Psicologia primaria esclusa dal Pansam, necessario allineamento con leggi, modelli regionali e indirizzi Oms Europa

Psicologia primaria esclusa dal Pansam, necessario allineamento con leggi, modelli regionali e indirizzi Oms Europa

Psicologia primaria esclusa dal Pansam, necessario allineamento con leggi, modelli regionali e indirizzi Oms Europa

Gentile Direttore,
la recente pubblicazione del Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM) impone una riflessione sul percorso evolutivo che ha portato alla sua elaborazione, in particolare alla luce delle trasformazioni generate dalla pandemia, ma anche per una più ampia e necessaria valorizzazione della psicologia come scienza sanitaria essenziale per la promozione del benessere psicologico e la prevenzione del disagio prima che si aggravi in patologia psichiatrica.

Ritengo quindi utile ripercorrere i principali sviluppi normativi in materia:

  • Nella scorsa legislatura, la senatrice Paola Boldrini presentò una proposta di legge per istituire la figura dello psicologo delle cure primarie. Nonostante l’ampio consenso raccolto, l’iter fu interrotto dallo scioglimento anticipato delle Camere.
  • Nell’attuale legislatura, l’onorevole Luciano Ciocchetti ha rilanciato la proposta, seguita da iniziative analoghe da parte di vari gruppi parlamentari. La Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato all’unanimità un testo unificato (in attesa di finanziamento statale) per l’istituzione del servizio di psicologia primaria nelle aziende sanitarie locali
  • Le Regioni Puglia e Campania hanno avviato autonomamente i primi progetti legislativi regionali, con copertura economica propria. Il Governo ha impugnato tali leggi, in seguito la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimità dell’iniziativa regionale.
  • altre Regioni (Piemonte, Toscana, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Friuli, Umbria, Abruzzo, Calabria, Sicilia) hanno varato provvedimenti simili. Attualmente, la maggioranza delle Regioni italiane – rappresentative di circa 41 milioni di cittadini – ha avviato il processo normativo per istituire la figura dello psicologo di cure primarie.
  • Il ruolo è stato inoltre incluso tra le dotazioni delle Case di Comunità secondo quanto previsto dal DM 77/2022.

Il Testo Unificato e le leggi regionali delineano con precisione le caratteristiche dello Psicologo di assistenza primaria: un professionista che opera a un primo livello, non specialistico, volto alla prevenzione, un intervento di prossimità, vicino ai luoghi di vita delle persone e alla ricostruzione del benessere psicologico, in sinergia con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. È prevista una formazione post-laurea specifica in cure primarie e l’assenza di precedenti rapporti con il SSN.

Il principale target d’intervento sono le problematiche ansioso-depressive di grado medio lieve, le problematiche degli adolescenti e dei giovani adulti, particolarmente colpiti da ecoansia, conflitti geopolitici e altre forme di disagio, come evidenziato dall’OMS Regione Europea. In linea con questo approccio, i Ministri della Salute europei hanno sottoscritto a Parigi un patto che richiama l’impostazione italiana delle leggi regionali, con l’erogazione dei servizi psicologici incardinata nei Distretti sanitari, in particolare nelle Case di Comunità.

Sarebbe stato logico, dunque, che il PANSM recepisse e valorizzasse questa impostazione ampiamente condivisa. Invece, il Piano – redatto prevalentemente da psichiatri – non ha coinvolto il CNOP, ossia l’organo istituzionale della professione psicologica, riconosciuto dalla legge Ossicini n. 56 del 1989, la quale all’art. 1 sancisce che la professione di Psicologo comprende attività di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Quindi siamo in presenza di una professione sanitaria che, in base alla vigente legislazione italiana è coprotagonista a pieno diritto e titolo della salute mentale e del benessere psicologico.

Nel PANSM si legge invece:

“[…] all’interno della microequipe dedicata, la figura dello psicologo psicoterapeuta […] selezionato con specifiche competenze psicoterapeutiche e formato al lavoro territoriale […]”.

Questa formulazione non riconosce il modello dello psicologo di assistenza primaria, inserito nelle Case di Comunità, con formazione dedicata e non necessariamente psicoterapeutica. L’inquadramento nel Dipartimento di Salute Mentale (DSM), come previsto dal PANSM, subordina gli interventi alla disponibilità economica del DSM stesso e relega la prevenzione a un ruolo marginale.

Di segno opposto è invece il Testo Unificato adottato come testo base dalle Commissioni parlamentari (C. 814, C. 1034, C. 1140, C. 1171, C. 1228, C. 1262, C. 1300), che definisce con chiarezza:

  • il diritto all’assistenza psicologica (Art. 1);
  • l’istituzione del servizio di psicologia primaria nei distretti sanitari (Art. 2);
  • i compiti dello psicologo di assistenza primaria, centrati su accessibilità, tempestività, prevenzione, educazione, interventi domiciliari, supporto alle cronicità e collaborazione territoriale (Art. 3);
  • i modelli organizzativi e le modalità d’integrazione con il sistema sanitario (Art. 4);
  • i criteri per l’iscrizione agli elenchi regionali e la regolamentazione convenzionale (Art. 5).

Le leggi regionali già in vigore rispecchiano questa impostazione, orientata alla prossimità, alla prevenzione, all’integrazione e alla sostenibilità.

Non è chiaro perché il PANSM abbia scelto di ignorare questa prospettiva così strutturata e condivisa. Un’ipotesi preoccupante è che si voglia riaffermare un ruolo centralizzante del DSM, camuffato da “dipartimento integrato e inclusivo”, che include anche funzioni non pertinenti – come la neuropsichiatria infantile o le consulenze richieste dai tribunali ai consultori – distorcendo la funzione psicologica in senso clinico-forense.

È auspicabile, quindi, che Governo, Regioni ed enti locali, insieme alle rappresentanze ordinistiche, scientifiche e sindacali della psicologia, integrino il PANSM affinché sia compatibile con la normativa vigente, con i modelli regionali già attuati e con gli indirizzi dell’OMS e dei ministri europei della salute.

Sarebbe questa la vera risposta per contrastare il disagio psicologico e promuovere il benessere delle giovani generazioni e, più in generale, di tutta la cittadinanza.

Saverio Proia

24 Luglio 2025

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