Sanopoly e le sanità regionali: un test per la credibilità del Governo e del Ministro Schillaci

Sanopoly e le sanità regionali: un test per la credibilità del Governo e del Ministro Schillaci

Sanopoly e le sanità regionali: un test per la credibilità del Governo e del Ministro Schillaci

Gentile direttore,
i gravissimi problemi del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), legati innanzitutto al suo sottofinanziamento, vengono spesso amplificati a livello regionale da una cattiva gestione delle risorse pubbliche destinate alla sanità. Di questo problema è consapevole il Ministro Schillaci che in più di una occasione ha bacchettato le Regioni invitandole a spendere meglio, in linea con Ia posizione della Presidente del Consiglio a capo del Governo che lo ha scelto. Ministro e Presidente in queste loro esternazioni sembrano dimenticare che la maggioranza delle Regioni è governata dal centrodestra, che peraltro aspira a governarne ancora un maggior numero. Non gliene fornirà l’occasione la tornata delle elezioni regionali di quest’anno previste in Regioni già governate dal centrodestra (Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Umbria), mentre il 2025 potrebbe essere l’anno buono per una ulteriore espansione visto che in due delle 5 Regioni interessate dal voto a governare è ancora il centrosinistra (Puglia e Toscana, mentre le altre sono Veneto, Liguria e Marche).

Condivido la posizione del Governo e del Ministro sulla cattiva gestione della sanità da parte delle Regioni, convinzione che trova un terreno fertilissimo nella pessima e a me molto familiare gestione che fa della sanità il centrodestra al governo delle Marche dall’ottobre 2020. Gli esempi di questa pessima gestione vengono da me spesso analizzati qui su Qs nella doppia speranza che servano da stimolo a ragionare sul pericolo di una autonomia regionale in assenza di un controllo da parte del livello centrale e che servano a quest’ultimo per intervenire sulla realtà marchigiana. Non solo questa seconda speranza è risultata totalmente infondata, ma addirittura la Giunta delle Marche si considera e viene considerata “dentro casa” un modello del buon governo del centrodestra a guida Fratelli d’Italia.

Sarebbe un segnale molto positivo se dal Governo e dal Ministro venissero segnali di attenzione e serietà verso i programmi sulla sanità che le coalizioni di centrodestra stanno perseguendo a livello regionale, sia in campagna elettorale che nell’azione di governo della sanità. Un buon esempio, e quindi un buon test per verificare la credibilità di Governo e Ministro, viene proprio dalla Regione Marche. In questa Regione non si sa se per mancanza di competenza o per cinico calcolo (per me per entrambi i fattori) la sanità è ridotta dal centrodestra ad una sorta di gioco in cui l’obiettivo non è la migliore tutela della salute, ma la ricerca pure e semplice del consenso.

Proprio pochi giorni fa ragionavo come in questo gioco (che per i cittadini è ovviamente cosa serissima) gli ospedali e i posti letto diventano per la Giunta come gli alberghi e le case del Monopoly (attenzione non si chiama più Monopoli), rispettivamente 32 e 12: finti. Le scelte di politica sanitaria e in particolare di edilizia sanitaria della Regione Marche stanno portando ad esempio ad una serie di finti Ospedali di primo livello (14 contro i 10 da DM 70), ad una serie di finti Pronto Soccorso (in base all’ultimo Piano Socio Sanitario sei in più oltre ai 14 oggi esistenti e mal funzionanti) e a un finto blocco operatorio per chirurgia di alta complessità in un ospedale di area disagiata. Ho allora cercato in rete una versione del Monopoly adattata alla sanità e ho scoperto che un collega cui vanno i miei complimenti, Raffaele Spiazzi, ha fatto su Brescia Medica un intervento dal titolo “MONOPOLY o… SANOPOLY? (Sanità ancora per tutti?)”. Il collega oltre a coniare il termine di Sanopoly ha fatto motivato molto bene il senso di questa provocazione: “… non è che il MONOPOLY al quale tutti abbiamo, da bambini o da adulti, giocato, si stia trasformando in un più intrigante SANOPOLY, dove la posta in palio non sono più i denari accumulati o persi e il rischio di bancarotta, ma piuttosto la possibilità di curarsi quando i casi della vita (i dadi, le carte imprevisti, lo scorrere inevitabile dell’età…) ti pongono nella necessità di doverlo fare?”

Nel suo brillante intervento Spiazzi ha immaginato Sanopoly come un gioco (terribile) in cui a giocare sono i cittadini. Nella sua versione il Tabellone cambia e, ad esempio, “i luoghi classici del Monòpoli di un tempo, quali Vicolo Corto e Vicolo Stretto, diventano in questa proposta un raro Intestino Corto e un più improbabile Intestino Stretto, così come, dall’altro lato del tabellone, quello dei ricchi, il Parco della Vittoria e il Viale dei Giardini si trasformano in un ben più concreto Parco del Benessere o in un irriverente Viale dei Ritocchini. E le classiche stazioni del Monòpoli, la via per intraprendere Viaggi della Speranza (e attenzione alle Disequità Regionali, altra casella) o per rincorrere – sempre pagando, s’intende – miracolistiche Cure all’Estero.”

La mia versione di Sanopoly è invece immaginata come un gioco per la politica in cui vince chi prende più voti, gli alberghi sono ospedali e le case sono case della comunità, mentre vie, corsi e piazze sono circoscrizioni elettorali. Ma sui dettagli sto lavorando. In un gioco così senza regole che tutelino i cittadini è inevitabile o quasi che vinca il centrodestra, per sua natura (almeno per come lo conosco a livello della mia Regione, e lo conosco bene) portato a promettere senza alcuna remora tutto a tutti. Non è cattivo: è la sua natura. Quello che allora mi piacerebbe, e qui torno al punto di partenza, è che tra gli “imprevisti” che qualunque versione del Monopoly contiene ce ne fossero alcuni che coinvolgono Governo e Ministro: ad esempio al posto di “Matrimonio familiare, spese 15000 lire” ci fosse “il Ministero chiede di applicare il DM 70 del 2015: verificate il programma di edilizia sanitaria e riscrivetelo”.

Ma uscendo dalla metafora, di questa politica disposta a tutto pur di prendere voti non se ne può più e non se ne può più della latitanza di Governo e Ministro che predicano una maggiore efficienza da parte delle Regioni e lasciano che le “loro” Giunte facciamo strame di norme e vincoli.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

Claudio Maria Maffei

16 Febbraio 2024

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