Optometrista: una professione ‘figlia di un dio minore’

Optometrista: una professione ‘figlia di un dio minore’

Optometrista: una professione ‘figlia di un dio minore’

Gentile Direttore,
in Italia c’è una professione che sebbene sia inserita a pieno titolo nel nostro sistema universitario, non è ancora stata “ordinata” ai sensi delle legge Lorenzin 3/2018 e per questo resta la “figlia di un dio minore” del nostro sistema sanitario.
 
Una situazione paradossale che lascia nell’incertezza, nel limbo, centinaia di professionisti ogni anno regolarmente formati ai sensi delle nostre normative. Per questo ho depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere ai ministri Speranza e Manfredi (Salute e Università) di adoperarsi per risolvere questa situazione.
 
Oggi in Italia sono ben sette le università statali in cui è attivo il corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Fisiche (L30 ex 25) – Ottica e Optometria, un percorso formativo nato nel 2001 all’Università degli Studi Bicocca di Milano e riconosciuto dal Miur, che si colloca nel quadro di riferimento europeo per il settore ottico e optometrico.
 
Gli studenti sono formati per eseguire un esame optometrico completo e proporre gli ausili tecnici o di potenziamento più idonei alla soluzione dei problemi di deficit e comfort visivo.
 
L’optometrista, come hanno chiarito i giudici della Cassazione è “un operatore sanitario intermedio tra l’ottico e l’oculista; si tratterebbe di un professionista che misura la vista e prescrive occhiali o trattamenti non implicanti l’uso dei medicinali o interventi chirurgici. Come tale non intaccherebbe la sfera di competenza della professione del medico oculista”.
Anche la sezione II del Consiglio di Stato (parere 28 gennaio 2004, n. 3862/2002) ha confermato che “il provvedimento istitutivo del corso di laurea non incide sul piano delle competenze specifiche del medico oculista né crea indebite confusioni con l’attività sanitaria del medico, ma si limita soltanto ad ampliare il campo di attività dell’ottico”. Principio confermato anche da altre sentenze di Cassazione.
 
Il fisico con qualifica in Ottica e Optometria agisce sulla persona in quanto compie refrazione oculare (“misura della vista”), applica lenti a contatto, verifica e potenzia l'equilibrio del sistema visivo binoculare, compensa i difetti visivi misurandoli con strumenti e mezzi ottico-fisici per incrementarne abilità e benessere.
 
Come tutti gli operatori paramedici, non effettua diagnosi, non prescrive terapie farmacologiche o chirurgiche per la cura di patologie. Attualmente, ai fisici con qualifica in Ottica e Optometria che svolgono l’attività da liberi professionisti con Partita Iva viene assegnato – per fini statistici, fiscali e contributivi – il codice Ateco 86.90.29, che è la stessa classificazione attribuita agli infermieri “o altro personale paramedico nel campo dell’optometria, idroterapia, massaggi curativi, terapia occupazionale, logopedia, chiropodia, chiroterapia, ippoterapia, ostetriche eccetera”.
E allora dov’è il problema?
 
La legge Lorenzin n. 3 del gennaio 2018 ha riordinato la disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie e istituito l’obbligo di iscriversi all’Albo; con il primo decreto attuativo del 13 marzo 2018 si sono così formati gli albi di 17 professioni sanitarie fino ad allora regolamentate ma sprovviste di Albo. Tra questi, con l’articolo 8 della citata legge, si è costituito presso ciascun ordine dei Chimici e dei Fisici l’Albo professionale unico dove anche i fisici con qualifica in Ottica e Optometria sono obbligati a iscriversi alla sezione B settore “Fisica” e che, secondo la tabella D allegata al decreto 23 marzo 2018, devono possedere il titolo di studio di laurea triennale nell’attuale Classe L30 – Scienze e Tecnologie Fisiche e diploma di laurea secondo ordinamenti previgenti classe 25 – Scienze e Tecnologie Fisiche.
 
Peccato che ad oggi il Ministero dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministero della Salute, non abbia ancora provveduto all'aggiornamento del decreto 328/2001 (previsto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge 3/2018), che definisce le competenze del fisico con qualifica in Ottica e Optometria nella figura sanitaria del Fisico iscritto all’Ordine professionale e l’effettivo funzionamento delle Commissioni di Albo.
 
I ministri Speranza e Manfredi aggiornino il decreto e colmino finalmente questa disparità di trattamento che lascia “appesi” migliaia di giovani professionisti.
 
Sarebbe un bell’avvio di anno nuovo per i tanti optometristi che si sono laureati, o che sono ancora in formazione, e che hanno diritto a essere riconosciuti in un ordine come previsto dal nostro ordinamento.
 
On. Celeste D’Arrando (M5S)
Membro della Commissione Affari Sociali

13 Gennaio 2020

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