Salute mentale. Dai Direttori dei DSM non solo doglianze ma anche idee per il futuro

Salute mentale. Dai Direttori dei DSM non solo doglianze ma anche idee per il futuro

Salute mentale. Dai Direttori dei DSM non solo doglianze ma anche idee per il futuro

Gentile Direttore,
in quanto firmatario dell’appello dei 91 Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale italiani alle alte cariche della Repubblica, mi sento in obbligo di commentare quanto esposto da Ivan Cavicchi nel suo intervento su Quotidiano Sanità rispetto alla nostra lettera.

Intanto, partiamo da una premessa: tutti noi (i 91 firmatari formali, ma dietro di noi i numeri sono più ampi e comprendono anche i Direttori delle Strutture Complesse afferenti ai Dipartimenti e i Direttori non soci della SIP) siamo più che consapevoli che un cahier de doleances non si può limitare solo alle doleances, pena una sua sostanziale inefficacia. Ma da qualche parte si deve pur cominciare. E la risonanza mediatica che ne è scaturita ci ha confermato della bontà della nostra scelta, oltre che andare nella direzione suggerita da Cavicchi stesso, ovvero quella di informare la cittadinanza e cercare di ricostruire un valido consenso con l’utenza.

Entrando poi nel merito, l’obiettivo del Coordinamento dei Direttori dei DSM è quello di creare le premesse di una seria e costruttiva collaborazione con il Governo nel costruire una politica di ristrutturazione dell’offerta della Salute Mentale che, nel rispetto dello spirito della 180/78 e 833/78, deve tuttavia trovare modalità organizzative ed erogative al passo coi tempi. La società, dal 1978, è profondamente cambiata così come sono cambiati i bisogni di salute (anche quella mentale).

Nessuno di noi vuole fare l’apologia della vecchia (ahimè, sì) riforma ma neanche stravolgerla. Chiediamo solo che venga aggiornata nella sua articolazione applicativa, in base alla nostra esperienza quotidiana di “tecnici”. Nessuno di noi chiede un salvagente, un deus ex machina che ci tolga dai guai senza fare nulla, tutti noi ci stiamo sforzando di far girare il sistema, ma ci rendiamo conto che servono anche condivisioni, coperture normative, riflessioni in più aree che non ci competono direttamente e che solo un tavolo istituzionale è in grado di garantire.

Rispetto agli aspetti economici e delle risorse, siamo nella paradossale situazione di avere risorse economiche ma di non sapere come spenderle. I soldi ci sarebbero (PNRR e varie declinazioni) ma manca il capitale umano da acquistare (la nostra specialistica non è fatta di macchine ma di persone). Ovvero, abbiamo le tasche piene (si fa per dire) di soldi ma i supermercati sono vuoti…

Se facciamo riferimento ai numeri prodotti da Starace rispetto agli standard minimi previsti dalla Intesa Stato-Regioni e ai parametri AGENAS per la Salute Mentale, appare evidente che siamo in difetto di numero impressionante (ed era il 2021 l’ultimo censimento del personale), in tutti i profili professionali, difetto che non potrà mai essere risolto con le attuali politiche di accesso universitario. Il 2022 ha rappresentato un ulteriore peggioramento della situazione del personale, che aumenta significativamente il gap tra i numeri previsti dagli standard indicati da Starace (Intesa Stato-Regioni e tabelle AGENAS) e la realtà. Non voglio entrare nel merito della razionalità o utilità dei numeri declinati in tali documenti, ma di fatto se questi dovessero rappresentare i reali bisogni di personale non ce la faremo mai perché il mercato degli operatori è di fatto vuoto.

La sostanziale indisponibilità delle risorse umane deriva da numerosi fattori, tutti noti ai lettori di QS in quanto attenzionati quasi quotidianamente, ed è inutile elencarli così come è inutile pensare che una bacchetta magica possa intervenire risolvendo questo problema che ha origini antiche. Ma in tale ottica quello che ci riproponiamo è di essere coinvolti nei percorsi di una riprogettazione realistica dei servizi di Salute Mentale che sia moderna, adatta alle esigenze attuali, flessibile nei bisogni organizzativi locali (pur salvaguardando livelli minimi di funzionamento condivisibili), con la possibilità di vincolare risorse umane ai servizi pubblici studiando adeguate strategie di reclutamento o di fidelizzazione del personale per favorire la copertura dei posti minimi necessari (i concorsi pubblici spesso vanno deserti…), con la possibilità di creare reti funzionali di servizi che possano derogare da un concetto di territorialità che spesso sconfina in logiche postelegrafoniche favorendo sinergie di ausilio e supporto reciproche non basate solo sulla buona volontà dei singoli.

E certo, il coinvolgimento degli stakeholders (familiari, utenti) è fondamentale: tutti noi lavoriamo in sinergia con l’associazionismo e la sensibilizzazione di queste realtà è in corso, pur tra varie difficoltà. Non è facile, in quanto anche l’associazionismo ha le sue peculiarità, ma certamente è un processo da implementare e rendere più strutturale. Ma sarà compiutamente possibile solo quando saranno chiari i termini di coinvolgimento della rappresentanza tecnica sui tavoli ministeriali.

Certo di non aver esaurito tutte le criticità esposte da Cavicchi, ho però voluto tranquillizzarlo rispetto ad alcuni aspetti da lui sottolineati: consapevolezza dei problemi, nuove progettualità, ricerca di consenso legittimante, ma anche presenza attiva sui tavoli di progettazione sono le nostre priorità. Magari non in forma battagliera (la mobilitazione generale la vedo difficile), ma certamente con l’impegno e la passione che ci hanno fatto scegliere questo mestiere e che stiamo mettendo in atto quotidianamente per rendere i nostri servizi il più possibile efficienti e vicini alla nostra utenza.

Federico Durbano
Direttore Dipartimento Salute Mentale e delle Dipendenze ASST Melegnano e della Martesana Lombardia

16 Gennaio 2023

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