Qualità sanità pubblica e privata. L’Italia non è la Gran Bretagna

Qualità sanità pubblica e privata. L’Italia non è la Gran Bretagna

Qualità sanità pubblica e privata. L’Italia non è la Gran Bretagna

Gentile Direttore,
nei giorni scorsi Quotidiano Sanità ha pubblicato un articolo dal titolo “Studio su BMJ evidenzia migliori performance della sanità pubblica rispetto a quella privata". Rispetto ai suoi contenuti ritengo doveroso fare alcune precisazioni e proporre qualche considerazione.
 
Nel sottotitolo dell’articolo sono riportate le conclusioni dell’articolo: “sulla relazione pubblico-privato sarebbe auspicabile che anche in Italia si producessero studi empirici supportati da evidenze, ancor meglio se multidisciplinari, per fornire all’opinione pubblica l’opportunità di capire e difendersi dalla martellante campagna stampa di soloni neoliberisti o “interessati” suggeritori dei rimedi “privatistici” alle carenze del SSN”.
 
Lascio alla considerazione dei suoi lettori attenti la valutazione sulla opportunità di affermazioni così arroganti e sulle insinuazioni che ad esse si accompagnano.
 
Mi permetto, invece, di fare presente:
1. Gli autori dell’articolo scrivono “non potendo in tempo ragionevole esprimerci sulla robustezza del rapporto Innogea, peraltro organismo di consulenza di AIOP, quindi non terzo……”
Precisazione: Innogea non è “organismo di consulenza di AIOP” ma una società di consulenza che da oltre 15 anni opera nel settore della Sanità ed attualmente assiste più di 100 strutture sanitarie in tutta Italia; in questa veste è stata chiamata da AIOP a fornire supporto metodologico e tecnico al gruppo di studio appositamente costituito per condurre la ricerca.
Considerazione: non essendo stata segnalata da alcun settore della Sanità la necessità urgente di leggere un articolo degli estensori, questi avrebbero potuto prendersi tutto il tempo necessario per verificare la “robustezza” del rapporto e, solo dopo, scrivere l’articolo confutando, se in grado, i dati e le analisi contenute nel rapporto.
 
2. E’ quantomeno singolare che gli autori dell’articolo affermino che le certezze dell’Assessore alla Salute della Lombardia sono “assolutamente contraddette da quanto va evidenziandosi in Gran Bretagna” (sic!). Gli autori dell’articolo citano lo studio “Health systems should be publicly funded and publicly provided” che è, appunto, centrato sulla realtà del Sistema Sanitario Nazionale Inglese e non contiene dati significativi sulla realtà di quello italiano, che ha marcate differenze. Sta di fatto che, dati alla mano, la Lombardia è la Regione nella quale si registra la migliore qualità delle cure ed è la Regione nella quale la quota di prestazioni sanitarie erogate dall’Ospedalità privata è pari al 40%, a fronte del 23% a livello nazionale.
 
3. La ricerca dell’AIOP non si basa su risultati di studi randomizzati o revisioni sistematiche che, come noto, vengono condotti su campioni più o meno rappresentativi dell’universo di riferimento, ma su dati oggettivi e certificati che riguardano tutte le strutture ospedaliere pubbliche e private.
 
4. Lo studio AIOP analizza esiti clinici ed è stato effettuato sui dati del Ministero della Salute, tratti dalle Schede di Dimissione Ospedaliera. Parliamo, quindi, di ricoveri e non di prestazioni di specialistica ambulatoriale; e in Italia, come noto, i ricoveri sono gratuiti per tutti, ricchi e poveri. Per il resto, overdiagnosis ed overtreatment sono problemi che affliggono in misura uguale il pubblico ed il privato in ogni Paese e che hanno la loro principale causa nella “medicina difensiva” di cui gli Stati Uniti hanno la primogenitura.
 
5. Gli autori degli studi citati nell’articolo del BMJ “segnalano che il NHS si occupa di casi complessi, condizioni croniche e complicazioni, e investe nella formazione del personale, mentre il settore privato seleziona i casi semplici e ovvi e raramente fornisce formazione.”  Come sanno gli addetti ai lavori, gli esiti clinici del Programma Nazionale Esiti analizzati dallo studio AIOP sono quelli “adjusted”, sottoposti, cioè, ad una procedura di “aggiustamento” del dato grezzo che tiene conto, appunto, di fattori quali il genere, l’età, le comorbilità presenti nel ricovero in esame o nei ricoveri dei due anni precedenti. Quanto al tema della formazione continua in medicina, in Italia, come in Inghilterra, è obbligatoria per tutto il personale sanitario ed è oggetto di verifica in sede di rilascio e rinnovo dell’accreditamento istituzionale.
 
6. Lo studio citato afferma: “L’erogatore privato è meno efficace e meno efficiente”. Non mi sembra che i dati del PNE dicano questo (almeno in Italia). L’indicatore di efficacia per eccellenza è, senza dubbio, l’esito clinico; riporto, come risposta all’affermazione, solo alcuni esempi:
– Infarto Miocardico Acuto- percentuale di pazienti trattati con PTCA entro 2 giorni: ospedali pubblici 44,67 – strutture private 56,32
– Interventi per frattura del collo femore in pazienti over 65 effettuati entro 2 giorni: ospedali pubblici 50,89 – strutture private 67,16
– Colecistectomia laparoscopica – percentuale di degenze < 3 giorni: ospedali pubblici 70,92 – strutture private 80,86
 
Potrei continuare con tutti i 25 indicatori, ma sarebbe troppo lungo per un articolo gentilmente ospitato da un quotidiano.
 
Vittorio Scaffidi Abbate
Direttore del board scientifico di Innogea

17 Maggio 2019

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