Salute mentale, il Piano Nazionale non dimentichi la terapia occupazionale

Salute mentale, il Piano Nazionale non dimentichi la terapia occupazionale

Salute mentale, il Piano Nazionale non dimentichi la terapia occupazionale

Gentile Direttore,
desidero, a nome dell’Associazione Italiana di Terapia Occupazionale (AITO), esprimere il nostro sincero apprezzamento per il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030 recentemente presentato dal Ministero della Salute. Il Piano rappresenta un importante avanzamento nella costruzione di un sistema di salute mentale moderno, equo e centrato sulla persona, adottando un approccio biopsicosociale in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e con le migliori pratiche internazionali.

Accogliamo con convinzione la visione del PANSM, che mette al centro la recovery, l’autonomia e la piena inclusione sociale della persona, attraverso una prospettiva integrata e multidimensionale. Tuttavia, proprio in ragione della nostra adesione ai principi ispiratori del Piano, ci permettiamo di sottolineare un elemento che, a nostro avviso, merita un ulteriore approfondimento e un’integrazione.

La figura del Terapista Occupazionale – professionista sanitario regolato da profilo ministeriale, iscritto all’albo TSRM e PSTRP, e già attivo in numerosi servizi di salute mentale sul territorio nazionale – non è esplicitamente menzionata nel testo del Piano, pur essendo indicata dall’OMS come componente essenziale delle équipe multidisciplinari in salute mentale, anche nel documento Comprehensive Mental Health Action Plan 2013–2030 a cui fa espresso riferimento il PANSM.

Riteniamo questa omissione non intenzionale ma rilevante, perché può compromettere l’effettiva attuazione di molte delle azioni previste dal Piano. Il Terapista Occupazionale è infatti il professionista formato per intervenire nei contesti cruciali identificati dal PANSM: supporto all’abitare, inclusione lavorativa, sviluppo delle autonomie, prescrizione sociale, valutazione funzionale e co-progettazione di percorsi personalizzati.

Nel documento di osservazioni che abbiamo formalmente trasmesso al Ministro della Salute, alla Conferenza Unificata e al Tavolo tecnico per la salute mentale, abbiamo evidenziato in particolare cinque aree in cui l’assenza di questa figura appare paradossale:
1. Équipe multiprofessionali (Capitoli 1 e 2): l’esclusione del Terapista Occupazionale priva i team di una competenza centrale nella valutazione dell’autonomia e nell’intervento riabilitativo basato sull’attività.
2. Transizione evolutiva (Capitolo 2): la promozione delle “life skills” e della capacità decisionale è da sempre un pilastro della terapia occupazionale nei percorsi rivolti ai giovani.
3. PTRI e Budget di Salute (Capitolo 5): la co-progettazione centrata sulla persona richiede una valutazione funzionale multidimensionale, di cui il Terapista Occupazionale è specialista.
4. Inclusione lavorativa – Modello IPS (Capitolo 5): molte delle competenze dell’“employment specialist” previsto dal modello corrispondono alle competenze professionali del Terapista Occupazionale.
5. Prescrizione sociale: secondo la stessa OMS, il Terapista Occupazionale svolge un ruolo chiave nel facilitare l’accesso a attività significative e risorse della comunità, promuovendo salute e inclusione.

La Terapia Occupazionale è presente in oltre 110 Paesi, riconosciuta come componente indispensabile nei servizi di salute mentale per l’età evolutiva, adulta e geriatrica, nonché in REMS, comunità terapeutiche, servizi residenziali e semiresidenziali. Escluderla in maniera strutturale da un Piano così ambizioso non è coerente con il dettato internazionale, né con la realtà dei servizi sanitari italiani.
Per questi motivi, AITO propone tre azioni concrete e realizzabili:
1. Inserire esplicitamente il Terapista Occupazionale tra le figure previste dal PANSM, in coerenza con il modello OMS.
2. Coinvolgere rappresentanti della Terapia Occupazionale nei tavoli tecnici futuri e nei gruppi di lavoro sulla salute mentale.
3. Valorizzare questa figura nei percorsi formativi e nelle équipe territoriali previste dal Piano.

Questa non è una rivendicazione di parte, ma una proposta responsabile per rafforzare il Piano e garantirne la piena realizzazione. Se vogliamo che gli obiettivi indicati non restino dichiarazioni d’intenti, è necessario dotare le strutture operative degli strumenti e delle competenze adeguate.

Come associazione tecnico-scientifica di riferimento per la Terapia Occupazionale in Italia, ci rendiamo disponibili sin da ora per un confronto costruttivo, finalizzato a individuare soluzioni condivise e pragmatiche, a beneficio del sistema sanitario e soprattutto delle persone che vivono un’esperienza di disagio mentale.

Gabriella Casu
Presidente Nazionale AITO

22 Luglio 2025

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