Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata

Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata

Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata

Gentile direttore, una parte crescente delle vulnerabilità dei sistemi sanitari si concentra nei medicinali essenziali fuori brevetto

Gentile direttore,
una parte crescente delle vulnerabilità dei sistemi sanitari si concentra nei medicinali essenziali fuori brevetto: quelli che costano meno, che vengono utilizzati ogni giorno negli ospedali e sul territorio e che, proprio per questo, rischiano sempre più spesso di non remunerare adeguatamente produzione, investimenti e sicurezza delle filiere.

L’Italia dispone di una delle basi produttive farmaceutiche più importanti d’Europa. Ma il punto non è difendere un comparto industriale in quanto tale. È comprendere che una quota rilevante della continuità assistenziale del Servizio sanitario nazionale dipende da prodotti il cui valore strategico è molto superiore al loro prezzo.

Parliamo di antibiotici, anestetici, anticoagulanti, farmaci cardiovascolari, oncologici e di molte altre terapie essenziali che hanno perso da tempo la protezione brevettuale. La concorrenza di equivalenti e biosimilari ha generato enormi risparmi per il sistema sanitario. È uno dei casi in cui il mercato ha funzionato esattamente come avrebbe dovuto funzionare.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso.

Molti dei medicinali che consentono al sistema di operare quotidianamente rappresentano una quota minima della spesa farmaceutica complessiva. Eppure, continuano a essere governati quasi esclusivamente con una logica di contenimento dei costi.

Il problema non è la concorrenza. Al contrario, la concorrenza va preservata. Il problema nasce quando alla fisiologica pressione competitiva si aggiungono prezzi amministrati rigidi, gare sempre più aggressive, oneri regolatori crescenti e ulteriori meccanismi di recupero della spesa.

In queste condizioni il prezzo basso non è più necessariamente il risultato di un mercato efficiente. Può diventare il segnale di un mercato che sta smettendo di attrarre investimenti e operatori.

La sequenza economica è semplice. Quando i margini si comprimono oltre una certa soglia, le imprese riducono investimenti, capacità produttiva e scorte oppure escono dal mercato. Meno operatori significa minore ridondanza industriale. E quando una filiera dipende da pochi produttori, qualsiasi shock logistico, geopolitico o produttivo può trasformarsi rapidamente in una carenza per pazienti e strutture sanitarie.

I dati meritano attenzione. Secondo le analisi del settore, i costi di produzione dei farmaci accessibili sono cresciuti significativamente negli ultimi anni mentre la redditività media delle imprese è scesa a livelli molto contenuti. Parallelamente aumenta il numero delle gare pubbliche che non ricevono offerte.

È un segnale che dovrebbe preoccupare anche chi considera, correttamente, la concorrenza il miglior strumento per contenere i prezzi. Perché senza concorrenti non esiste più concorrenza.

La Commissione europea ha evidenziato le vulnerabilità presenti nelle filiere dei medicinali critici, spesso caratterizzate da una forte concentrazione produttiva e da una significativa dipendenza da fornitori extraeuropei. Per numerosi farmaci fuori brevetto la produzione dei principi attivi resta largamente concentrata in Asia.

Per questo i medicinali essenziali dovrebbero beneficiare di uno status regolatorio distinto. Non per creare rendite o protezioni. Non per limitare la concorrenza. E neppure per distribuire sussidi. Al contrario, l’eventuale riconoscimento dovrebbe essere circoscritto ai medicinali individuati sulla base di criteri oggettivi: rilevanza clinica, rischio di carenze, assenza di alternative terapeutiche e vulnerabilità documentata della filiera.

Lo scopo sarebbe correggere una contraddizione evidente. Oggi chiediamo a questi prodotti di sopportare la massima pressione economica proprio mentre chiediamo alle loro filiere maggiori investimenti, più capacità produttiva, più scorte e più resilienza.

Il payback sugli acquisti diretti rappresenta un esempio significativo. Il meccanismo ha una sua funzione generale di governo della spesa. Tuttavia, applicarlo indistintamente sia ai farmaci innovativi protetti da esclusiva sia ai medicinali maturi già acquistati attraverso gare competitive significa trattare come identici mercati profondamente diversi.

La questione non è abolire il payback, ma riconoscere che prodotti essenziali e altamente concorrenziali possono richiedere una disciplina differenziata quando la sostenibilità della loro offerta è a rischio.

Lo stesso principio dovrebbe guidare ogni decisione che incida sul prezzo dei medicinali essenziali. Prima di introdurre nuove misure di contenimento, sarebbe opportuno valutarne gli effetti sulla sicurezza degli approvvigionamenti, sulla pluralità degli operatori e sulla robustezza delle filiere produttive. Un risparmio contabile può infatti trasformarsi, dopo pochi anni, in una maggiore vulnerabilità del sistema.

Il Critical Medicines Act europeo si muove già in questa direzione, introducendo strumenti che tengono conto della resilienza nelle politiche di approvvigionamento. L’Italia potrebbe fare un passo ulteriore, adottando un principio semplice: per i medicinali indispensabili al funzionamento del Servizio sanitario nazionale il prezzo non può essere l’unico criterio di valutazione.

La questione, in fondo, non è scegliere tra mercato e sicurezza sanitaria. È riconoscere che la sicurezza degli approvvigionamenti è una delle condizioni necessarie perché il mercato continui a funzionare.

Un sistema che comprime i prezzi fino a scoraggiare investimenti, capacità produttiva e pluralità dell’offerta può produrre risparmi nel breve periodo, ma accumulare fragilità nel lungo termine.

Nel tempo delle crisi geopolitiche, delle guerre commerciali e delle catene del valore globali, garantire la disponibilità di antibiotici, anestetici, anticoagulanti, oncologici e degli altri medicinali essenziali non significa rinunciare alla concorrenza. Significa creare le condizioni affinché la concorrenza possa continuare a esistere.

Perché il costo di una carenza è quasi sempre superiore al risparmio che l’ha preceduta. E perché la capacità di assicurare ai cittadini l’accesso ai farmaci essenziali è una delle espressioni più concrete della libertà di un Paese di prendersi cura di sé stesso.

Riccardo Zagaria
Presidente Egualia

22 Ottobre 2026

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