Gentile direttore,
la spesa sanitaria in Italia ha sfiorato nel 2016 i 150 Miliardi, una cifra che può sembrare spaventosa e che già oggi condiziona le scelte di Governo e Regioni. Se rapportata al nostro PIL, tuttavia, questa spesa rappresenta “appena” l’8,9% del reddito nazionale, una percentuale decisamente inferiore a quella di altri Paesi con cui normalmente ci confrontiamo quali Germania (11,3%), Francia (11%) e Regno unito (9,7%) (fonte dati Istat).
Ma questo numero va attentamente valutato. Non tutta la spesa, innanzitutto, è coperta dal bilancio pubblico: già oggi il 25% è a carico delle famiglie che se ne fanno carico direttamente o attraverso le assicurazioni sanitarie private. Esistono inoltre costi nascosti, difficili da quantificare ma non per questo meno preoccupanti, legati ad oneri di assistenza impropriamente scaricati sulle famiglie e a un fenomeno crescente di “povertà sanitaria”: fasce crescenti di popolazione rinunciano a curarsi creando situazioni di degrado ed esclusione che non dovrebbero esistere in un Paese che ha posto il diritto alla Salute come uno dei pilastri della propria costituzione.
Partendo da una situazione già così critica l’invecchiamento demografico e l’aumento della speranza di vita faranno ulteriormente lievitare la domanda di cura con dinamiche a cui la finanza pubblica farà molta fatica a far fronte. Ma non è solo un tema di finanza pubblica, si tratta di un problema che può mettere a rischio la tenuta sociale del nostro Paese. Una sola è la strada per rispondere a questa vera e propria emergenza, a questa preoccupante divaricazione tra bisogni e risorse disponibili, ed è l’innovazione.
Gli 11 anni di ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano hanno messo in luce come per essere efficace l’innovazione in Sanità debba essere al tempo stesso tecnologica, farmaceutica, organizzativa e normativa.
– L’innovazione farmaceutica consente sempre più la gestione di patologie per le quali erano in precedenza necessarie lunghe, dolorose e costose terapie ospedaliere. La diffusione dei farmaci innovativi, il cui costo elevato è legato agli investimenti nella ricerca farmacologica e clinica necessari al loro sviluppo, va valutata alla luce degli enormi vantaggi che questi possono portare.
– L’innovazione tecnologica, ed in particolare quella legata al digitale, rappresenta una delle chiavi fondamentali per trovare nuovi equilibri che rendano più sostenibile il sistema di cura. Applicazioni come la Cartella Clinica Elettronica, il Fascicolo Sanitario Elettronico e la Telemedicina, consentono non solo di rendere più efficienti le aziende ospedaliere, ma anche di spostare la cura verso il territorio e fare empowerment sul paziente. Con gli sviluppi delle applicazioni dei Big Data e dell’artificial intelligence sarà possibile supportare le decisioni cliniche, migliorando l’appropriatezza ed evitando sprechi e possibili abusi.
– L’innovazione organizzativa è essenziale per accompagnare e consentire l’innovazione tecnologica e farmaceutica che, senza appropriati ripensamenti dei processi e dei modelli organizzativi, rischierebbero di risultare soltanto nuovi costi. La riorganizzazione delle aziende sanitarie e lo sviluppo di nuove competenze e professionalità tra gli operatori, sono le due rappresentano soltanto due delle aree di intervento indispensabili per accompagnare l’evoluzione del sistema sanitario.
– L’innovazione normativa e Istituzionale, infine, rappresenta un quarto indispensabile tassello per rendere sostenibile la Sanità in Italia. Occorre innanzitutto trovare il giusto equilibrio tra autonomia e responsabilità. Occorre evitare che la frammentazione delle scelte regionali e aziendali facciano sempre più emergere modelli sanitari disomogenei e in parte incoerenti tra loro, ma occorre anche consentire alle Regioni uno spazio di programmazione delle attività e delle scelte di investimento che non possono che dipendere dalle peculiarità territoriali. Un secondo elemento su cui l’innovazione normativa può incidere è la “medicina difensiva”, quella patologica tendenza degli operatori sanitari ad assecondare le richieste dei pazienti e prescrivere farmaci ed esami, anche quando sono consapevoli siano superflui, per non incorrere in possibili iniziative giudiziarie. Un esempio virtuoso in tal senso è la legge Gelli-Bianco che concorre a ridefinire princìpi e confini della responsabilità professionale degli operatori sanitari.
Infine un ulteriore elemento che richiede un’innovazione dal punto di vista normativo riguarda il Procurement: il nuovo Codice dei Contratti Pubblici ha di fatto equiparato gli acquisti di beni e servizi per la Sanità a quelli di commodities o a quelli tipici dei lavori pubblici, senza pensare a quello spazio di flessibilità indispensabile quando gli acquisti riguardano tecnologie avanzate, sistemi informativi e servizi progettuali. A soffrirne sono stati proprio i processi di innovazione all’interno dei quali il procurement spesso è una importante leva di flessibilità e di accesso a capacità innovative.
Solo quando pensate coerentemente queste quattro forme di innovazione possono incidere sia sul mix che sull’entità delle diverse voci della spesa sanitaria rendendola più sostenibile ed efficace rispetto ai nuovi bisogni. Uno sforzo multidisciplinare che deve vedere collaborare responsabilmente tutti gli attori del sistema, perché disegnare la Sanità del futuro, a ben vedere, vuol dire disegnare una parte importante di quella che sarà la società nella quale vivremo.
Mariano Corso e Cristina Masella
Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità
Politecnico di Milano