Quel “baccano” sui fisioterapisti

Quel “baccano” sui fisioterapisti

Quel “baccano” sui fisioterapisti

Gentile Direttore,
nell’esprimere la nostra assoluta contrarietà alle offese rivolte alla Senatrice Emilia De Biasi di cui ci auspichiamo trovino conforto nella legge, non vorremmo che tutto il polverone che si è alzato sulle “diatribe”, finisse per confondere una parte con il tutto di una categoria, quella dei Fisioterapisti, che, comunque nella stragrande maggioranza e sempre nel rispetto dei ruoli istituzionali, è libera di esprimere il proprio pensiero come detta la nostra Costituzione.
 
Polverone che, nel confondere le acque, ci fa dimenticare che nessuno ha mai alzato la voce per dire no a nuove professioni sanitarie, ma semplicemente si è chiesto che questo avvenga nel pieno rispetto delle regole che questo Paese si è dato per istituirle.

Il rispetto dei ruoli istituzionali è certo doveroso e spetta a chi li riveste dare prova della sua imparzialità e come arbitro terzo non deve dare il minimo il sospetto di scendere in campo con una delle parti. Solo così sarà in grado di sopportare le pressioni senza confondere una parte per il tutto.

A sollevare il livello del baillamme sono intervenuti recentemente anche personaggi non facilmente individuabili tra le professioni sanitarie, propriamente dette, che, probabilmente, con lodi sperticate, sperano di entrare nelle grazie del potente di turno, ma con tutto sto baccano sembra vogliano solo coprire quanto hanno sancito, di recente, alcune sentenze riportate magistralmente dal collega Presidente dell’ Aifi, dott. Mauro Tavarnelli nel suo articolo.  

Quanto poi al vantare una loro diretta discendenza dal Decreto Bindi del 1998 ci andrei cauto per-ché, se questo ha riaperto i corsi per i Massofisioterapisti ciechi significa solo che, gli altri, erano stati effettivamente chiusi due anni prima nel 1996. Cosa nota anche ai sassi.

Per questo, rivolgendomi tramite le pagine del suo giornale alla Senatrice De Biasi, ed essendo certo della esperienza e competenza politica della presidente della Commissione Sanità del Senato, vorrei invitare la senatrice a riflettere in merito a formazioni “incompatibili” con le aspettative della popolazione e dei servizi della Sanità Italiana (ed Europea), in quanto il sostenere tali inquietanti “assetti formativi”, non più coerenti con le scelte già fatte dall'Università con il beneplacito della Sanità stessa, è e rimane incomprensibile con le direttive UE e avanza solo ombre di cui il Ssn pubblico e privato non né ha più bisogno, meno che mai i cittadini.

Un po’, come dire, che possiamo riprendere la formazione dell’infermiere generico e che la Federazione Ipasvi se ne fa una ragione? O vale per tutti o per nessuno, così crediamo!

Antonio G. Cartisano
Presidente Spif Ar

Antonio G. Cartisano

05 Dicembre 2016

© Riproduzione riservata

Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente
Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Gentile Direttore,c'è una domanda che viene fatta frequentemente durante i corsi ECM e cioè: qual è il migliore scudo penale? Prevenire è meglio che curare, dice un noto aforisma di...

Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza
Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza

Gentile Direttore, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) rappresentava uno dei pilastri strategici del PNRR per la riorganizzazione territoriale del Servizio Sanitario Nazionale. L’obiettivo era chiaro: spostare il baricentro dell’assistenza verso il...

Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita
Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita

Gentile Direttore,l’autismo in Italia si trova oggi a un bivio cruciale: da un lato la necessità di superare i modelli segreganti, dall’altro l’urgenza di dare risposte concrete a migliaia di...

Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale
Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale

Gentile Direttore,In questo gran parlare di paziente al centro, di one health come presa in carico totale, si dimentica che c’è un ambito che ne è stato pioniere e ne...