Parturient montes, nascetur ridiculus mus

Parturient montes, nascetur ridiculus mus

Parturient montes, nascetur ridiculus mus

Gentile direttore,
grazie al poeta Orazio questo è il modo più immediato ed efficace che abbiamo trovato per descrivere le attese che la Conferenza di Rimini aveva destato, e che invece, dopo tanto rumore, disegna il nostro deluso sgomento nel non vedere neppure il più piccolo risultato.
 
Le montagne hanno avuto i dolori del parto e…non è nato neppure un topolino. Niente! Certo…dobbiamo considerare anche i tempi “tecnici” che forse consigliano (A CHI? PERCHE’?) di attendere prima di far uscire anche un breve testo di conclusioni. L’estate, il caldo…
 
Come CISL Medici non vogliamo ripetere quel che scriviamo e sosteniamo da sempre, però ci sia consentito almeno dissociarci da coloro i quali accettano silenti di assistere – spettatori paganti e NON privilegiati, anche se non sembrano rendersene conto – al cinico smantellamento del SSN e al parallelo, continuo svilimento della loro dignità di uomini e professionisti della salute.
 
Qui non è in discussione – politicamente parlando – solo l’accanimento ossessivo nella acritica riduzione della spesa, come se i medici fossero più o meno tutti afflitti da una strana patologia contagiosa che li porta a prescrivere esami inutili, medicinali inefficaci e cicli di cure evitabili.
 
SE così fosse – la parola “se” scritta in maiuscolo non è un errore – dovremmo interrogarci allora sul perché si manifesta una siffatta patologia, ed indagare scientificamente sulle cause ed il momento del contagio… E’ un agente patogeno che colpisce gli studenti già dal IV anno? Alla discussione della tesi? Ambienti infetti nelle scuole di specializzazione?
 
Noi sosteniamo che quello è l’effetto, non la causa. Il fatto che il Governo ritenga di poter fare bene con poco dimostra che non c’è percezione della reale dimensione del problema. Errore grave, ma pur sempre errore, quindi possibile. Si prova, si misura, ci si accorge che le cose non vanno bene e si rimedia cambiando corso all’azione politica.
Nel caso in specie, invece, in aggiunta alla presuntuosa certezza di aver compreso tutto – sia la situazione in essere e le condizioni che l’hanno creata, sia i necessari cambiamenti per ovviare allo “status quo” – si somma l’apodittica concezione che qualsiasi tentativo di partecipare, di consigliare, di correggere siano soltanto inopportuni ed abusivi tentativi di interferenza da parte di fastidiosi soggetti del tutto non titolati ad intervenire.
Si può fare a meno del sindacato, insomma, e per estensione di tutti coloro i quali non sono in sintonia con l’azione dell’illuminato governo, sia esso nazionale o locale.
 
Quella SI che è una patologia contagiosa (e perniciosa!). Ma, come accennavamo poco sopra, si calpesta impunemente non solo il dettato dell’art. 32 della Costituzione – e questo non ci deve meravigliare, dato che tutti i politici, improvvisamente, si scoprono “padri costituenti” – ma anche il bellissimo inizio della L. 833 del 1978 che a quei principi di tutela della salute individuale e collettiva ispirava tutto l’impianto del SSN.
 
Oggi, dopo tanti anni, cerchiamo sempre più faticosamente di esercitare la professione di medici e garantire i LEA, quasi a dispetto di quanti tentano invece di ridurci al ruolo di servi sciocchi, esecutori di direttive sempre più ristrette che ci impediscono di seguire la scienza che possediamo e la coscienza che ci guida.
 
Nessuno vuole seriamente occuparsi della questione medica. Non il Governo – anche se non possiamo far di tutta l’erba un fascio ed abbiamo più volte apprezzato la sensibilità del ministro Lorenzin su alcune problematiche che le abbiamo sottoposto -, non le Regioni e neppure, cosa più grave, la FNOMCEO, evidentemente, data la scarsità di ascolto e di impulso alla propria azione.
 
Non abbiamo la presunzione di esprimere la verità assoluta, e neppure vorremmo mani completamente libere come certe corporazioni rivendicano, ma è un fatto inoppugnabile che il medico, oggi, non ha spazio, e di conseguenza la salute degli italiani non ha spazio.
 
Non facciamo pericolose e poco produttive distinzioni tra il governo centrale e quello locale. Riteniamo infatti che i già citati LEA, da “livelli ESIGUI di assistenza”, quali sono adesso, stiano rapidamente divenendo “livelli eccessivi di abbandono”, perché c’è una competizione palese tra le regioni a far bella figura spendendo sempre meno, riducendo le prestazioni, chiamando sempre più cittadini a partecipare alla spesa. Lo sconfortante risultato, e basta consultare qualsiasi canale di informazione, è che MILIONI di italiani rinunciano alle cure. Che è un modo ipocrita di dipingere l’assenza dello Stato e la distanza dai propri cittadini, un po’ come quando si dice che “ci sono tanti disoccupati perché c’è poca gente che ha voglia di lavorare”…
 
Ci vogliamo render conto che la salute è la cosa più importante che dobbiamo garantire e salvaguardare? C’è forse qualcosa di più necessario e vitale?
 
O qualcuno che ha famiglia accetterebbe serenamente di tornare a casa, un giorno, e dire ai propri familiari: “ho deciso di spendere un terzo di quello che spendevamo prima per mangiare. Arrangiatevi”. Questo è quello che si fa nella Sanità italiana, con l’odioso e trito ritornello degli sprechi, delle inefficienze, della cattiva sanità che ogni tanto fa notizia, senza che qualcuno abbia la bontà di pensare che quando passano giorni, settimane o mesi senza uno scandalo significa che ci sono stati milioni di diagnosi esatte, persone curate in modo appropriato, interventi operatori eseguiti in modo ineccepibile.
 
Questa e solo questa è la sanità che vogliamo, con un equilibrio nuovo tra Stato e Regioni che garantisca a tutti i cittadini una qualità pari di assistenza. Non possiamo, come medici e italiani, accettare l’idea che nascere o vivere a Nord o a Sud possa costituire un pericoloso discrimine sul livello delle cure che invece tutti possono e devono pretendere ovunque. Già ci piace molto poco l’idea di una Europa a più velocità, figuriamoci se potremmo subire l’imposizione di una Sanità italiana così…
 
E allora, se nessuno si muove, con una tecnica suicida di “surplace” che non produce alcuno scatto successivo, saremo noi, come CISL Medici, a chiamare i colleghi ad azioni più energiche, perché come italiani abbiamo il dovere di far progredire il nostro Paese, come medici di tutelare la nostra dignità, come esponenti sindacali di garantire il rispetto delle giusta retribuzione. Contratti, servizi di qualità a tutti i cittadini e rispetto dell’insostituibile ruolo dei medici.
La barra è saldamente in quella direzione.
 
Biagio Papotto
Segretario nazionale Cisl Medici

Biagio Papotto (Cisl Medici)

13 Luglio 2016

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