Gentile Direttore,
il Servizio Sanitario Nazionale italiano, nonostante le crescenti difficoltà, conserva un patrimonio che ha contribuito a renderlo un modello di riferimento: universalità dell’assistenza, elevata qualificazione dei professionisti e un’organizzazione fondata su competenze e responsabilità definite.
Un sistema certamente migliorabile, ma che ha saputo costruire nel tempo un equilibrio tra professionalità differenti, ciascuna con una propria formazione, autonomia e responsabilità.
Negli ultimi anni, tuttavia, questo equilibrio sembra progressivamente indebolirsi. Nuovi modelli organizzativi, carenze di personale e legittime aspirazioni di crescita professionale hanno favorito cambiamenti necessari, ma anche sovrapposizioni di funzioni e zone grigie nelle responsabilità.
Il rischio è che, nel tentativo di rendere la sanità più moderna ed efficiente, si finisca per confondere la semplificazione organizzativa con la qualità dell’assistenza.
È in questo contesto che il disegno di legge C.2700 sulla riforma delle professioni sanitarie rappresenta un’importante occasione di riflessione.
Il problema non è la collaborazione, ma il governo delle competenze
Nella recente intervista a Quotidiano Sanità, il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha richiamato questioni fondamentali: l’insufficiente programmazione del personale, il rischio di realizzare strutture territoriali prive delle professionalità necessarie e la mancanza di un governo complessivo delle professioni sanitarie.
Sono preoccupazioni che condividiamo.
Nella pratica clinica quotidiana, medici, infermieri, fisioterapisti e gli altri professionisti sanitari collaborano abitualmente e con risultati spesso eccellenti.
Il problema nasce soprattutto quando le difficoltà organizzative e la scarsità di risorse spingono a ridisegnare i servizi privilegiando la disponibilità del personale rispetto alle competenze effettivamente necessarie.
Ma una carenza di professionisti non può essere risolta semplicemente attribuendo ad altri le loro funzioni.
E il governo delle professioni, certamente necessario, non può ridursi a una mediazione tra interessi professionali, deve partire dai bisogni di salute, dalle evidenze scientifiche, dalle competenze previste dall’ordinamento e, soprattutto, dalla qualità dei risultati che vogliamo garantire ai cittadini.
La riabilitazione è un esempio concreto di queste problematiche.
Una persona anziana dimessa dopo una frattura di femore, un paziente con esiti di ictus o una persona affetta da una malattia neurologica progressiva non hanno semplicemente bisogno di ricevere prestazioni riabilitative.
Hanno bisogno di una valutazione clinica appropriata, di una prognosi funzionale, di un Progetto Riabilitativo Individuale quando indicato e di interventi coordinati, realizzati dalle diverse professionalità secondo le rispettive competenze.
Il fisiatra assume la responsabilità clinica specialistica del percorso riabilitativo; fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali e gli altri professionisti contribuiscono con la propria autonomia tecnico-professionale e con responsabilità specifiche.
È questa integrazione a garantire una presa in carico completa.
Se però, per ragioni economiche o organizzative, si rinuncia alle competenze necessarie, il rischio è quello di costruire percorsi apparentemente più semplici, ma in realtà meno appropriati , con ritardi nelle decisioni importanti, risultati insoddisfacenti che possono essere anche di grave danno per i pazienti.
E se si fa conto di risparmiare sulla spesa sanitaria su una competenza necessaria, si deve capire che ciò può significare in realtà un aumento della spesa e il più delle volte la riduzione della qualità delle cure, a svantaggio di tutta la cittadinanza che dovrebbe essere garantita dal nostro SSN.
Ed è un rischio particolarmente concreto nei nuovi servizi territoriali, dove la carenza di personale non dovrebbe mai trasformarsi in una diversa e impropria distribuzione delle responsabilità cliniche.
Nuove competenze, responsabilità chiare
Il DDL C.2700 affronta temi importanti: formazione continua, certificazione delle competenze, innovazione tecnologica e responsabilità professionale.
Sono obiettivi condivisibili, che possono contribuire a migliorare il nostro sistema sanitario.
Ma una distinzione deve rimanere chiara.
La formazione accresce conoscenze e abilità. La certificazione le riconosce.
L’attribuzione di nuove competenze professionali richiede invece un preciso fondamento normativo, con la contestuale definizione delle responsabilità.
Le professioni sanitarie devono certamente evolvere, ma attraverso percorsi trasparenti, coerenti con le rispettive funzioni e con la sicurezza dei pazienti perchè la chiarezza delle responsabilità valorizza ciascun professionista e rende più efficace la collaborazione, senza di ostacolare l’autonomia di alcuno, al contrario.
La qualità deve essere il vero obiettivo della riforma
Crediamo che il passaggio decisivo sia proprio questo.
La riforma non dovrebbe limitarsi a stabilire quali nuove competenze possano essere riconosciute o certificate, ma interrogarsi su come esse contribuiscano concretamente a migliorare l’assistenza.
Occorre programmare le professionalità realmente necessarie, garantire percorsi clinici appropriati, definire responsabilità riconoscibili e verificare i risultati ottenuti.
Non basta chiedersi chi possa svolgere una prestazione. Bisogna prima chiedersi quale prestazione sia necessaria, chi debba indicarla e quale risultato ci aspettiamo per quella persona.
Come Associazione Nazionale Fisiatri riteniamo che il confronto parlamentare e i successivi decreti attuativi possano rappresentare un’occasione importante per rafforzare questi principi.
Il nostro Servizio Sanitario Nazionale non ha bisogno di tornare al passato, ma neppure di disperdere quanto di valido ha costruito.
Ha bisogno di professionisti sempre più preparati, capaci di collaborare, con competenze appropriate e responsabilità chiaramente riconoscibili.
Perché una sanità è davvero moderna non quando si limita a cambiare chi fa cosa, ma quando valorizza le competenze di ciascuno per garantire ai cittadini cure migliori, più sicure e appropriate.
Ed è questa, prima ancora di qualsiasi rivendicazione professionale, la riforma che i cittadini meritano.
Donatella Bonaiuti
Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa
Vice Segretario Nazionale ANF – Aderente CIMO
Associazione Nazionale Fisiatri