessuali promiscue e suicidio.
 
Di tutto questo è però vietato parlare nei confronti tra medici, negli ordini professionali e nelle Asl. Essere ridicolizzati da Vladimir Luxuria nel video promozionale del gayvillage servirà a promuovere un dialogo tra codesti riluttanti psichiatri e delle riforme istituzionali efficaci nelle pratiche del Sistema Sanitario Nazionale o per silenzio assenso dovremo restare l'unico Paese occidentale in cui tutti medici seguono i pochi schierati ufficialmente ad urlare dalle piazze e in televisione che siamo malati di mente e che dobbiamo farci curare?
 
Purtroppo il sottoscritto non ha un contratto RAI come Crepet e Bruno né vengo sponsorizzato da organizzazioni e partiti come Gandolfini. Sono solo un vostro affezionato lettore, preoccupato di essere l'unico medico ad aver fatto Coming Out e a pretendere una discussione pubblica sul tema.
 
Manlio Converti
Psichiatra
Attivista Lgbt

05 Giugno 2016

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