RU486, riflessioni senza ideologia  

RU486, riflessioni senza ideologia  

RU486, riflessioni senza ideologia  

Gentile Direttore,
in merito alle dichiarazioni della collega Anna Pompili, che non ho il piacere di conoscere, ma che mi ha chiamato in causa per delle mie osservazioni relative alla notizia che all’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, primo nelle Marche, si praticherà l’aborto farmacologico fino alla nona settimana, non posso esimermi dal fare alcune considerazioni.

La prima è che io parto da un Ideale, come insegnato dai maestri della medicina e dalla mia professione di chirurgo, che mira a salvare sempre e fin dove possibile una vita e non da una ideologia. La seconda è che io resto fedele al giuramento ippocratico: “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”, probabilmente giudicato dalla collega come “obsolete sciocchezze”.

Su questa premessa desidero innanzitutto sottolineare l’ “altezzosità verbale” nella quale “l’élite culturale” riporta come penosamente, “agli allarmi infondati” sulla presunta pericolosità dei farmaci per l’aborto, e alle ridicole “lamentele” sull’inverno demografico. Continuando poi su questa linea: come un disco rotto relativamente alle possibili “gravi complicanze” determinate dall’assunzione della RU486: “sanguinamento con eventuale necessità di emostasi chirurgica”, “anemia con necessità di trasfusione”, “infezione” ed altre.

Vale la pena qui ricordare che mi sono limitato solamente ad informare e ad elencarne alcune, riferite dal “foglietto illustrativo” della RU 486. Aggiungo che, attenendomi a quanto riportato nell’art. 35, altro non ho fatto che eseguire quanto previsto dal codice deontologico relativamente al consenso informato, che disciplina ogni percorso diagnostico terapeutico, e ciò nell’esclusivo interesse della salute della donna che deve essere informata su quanto l’assunzione di quel farmaco, in alcuni casi, può comportare; grave, in caso contrario, omettere queste informazioni.

Certamente, come ricorda scientemente la collega, qualunque procedura medica o chirurgica, è gravata da possibili complicanze, l’importante però è informare e non sostituirsi, in modo paternalistico e in nome di una ideologia, alle decisioni libere e informate dei pazienti.

Altro aspetto riguarda il calcolo numerico che, per riguardo agli scienziati matematici, non può essere “interpretato”. Mi riferisco in particolare ai più di sei milioni di aborti che, negli ultimi 47 anni dall’applicazione della legge 194 e non considerando gli aborti clandestini e quelli misconosciuti dallo smisurato utilizzo delle pillole del o dei giorni dopo, hanno indubbiamente privato il nostro Paese di una natalità che in qualche maniera avrebbe assicurato un futuro migliore alle nuove generazioni.

Va da sé che aumentare di due settimane di gestazione l’utilizzo della RU486 nell’ospedale su menzionato, aumenterà la platea delle possibili usufruitici di tale metodica che forse, in caso contrario e per motivi contingenti, non sarebbero ricorse all’utilizzo di tale pillola abortiva.

Concordo con la collega che le leggi dello Stato vanno rispettate ma vorrei qui ricordare che, attualmente, la legge 194 va applicata nella sua interezza e non soltanto negli articoli che convengono al momento.

Su questa base vale la pena ricordare che, fermo restando l’obiezione di coscienza è prevista da tale legge, l’art.1 recita: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”, art. 2 comma (d) “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” e all’ art 5 ribadisce che “il consultorio e la struttura socio-sanitaria, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza.

Credo pertanto che la soppressione di una vita debba essere interpretata comunque come una sconfitta e non come una vittoria e che, al contrario, debbano esser messe in atto tutte quelle condizioni che possano contribuire a che la futura mamma possa portare a termine una gravidanza che può rappresentare per lei in quel momento un problema, ma che ampiamente la ripagherà nel corso della propria esistenza.

Stefano Ojetti
Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani AMCI

22 Gennaio 2025

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