Osteopatia? Non serve un’altra figura professionale

Osteopatia? Non serve un’altra figura professionale

Osteopatia? Non serve un’altra figura professionale

Gentile Direttore,
Mi trovo nuovamente a scriverle vista la situazione che si sta delineando in ambito sanitario. Il tema caro a noi del ROFI (Registro Fisioterapisti Diplomati in Osteopatia d’Italia), in quanto rappresentativo di tutti i fisioterapisti che hanno scelto di specializzarsi in osteopatia, riguarda gli emendamenti inseriti in tutta fretta e senza un disegno comune, in merito al riconoscimento della figura dell'osteopata inquadrandola come professione sanitaria.
 
Le 22 professioni sanitarie già normate e inquadrate giuridicamente sono figure che vengono formate unicamente attraverso un relativo Corso di Laurea all’interno della Facoltà di Medicina e Chirurgia previo test d’ingresso, spartiacque iniziale, che instaura un meccanismo che spinge ad andare a "comprarsi" presso un istituto privato un altro titolo, magari dal nome altisonante e che gode di un posizionamento sociale alto. Tale percorso, permette alla persona di acquisire delle competenze valutative e terapeutiche in modo improprio perché senza la giusta base di partenza clinico-sanitaria necessaria per operare in tranquillità.
 
Le responsabilità di questa situazione vanno ricercate a livello centrale, perché nessun governo ha avuto la possibilità o la volontà di fermare questi percorsi formativi impropri ed adesso è costretto a trovare una soluzione per tutti quegli individui, che si sono formati in osteopatia senza avere una precedente laurea sanitaria. L'Osteopatia, come pratica terapeutica sanitaria, ha bisogno del supporto dei fisioterapisti (e anche dei medici) perché siamo gli unici che possono scindere ciò che è dimostrabile secondo un approccio EBM e scientifico, da quanto sia ancora da studiare, attraverso studi clinici randomizzati e revisioni sistematiche/metanalisi pubblicando su riviste ad alto impact Factor e non solo su quelle auto-referenziate.
 
L'eventuale profilo professionale della neonata figura dell'osteopata sarebbe completamente sovrapponibile ad alcune delle competenze cardine del profilo professionale del fisioterapista. L’osteopatia non può essere considerata un approccio autonomo ma inseribile nel core curriculum del Fisioterapista in quanto rappresenta un sistema di diagnosi e terapia specifico che deve essere inserito in un contesto clinico-sanitario ben più ampio.
 
Il fisioterapista deve poter conoscere e applicare anche l'Osteopatia in scienza e coscienza e quindi non serve una nuova figura utilizzi solo quella: "Se l'unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrati un chiodo" (Abraham Maslow).

Per queste ragioni il ROFI non può che riconoscersi e appoggiare la campagna promossa da AIFI per la petizione: “Per individuare nuove professioni sanitarie si deve rispettare la legge”.
 
Dott. Giulio Barbero
Presidente ROFI

14 Maggio 2016

© Riproduzione riservata

Parliamo di patologie psichiatriche gravi e violenza
Parliamo di patologie psichiatriche gravi e violenza

Gentile Direttore, È importante tornare sulla questione della possibile violenza di persone con patologie psichiatriche gravi, spesso riproposta dalle cronache dei giornali. È infatti un ambito che ci chiarisce in...

Tempo di bilancio: questo l’infausto costo del personale della ricerca sanitaria
Tempo di bilancio: questo l’infausto costo del personale della ricerca sanitaria

Gentile Direttore, mentre nelle aule parlamentari si discute di capitoli di spesa, decimali di PIL e tabelle contabili della Manovra 2027, c’è un comparto del nostro Servizio Sanitario Nazionale che...

Teleradiologia, innovare sì. Ma senza scorciatoie sulla sicurezza delle cure
Teleradiologia, innovare sì. Ma senza scorciatoie sulla sicurezza delle cure

Gentile Direttore, il 15 ottobre si è conclusa la consultazione promossa da Agenas sulla bozza del “Documento di Indirizzo per lo sviluppo e la gestione della Teleradiologia”. Un’iniziativa importante, che...

Case della Comunità, la sfida della diagnosi tra nuovi accessi e rischio di ritardi
Case della Comunità, la sfida della diagnosi tra nuovi accessi e rischio di ritardi

Gentile Direttore, il dibattito sulle Case della Comunità (CdC) si concentra su dotazioni, standard e personale, mentre resta in ombra un problema che tocca da vicino il medico di MG,...