Quali rischi nell’affidamento ai privati di servizi nella salute mentale?

Quali rischi nell’affidamento ai privati di servizi nella salute mentale?

Quali rischi nell’affidamento ai privati di servizi nella salute mentale?

Gentile Direttore,
in questa situazione in cui la realistica descrizione dello distruzione sistematica della sanità pubblica rischia per paradosso di suggerire ipotetici vantaggi di quella privata, ancora una volta l’ambito della salute mentale rappresenta un terreno dove le contraddizioni emergono evidenti, portando elementi di inquietante chiarezza.

Fino ad un accordo del 2012, sollecitato dalle varie proteste delle Associazioni di pazienti e familiari, le Assicurazioni non consentivano la stipula di polizze sanitarie ai malati psichici. Da allora questo ostacolo dovrebbe essere superato, ma solo in maniera molto parziale: le Assicurazioni consentono la stipula di polizze, ma queste non coprono i costi per le malattie mentali.

Come a dire: si assicurino pure, ma non chiedano copertura delle spese per la loro patologia principale, ma solo per tutte le altre che possono capitare.

Non è certo poco, dal momento che la letteratura e l’esperienza confermano l’alto rischio di malattie organiche per i pazienti psichici e la aspettativa di vita drammaticamente più bassa.

Però il problema centrale rimane, e questo apre a talune considerazioni.

La prima è che, se guardiamo gli altri ambiti che sono esclusi, ci colpisce la presenza dei trattamenti di medicina estetica e delle conseguenze di sport acrobatici aerei, facendoci sorgere il dubbio su cosa poggi il motivo del rifiuto, dal momento che ci sentiamo di escludere la vicinanza delle malattie mentali a questioni estetiche o acrobatiche.

Non possiamo pensare infatti che si ritenga la malattia mentale un rischio che si corre volontariamente, per un vezzo di cui si potrebbe fare a meno, per cui dobbiamo necessariamente pensare che questa esclusione faccia riferimento ad altri motivi, la cui comprensione forse sarebbe molto importante anche per aiutare la attuale psichiatria italiana ad uscire dalla sua crisi.

Una prima ipotesi è che la Assicurazioni non ritengano che i trattamenti fatti in Italia non abbiano una reale garanzia di efficacia, tale da giustificare una copertura economica (traduco: non valgono i soldi che costano) e questo sarebbe un problema serio, anche perché sappiamo la grande attenzione con cui, sulla base dei dati, le Assicurazioni costruiscono polizze e premi; sappiamo peraltro che negli USA, dove sono altrettanto attenti, sono rimborsati invece diversi trattamenti EBM, che i servizi italiani però raramente sviluppano e su cui molta psichiatria nostrana è critica per motivi ideologici.

Una seconda ipotesi – in fondo legata alla prima – è che vi sia la idea che i trattamenti psichiatrici siano comunque un pozzo di cui non si intravvede il fondo e che richiedono un intervento troppo oneroso di risorse, per le quali nessun premio è garanzia sufficiente. E sarebbe ora che anche su questo ci fosse un po’ di chiarezza e le rilevazioni del Ministero passassero da fotografare servizi a ricostruire i percorsi dei pazienti, i loro costi effettivi, correlandoli alle pratiche, variegate e non sempre EBM, che sono utilizzate dai servizi, talvolta per scelta, spesso per necessità legata a visioni strategiche carenti e risorse inadeguate.

Forse sarebbe il caso di riflettere su questi aspetti, non certo per sperare in una polizza assicurativa privata, ma per adeguare le prassi dei servizi a quanto eticamente e scientificamente dovuto ai pazienti.

Comunque sia, la situazione nel suo compresso apre a questo punto altre due questioni cruciali.

La prima è che si sottolinea drammaticamente, ancora una volta, la differenza fra pubblico e privato, che viene spesso dimenticata dai cittadini e dai politici. Che comunque il pubblico eroga servizi finalizzati alla salute garantendoli non in base alle leggi del mercato, ma in base ai diritti dei cittadini in quanto tali: il famoso Art. 32 della Costituzione; e che invece il privato può ragionare solo in termini economici e, in questi termini, la salute non è il fine, ma il mezzo con cui si raggiunge il profitto. Nella salute mentale le logiche economiche del privato attualmente in Italia non sono in grado di assicurare nulla e grazie all’Art 32 e alla Legge 833/78 i malati psichici possono contare su cure che altrimenti non avrebbero. Ma se questa è la logica, riguarda veramente solo i malati psichici, i problemi estetici e gli sport aerei acrobatici?

La seconda è come questa realtà della diversa finalità fra pubblico e privato si accordi con il costante e sempre maggiore affidamento ai privati di servizi nella salute mentale (nel Veneto siamo oltre il 51% della spesa) e quale garanzia questi possano offrire nel seguire la doverosa logica del servizio pubblico e non quella del profitto privato.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

Andrea Angelozzi

06 Febbraio 2023

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