Professioni sanitarie, la riforma spacca il Parlamento

Professioni sanitarie, la riforma spacca il Parlamento

Professioni sanitarie, la riforma spacca il Parlamento

Gentile Direttore, in Commissione Affari Sociali la maggioranza ha bocciato quasi tutti gli emendamenti dell'opposizione al ddl sulle professioni sanitarie. Rotta la tradizione di larghe intese sulle riforme della salute. La minoranza annuncia battaglia in Aula.

Gentile Direttore, con la ripresa dell’attività parlamentare dopo la pausa estiva, riprenderà ancora in Commissione Affari Sociali della Camera l’esame del disegno di legge governativo A.C. 2700 “Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, dai resoconti parlamentari appare evidente che la stragrande maggioranza degli emendamenti presentati dai gruppi parlamentari di minoranza, per ora, non siano stati accolti dalla maggioranza attuale.

Questo è avvenuto nonostante l’evidente intenzione positiva e propositiva da parte della attuale minoranza di migliorare il ddl governativo senza stravolgerlo anzi arricchendolo facendo proprie le istanze di rinnovamento profondo che sono state espresse dalle rappresentanze professionali, scientifiche e sindacali dei professionisti della salute in particolare nelle audizioni svolte dalla stessa Commissione Affari Sociali nel corso della “Indagine conoscitiva sul riordine delle professioni sanitarie” promossa lo scorso anno dalla stessa Commissione e che erano presenti nel documento finale di tale indagine adottato da tutte le forze politiche.

Si è rotto, così, un sano costume politico da decenni adottato in Parlamento per il quale le leggi riguardanti le riforme formative ed ordinamentali delle professioni della salute venissero adottate all’unanimità o a larghissima maggioranza registrando, così, il massimo consenso unitario e trasversale sui contenuti normativi condivisi da tutti o da quasi tutti i gruppi parlamentari.

Questa volta si è preferito archiviare questo sano costume politico quasi a significare oggettivamente e non so quanto soggettivamente, che l’evoluzione delle professioni della salute non fosse più un patrimonio dell’intera Nazione e delle sue rappresentanze politiche ma si volesse spostare l’area di influenza verso quest’area da parte dell’attuale maggioranza creando un nuovo consenso solo di uno schieramento politico se non una nuova egemonia, mi auguro sinceramente di sbagliare non volendo che la celebre affermazione ripetuta da Marco Antonio nel suo famoso discorso funebre per Cesare nel dramma shakesperiano: “Bruto è un uomo d’onore” sia anche questa volta valida ed efficace.

Non so se nell’esame successivo in Aula della Camera e poi nei lavori al Senato ciò possa realmente accadere per questo mi auguro che la minoranza attuale ripresenti già nell’esame in Aula gli emendamenti che aveva proposti e che non erano stati approvati in Commissione e che la maggioranza riveda la sua posizione facendoli propri quanti più possibili.

Se questo avvenisse, come mi auguro, vincerebbe solo la buona politica ed il buon senso nell’interesse prioritario del rinnovamento e potenziamento del nostro SSN attraverso anche la migliore e più estesa valorizzazione dei professionisti che tutelano la nostra salute promuovendo così il benessere economico, sociale e politico della Nazione e dello Stato.

08 Settembre 2026

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