Gentile direttore,
vorrei commentare l’articolo di ieri di Montemurro ‘Giovani & Ordini’ perché, pur condividendo alcune delle cose che ha scritto, penso che giovani o non-giovani si debba indirizzare il cambiamento degli Ordini in un senso più profondo. Anche più profondo di quanto la legge in discussione sugli Ordini voglia fare. Bisogna intanto chiarire cosa vogliamo che sia un Ordine professionale. Il mandato degli Ordini si è evoluto e oggi non abbiamo abbastanza strumenti per assolvere nuovi compiti.
Non più solo tutela dei cittadini ma soprattutto tutela dei medici di fronte a problemi infiniti, ben al di sopra della testa di chi lavora: scelte di politica sanitaria ‘da crisi’ spesso non condivise, il maledetto blocco del turnover, il picco di iscrizioni a Medicina TAR-mediate che hanno sconvolto la programmazione, l’assicurazione obbligatoria e la tutela legale, il deterioramento/deprezzamento del ruolo sociale dei medici, il precariato estremo, i differenti contratti di lavoro che aumentano l’attrito tra colleghi, giusto per dirne qualcuno. E non sono certa che il nuovo codice deontologico abbia pienamente affrontato questi temi, non so quanti precari e precarie sentano di essere identificabili nel ‘nuovo’ modello di etica della professione dal codice proposto.
Chiarito questo, penso che essere giovani non sia abbastanza. Non sarebbe neanche utile perché la rappresentanza nel Consiglio deve essere dei giovani e dei non-giovani, e soprattutto degli uomini e delle donne. Non esiste la ‘quota rosa’ , esiste il 50%, come da iscritti agli Ordini. E da dove incominciamo? Non ci sono liste, non ci sono blocchi. Chiunque può essere candidato ma, si sa, non si vota chiunque. Che sia online o con la matita e la scheda nei seggi tradizionali e non, la rappresentanza deve partire da lontano, la candidatura è solo l’ultima tappa. Perciò mi piace che Montemurro accetti di mettersi in gioco e spero siano in tante/i come lui ma vorrei che lo facessero con la sensibilità alla rappresentanza di tutti. L’esperienza recente ha dimostrato che negli Ordini in cui ci sono stati giovani Consiglieri (e il mio è tra questi) il senso della loro presenza è stato chiaro da subito.
Molte delle proposte di Montemurro sono realtà in corso di consolidamento e sono state presentate da giovani ma sostenute con energia dai ‘veterani’, con la loro utile partecipazione perché i non-giovani hanno ruoli tali da conoscere i meccanismi e le mosse per portare a casa un risultato. Insomma quello che nel panorama futurista di Montemurro (che approvo in massima parte) non rilevo è la visone della ‘rappresentanza’ in senso più ampio, di uomini e donne, giovani e meno giovani, e che purtroppo è troppo spesso mancata in passato. Ho però una speranza: che tutto questo per Montemurro e per i nostri juniores sia tanto ovvio da non meritarne nemmeno la menzione e che lo spazio che giustamente oggi rivendicano sia da definire in questa ottica di concreta riproduzione della realtà lavorativa di oggi.
Prof. Carolina Ciacci
CUG OMCeo Napoli