Per i medici serve un nuovo patto con la società

Per i medici serve un nuovo patto con la società

Per i medici serve un nuovo patto con la società

Gentile Direttore,
la rotta segnata dalla relazione del presidente Filippo Anelli nel primo Consiglio nazionale del suo mandato non mi stupisce di certo. Conosco il presidente Anelli per la sua perspicacia. Mi stupisce la rapidità, che gli fa onore, nell’indicare che il tempo per un cambio di rotta nella difesa dei valori professionali stia ormai per scadere.
 
L’indice è puntato nel trovare immediate soluzioni, con un cambio di passo, alla profonda crisi dell’esercizio professionale, crisi primariamente identitaria e non solo legata alle incertezze e rapide innovazioni tecnico-organizzative.
 
Il suo è un richiamo forte ad un sincero progetto di serena collegialità anche nella dialettica fra visioni diverse. Il monito è chiaro: noi medici siamo impegnati in un processo di profondo cambiamento, un processo che non è solo italiano ma che particolarmente nel nostro paese sembra svolgersi più al di fuori che dentro gli spazi propri istituzionali della professione.
 
Le idee ci sono e non mancano per riportare il medico, unico e autentico titolare del proprio destino, al centro, protagonista del percorso di evoluzione professionale in corso.
 
Credo che questo sia uno di quei momenti da non perdere in cui i medici dovrebbero ritrovare una “nozione unitaria di essere” per permettere che venga restituito alla professione il vero significato.
 
Bando quindi ai protagonismi personali, alle diatribe interne, pregiudiziali, dettate da rivalità di settore per, facendo tesoro dell’esperienza non certo incoraggiante del passato, ritrovare una base unitaria su pochi ma fondamentali principi.
 
Dobbiamo contrastare la disattenzione della politica che abdica ad una sua funzione importante, quella di sostenere l’ideologia professionale. Bando al piangersi addosso, alla piaggeria nei confronti del politico di turno, bando a visioni fatalistiche delle prospettive come se i processi in atto non potessero che compiersi, dando luogo inevitabilmente ai loro esiti e per questo giustificare un atteggiamento rassegnato.
 
Serve uno scatto di orgoglio che ci permetta di interferire nelle scelte con ricadute perniciose per la professione, senza peraltro sottrarsi dal correggere, contrastare, proporre, governare le diverse dinamiche in corso.
 
Dobbiamo evitare posizioni ideologiche mentre dovrebbe sostenerci sempre l’idea portante di riacquisire il controllo sulle prerogative, che tali devono rimanere, riguardo al contenuto e ai fondamenti della nostra attività lavorativa e alla sua organizzazione; su queste basi dobbiamo ricomporre un nuovo patto con la società.
 
Dobbiamo riprenderci l’autonomia piena,pilastro e fondamento della professione medica.
 
Maurizio Benato
Centro Studi Fnomceo

27 Marzo 2018

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