Quando parlare male della sanità lombarda era un “tabù”

Quando parlare male della sanità lombarda era un “tabù”

Quando parlare male della sanità lombarda era un “tabù”

Gentile Direttore,
fino all’emergenza pandemica il modello sanitario lombardo era un’eccellenza per definizione ed era un tabù parlare di “disorganizzazione” del sistema lombardo. Gli “intoppi” che hanno caratterizzato la prima fase hanno ricordato ai più che la legge Maroni era sperimentale e che nel 2020 scadeva il termine per il Ministero di dare un giudizio sulla sperimentazione delle ATS e ASST. Dopo una prima difesa d’ufficio della Legge 23 del 2015 da parte della maggioranza, si è fatta sempre più evidente la necessità di rivedere la normativa in quanto, oltre a non essere rispettosa delle norme nazionali, ha dimostrato tutti i suoi limiti operativi.

Essenzialmente alle ATS è affidata la programmazione dell’attività e la contrattualizzazione degli enti pubblici e privati in conformità a un principio di equiparazione che, nell’ambito della competizione e concorrenza di mercato, dovrebbe meglio rispondere ai bisogni dei cittadini. In realtà questo modello ha principalmente favorito l’espansione della sanità ospedaliera (sempre più privata) a discapito della medicina territoriale e più vicina ai cittadini. Con un meccanismo che ha portato i privati a specializzarsi nelle prestazioni ospedaliere maggiormente remunerative.

Sulla base di queste considerazioni ho depositato tre proposte di legge che abbracciano questi “items” e cioè la creazione di una ATS Unica in luogo delle 8 esistenti, le Case della Comunità, in risposta alle esigenze della medicina territoriale e una disciplina della contrattualizzazione degli enti che preveda l’assolvimento ai bisogni dei cittadini principalmente con l’offerta di enti pubblici e, in modo integrativo, tramite gli enti privati.

Nella relazione con cui Agenas ha sostanzialmente “bocciato” la sperimentazione e ha assegnato un periodo per allineare la legislazione lombarda a quella nazionale, si raccomandava tra l’altro la previsione di una ATS Unica sul modello esistente in Veneto, Liguria e le Marche. Complice l’avvicendamento tra l’Assessore Gallera e Letizia Moratti, a oggi non c’è una proposta della Giunta regionale ma nemmeno delle altre rappresentanze politiche regionali.

La cosa è curiosa perché, nel vuoto lasciato dalla proposta della Giunta, i consiglieri dovrebbero legittimamente aspirare a colmarlo con le proprie proposte. Incredibilmente però a oggi ancora nessuna proposta è depositata se non le tre a firma M5S. Per cercare di ridare dignità alle assemblee legislative, sempre troppo ridimensionate dall’attività del potere esecutivo, è necessario dibattere nella sede consiliare su come superare la sperimentazione.

Per questo motivo ho proposto al Ministro della Salute e al Presidente del Consiglio regionale che si possa procedere con un ciclo di conferenze che, anche tramite la presenza di AGENAS quale ente super partes, possano approfondire i diversi modelli esistenti e aiutare i consiglieri in tale percorso. A cominciare dalla proposta di ATS Unica che fin dall’anno scorso, proprio su queste pagine, avevo iniziato a proporre.  

Viste anche le difficoltà incontrate da ARIA sono necessarie che tutte le attività amministrative, contabili e generali e di ICT siano accentrate in un unico soggetto che, ricevute le indicazioni politiche, le traduca in attività operative così che possano essere eseguite dalle ASST a pura vocazione territoriale e dalle Aziende Ospedaliere per la cura principalmente delle acuzie. In tale situazione, che potremmo definire di “holding”, in cui le attività di supporto sono centralizzate in ottica di efficientamento, tutte le attività di tipo sanitario sono svolte sul territorio tramite 12 ASST che abbiano al loro interno distretti e un numero adeguato di Case della Comunità. A equilibrare un rafforzamento del centro, in ottica di programmazione e sostegno dell’attività periferica, il ruolo della Casa della Comunità è propri teso al coinvolgimento degli enti locali nell’ambito di un equilibrio dei poteri.

Rispetto invece all’ideologica competizione tra pubblico e privato, occorre riaffermare una necessità pianificatoria che veda l’assolvimento dei compiti del sistema sanitario tramite adeguate risorse, e in particolare per l’assunzione di personale adeguato. Sull’assunto che il mercato della salute non è compatibile con un sistema concorrenziale in cui l’offerta determina un miglioramento delle prestazioni (supply side economics nella moderna rivisitazione della Legge di Say), ma si debba preferire una pianificazione dell’uso delle risorse in modo da ottimizzarne l’utilizzo. In tal senso la contrattualizzazione degli enti privati dovrebbe avvenire nel rispetto della disciplina della normativa comunitaria sugli appalti ed essere svolta da ATS Unica.

Marco Fumagalli
Consigliere regionale della Lombardia M5S

Marco Fumagalli

21 Aprile 2021

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