Può un ospedale di area disagiata fare coi soldi pubblici una area di intensiva post-operatoria? Nelle Marche governate dal centrodestra sì

Può un ospedale di area disagiata fare coi soldi pubblici una area di intensiva post-operatoria? Nelle Marche governate dal centrodestra sì

Può un ospedale di area disagiata fare coi soldi pubblici una area di intensiva post-operatoria? Nelle Marche governate dal centrodestra sì

Gentile direttore,
ho avuto molte volte modo di presentare qui su QS la evoluzione populista del governo della sanità marchigiana ad opera della Giunta di centrodestra che si è insediata nell’ ottobre 2020 dopo 25 anni di governo regionale da parte del centrosinistra. Ho avuto modo in particolare di fare presente come il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale vada contro il DM 70 in modo sfacciato e di come lo stesso Piano contenga una serie infinita di promesse impossibili da mantenere. Ma la pistola fumante che dimostra come il centrodestra abbia il braccino corto a livello centrale e sperperi letteralmente le risorse pubbliche nei suoi bacini elettorali locali la troviamo nei progetti di edilizia sanitaria della Regione Marche. Non a caso l’Assessore ai Lavori Pubblici è Francesco Baldelli ex sindaco di Pergola che con Fratelli d’Italia ha fatto alle regionali il pieno di voti proprio come difensore dell’Ospedale di quel Comune.

L’Ospedale di Pergola ha, come tutti i piccoli ospedali delle Marche e d’Italia, dietro una bella storia di impegno di amministratori e cittadini per avere una propria struttura. Ma poi il ruolo degli ospedali è cambiato come pure la loro organizzazione e nelle Marche i 40 piccoli ospedali esistenti al tempo del primo Piano Socio-Sanitario Regionale (1983-1985) sono passati poi negli anni prima a 18 nel 1998, poi a 15 nel 2004 e infine a 3 negli ultimi anni. Questi ultimi tre ospedali in base al DM 70 /2015 sono stati classificati come ospedali di area disagiata. L’Ospedale che qui ci interessa come caso di studio è quello di Pergola riconosciuto sin dai tempi della spending review come ospedale da mantenersi per via della sua collocazione geografica (che qui non mettiamo in discussione).

Il DM 70 è molto chiaro quanto natura delle attività che vanno previste indicativamente negli ospedali di area disagiata: una attività di medicina generale con un proprio organico e circa 20 posti letto, una chirurgia generale votata alla chirurgia programmata a ciclo breve con eventuali ricoveri ordinari da effettuarsi nei posti letto della Medicina Generale e un Pronto Soccorso con un proprio organico medico dotato dei necessari requisiti di specializzazione e messo a disposizione dal Dipartimento di Emergenza e Accettazione competente per territorio. Ovviamente questi requisiti organizzativi sono molto difficili da rispettare di questi tempi per cui al momento all’Ospedale di area disagiata di Pergola la Medicina Generale, responsabile a parte, si avvale di medici di una cooperativa privi dei necessari requisiti come medici “di reparto” e al posto del Pronto Soccorso opera un Punto di Primo Intervento (PPI) con un proprio organico infermieristico e con medici pure messi a disposizione dalla cooperativa. Il ricorso a queste soluzioni (ricavabili da un allegato alla Determina, la con cui l’Azienda Sanitaria Territoriale ha cercato di provvedere alla acquisizione del personale necessario alla gestione della situazione) è stato l’unico modo per rispondere alla pressione della politica che vuole Pergola come ospedale “vero”. La presenza presso l’ospedale di un postazione dell’emergenza territoriale (POTES) con un medico formato, un infermiere e un autista non modifica il quadro appena descritto.

Fino a qui siamo più o meno nel quasi fisiologico, e cioè nel tentativo di dare comunque una risposta alla popolazione cui gli atti “assegnano” un ospedale di area disagiata come riferimento. Una risposta discutibile sul piano della sicurezza (assenza di una guardia interna formata) e della efficienza (un PPI e una POTES per pochi accessi e trasporti al giorno), ma comunque comprensibile quantomeno in via transitoria. Dove invece siamo sul francamente patologico è quando analizziamo il progetto di edilizia sanitaria previsto per l’Ospedale di Pergola dal suo ex Sindaco oggi Assessore ai Lavori Pubblici. Nel capitolato tecnico prestazionale relativo al progetto di adeguamento del nuovo Ospedale di Pergola allegato al decreto n. 121 del 26 giugno 2023 del dirigente del settore edilizia sanitaria, ospedaliera (importo complessivo stimato di 29 milioni di euro circa), si prevede tra l’altro:

  • un nuovo blocco operatorio dotato di due sale operatorie ISO 5 di superficie minima almeno pari a 40 metri quadri;
  • un reparto di chirurgia generale di 20 posti letto;
  • un’area di Terapia Intensiva Postchirurgica dotata di n 4 posti letto.

Tutto questo in un ospedale di area disagiata che dovrebbe svolgere solo attività di chirurgia a ciclo breve senza letti di degenza ordinaria. Sul resto del progetto (e quindi su quello che manca per arrivare a quei 29 milioni di euro di spesa prevista) sorvolo. Come sorvola il Ministero su tutto quello che fa la Regione Marche in tema di programmazione ed edilizia ospedaliera. Continuerò sempre a chiedermi se questo sia complicità, distrazione o incompetenza. O il semplice frutto di un gioco di squadra del centrodestra per cui in periferia dove si vota tutto si concede, mentre al centro dove si governa tutto si nega.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

04 Settembre 2023

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