Gentile Direttore,
sebbene il Governo eserciti le proprie funzioni attraverso l’emanazione di leggi, decreti e direttive finalizzate a orientare le politiche per migliorare l’erogazione dell’assistenza sanitaria, è indiscutibile che la gestione finanziaria del settore sanitario resti di competenza regionale. All’interno di questa autonomia amministrativa, gestionale e politica, le Regioni definiscono l’organizzazione dei servizi, la selezione del personale, l’allocazione delle risorse, nonché gli investimenti nelle infrastrutture e le linee guida gestionali da adottare.
Tuttavia, tale autonomia ha dato origine a venti sistemi regionali sanitari disomogenei tra loro e caratterizzati da differenze significative, che hanno ulteriormente determinato fenomeni di migrazione sanitaria sia di personale che di pazienti, senza riuscire a garantire una visione coerente del Servizio Sanitario Nazionale su tutto il territorio. Nel corso degli anni queste disparità sono divenute tali da condurre alcune Regioni del Sud Italia, già afflitte da problematiche complesse per molteplici ragioni, al commissariamento; alcune di esse risultano tuttora sottoposte a tale misura da oltre un decennio. Tale situazione rappresenta non solo motivo di preoccupazione ma richiede soprattutto un’attenta analisi di tutte le dinamiche amministrative e assistenziali al fine di intervenire con precisione ed efficacia.
L’aspetto di maggiore rilievo riguarda la crescente e persistente carenza di personale medico e infermieristico, che rappresenta il fattore fondamentale per la produttività all’interno di un’azienda sanitaria. In Italia, tale problematica è stata a lungo considerata opzionale, fino a quando la situazione è divenuta insostenibile. Molti dei medici di base attuali sono demotivati e affaticati, inoltre sono fortemente vincolati da procedure burocratiche e normative stringenti relative alla prescrizione di esami e farmaci, con il rischio di sanzioni pecuniarie in caso di inosservanza.
Di conseguenza, viene loro limitata la possibilità di operare secondo scienza e coscienza nell’esercizio delle proprie funzioni. Analogamente, altre professioni sanitarie, in particolare infermieri e ostetriche, su cui grava un carico lavorativo significativo in quanto personale maggiormente esposto nella cura dei pazienti, affrontano enormi responsabilità, turnazioni sempre più gravose e retribuzioni inferiori alle aspettative se confrontate con quelle dei colleghi degli altri paesi europei; l’incremento salariale finora concesso è stato assorbito dagli aumenti dei costi della vita. Tale situazione rende difficile per i giovani considerare una carriera in questo ambito se non possono nemmeno immaginare di formarsi una famiglia. A tutt’oggi si fatica a riconoscere a queste professioni sanitarie un adeguata retribuzione, con un relativo contratto appropriato, escludendole dal Comparto, in modo da poter valorizzare concretamente l’articolo 32 della Costituzione, tanto apprezzato dalla cittadinanza italiana.
Di conseguenza, si riscontra una significativa disparità nell’assistenza sanitaria tra le regioni, caratterizzata da marcate disuguaglianze dovute anche a problematiche logistiche e strutturali. Tali criticità determinano percorsi assistenziali non conformi agli standard osservati in altre aree del Paese, dove la gestione sanitaria si distingue per maggiore efficienza rispetto a quella delle regioni meridionali. In queste ultime, inoltre, il sistema sanitario sembra orientato più al profitto che alla reale finalità assistenziale per cui è stato istituito, privilegiando esclusivamente l’attività e la gestione pubblica.
È altresì inaccettabile continuare a considerare il sistema di emergenza-urgenza e i pochi pronto soccorso ancora operativi come unici punti di accesso attivi 24 ore su 24; ciò comporta lunghe attese, con molti interventi inappropriati che talvolta generano in frequenti episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari e delle strutture stesse.
È indispensabile che l’intera classe politica promuova una riflessione seria, evitando di interferire direttamente nella gestione sanitaria e affidando tale responsabilità a tecnici e personale sanitario con comprovata esperienza professionale e specialistica anziché continuare con scelte o decisioni basate su appartenenze politiche o di parte, le quali non potranno mai garantire una reale autonomia capace di sviluppare percorsi assistenziali conformi alle realtà regionali più avanzate nel settore.
Emilio Cariati
Infermiere