Quando il potere decide la verità scientifica: dal caso Trump al paradosso della psichiatria italiana

Quando il potere decide la verità scientifica: dal caso Trump al paradosso della psichiatria italiana

Quando il potere decide la verità scientifica: dal caso Trump al paradosso della psichiatria italiana

Gentile Direttore,
la vicenda relativa a Trump ed il paracetamolo mi ha dato molto da pensare. Un esecutivo entra in maniera importante in un dibattito scientifico, decidendo a quali lavori scientifici dare credito, in violazione delle norme che si sono con il tempo consolidate nell’ambito della ricerca. Il tutto corredato poi da “prove” quali il sentito dire, “ma non ho conferme”, che a Cuba non si usa paracetamolo e non c’è autismo.

Ma come?! Gli anni passati a studiare Popper, Feyerabend, Kuhn, Lakatos buttati al vento, con tutti i problemi relativi a verificazione, falsificazionismo e tradizioni di ricerca per cercare di definire cosa fosse scientifico e, ancora di più, cosa fosse vero in senso scientifico, tagliati via con un solo colpo di spada!

Anche se non dovevo sorprendermi dato che da sempre un autore come Foucault aveva sottolineato il rapporto fra poteri e sapere.

E non oso pensare al turbamento di chi ha passato anni a studiare le infinite variabili coinvolte nell’autismo, per trovarsi poi spiazzato da una verità così semplice, imposta col potere governativo. Perché è questo poi l’aspetto che colpisce maggiormente: che si comunica ad un nazione ed ai media che è un esecutivo politico che decide quale è la eziologia e la cura giusta e lo fa violando qualunque regola precedente in materia di dibattito scientifico, suggerendo in fondo che da ora in poi la “verità” in ogni ambito verrà decisa per decreto.

Ma forse non è una novità … passata la prima reazione di stupore mi sono domandato se per caso non è quello a cui assistiamo da decenni in psichiatria in Italia. Di un esecutivo politico a livello regionale che di fatto spesso stabilisce quelle che sono scelte organizzative e di conseguenza terapeutiche, sulla base di motivi altro rispetto ad un sapere che comunque, al di là dei tanti dibattiti e posizioni, qualche cosa dice. E prescindendo anche dai dati che hanno il paradosso, ove sono pazientemente raccolti, di non essere in genere nemmeno guardati.

Certo, appartengo ad una generazione dove un grande insegnamento era stato che il quadro sociale e politico ha un suo peso e ruolo nel decidere cosa la scienza studia e con quale prospettiva, influenzandone i risultati, e che le scelte, che hanno conseguenze sociali, sono anche politiche. Ma qui non si tratta di una tale finezza di storia sociale della epistemologia. Si tratta di non porsi proprio il problema e continuare a prendere (o non prendere) spesso decisioni per risorse ed organizzazione, che non potrebbero prescindere da un qualche sapere psichiatrico e da quello che ci dicono letteratura e dati, senza però che se tenga conto.

E’ un po’ il paradosso per Direttori di UOC e Dipartimento vengono scelti, sulla base di quanto dicono norme e sentenze, non in base ad una competenza accertato, ma in base ad un “rapporto fiduciario” di idoneità con la progettualità già decisa dalle direzioni strategiche delle ASL, e che poi si trovano a doversi confrontare da posizione subalterna su scelte specifiche con manager che pensano di sapere tutto in tutti gli ambiti.

Sono rare, ma forse è una mia lacuna, norme regionali sulla organizzazione della salute mentale con una adeguata bibliografia ed una analisi attenta dei dati. Quanto ai documenti nazionali spesso la bibliografia c’è (molto meno la analisi dei dati), ma poi di fatto sono solo linee di indirizzo, su cui poi saranno le Regioni ad essere sovrane.

In tutto questo credo che gli operatori della Salute Mentale abbiano il diritto di sentirsi offesi per la assoluta noncuranza con cui sono trattati i dati regionali, pubblicati dal Sistema informativo della salute mentale, che hanno pazientemente alimentato per anni. Per non parlare degli operatori della neuropsichiatria infantile, dove la programmazione viene spesso fatta in completa carenza di dati.

E di sentirsi offesi per un sapere che hanno conquistato con lo studio e con la pratica, che scoprono costantemente che non interessa a nessuno.

Alla fine Trump non fa che rappresentare una volta di più che conta più il potere che la competenza, suggerendo che non sono così lontani i tempi in cui il Cardinale Bellarmino sosteneva la “verità” ufficiale che la luna era, per motivi aristotelici, una sfera perfettissima, per cui, non solo i crateri visti da Galileo non esistevano, ma andava anche punito chi lo sosteneva.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

Andrea Angelozzi

26 Settembre 2025

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