Se anche il medico di famiglia si professa “obiettore” di coscienza

Se anche il medico di famiglia si professa “obiettore” di coscienza

Se anche il medico di famiglia si professa “obiettore” di coscienza

Gentile direttore,
nei giorni scorsi, a Pontedera, una dottoressa di base si è rifiutata di prescrivere le analisi richieste da una ginecologa e necessarie, secondo quest’ultima, per poter prescrivere la pillola estroprogestinica ad una ragazza, alla quale aveva posto diagnosi di policistosi ovarica.

Sebbene la dottoressa di base abbia perfettamente ragione a rifiutarsi di prescrivere analisi richieste da altri, le ragioni addotte per giustificare questo rifiuto meritano qualche considerazione.

La dottoressa si è infatti dichiarata “obiettrice di coscienza”, appellandosi all’articolo 9 della legge 194, che regolamenta l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro paese. Intervistata telefonicamente dal giornalista del Tirreno Nilo Di Modica (Il Tirreno, giovedi 3 novembre 2022) la dottoressa ha chiarito di fare riferimento alla legge 194 in quanto “la pillola anticoncezionale attualmente in commercio non ha sufficiente dosaggio ormonale per bloccare l’ovulazione. Quindi non funziona come inibizione del concepimento, ma come sistema abortivo, in quanto impedisce l’annidamento del bimbo in utero”. Sarebbe interessante chiedere alla dottoressa a quali ormoni si riferisce e su quali testi ha letto questi dati, che lei riferisce come certezze.

Il dosaggio dell’estrogeno nelle pillole contraccettive estroprogestiniche nel tempo è stato effettivamente ridotto, al fine di minimizzare i possibili effetti collaterali ed eventi avversi, particolarmente legati ad esso. Ciò non ha però avuto effetti sul principale meccanismo d’azione dei contraccettivi ormonali, che è l’inibizione dell’ovulazione. Questa è primariamente legata alla componente progestinica, che agisce anche con un meccanismo periferico, addensando il muco cervicale e rendendolo difficilmente penetrabile dagli spermatozoi. Gli ormoni contenuti nella pillola determinano anche modificazioni endometriali: sebbene alcuni abbiano ipotizzato che queste modificazioni possano avere un effetto antinidatorio, non vi è alcuna evidenza in proposito, come d’altra parte dimostrano, indirettamente, i fallimenti contraccettivi legati alla dimenticanza (fino al 9% nell’uso tipico).

Fatte queste premesse, dispiace dover notare l’uso di termini impropri e volutamente confondenti da parte della dottoressa, che parla di “bimbo” per riferirsi ad un pre-embrione, e che parla di aborto riferendosi ad un ipotetico effetto antinidatorio. Possiamo infatti parlare di aborto solo quando si sia completato il processo dell’impianto, che, evidentemente, un meccanismo antinidatorio impedisce. Non ha alcun senso, dunque, dichiararsi obiettrice di coscienza: qui la coscienza non c’entra proprio niente e tantomeno c’entra la legge 194. Non c’entra neanche la cosiddetta “clausola di coscienza”, richiamata da alcuni, e che è stata invocata per la contraccezione di emergenza.

Nessuno, invece, ha notato come, con le sue affermazioni, chiaramente dettate da pregiudizi ideologici e non basate sulle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, la dottoressa abbia violato l’art. 6 del codice deontologico, che recita: “Il medico fonda l’esercizio delle proprie competenze tecnico-professionali sui principi di efficacia e di appropriatezza, aggiornandoli alle conoscenze scientifiche disponibili e mediante una costante verifica e revisione dei propri atti”.

La ragazza che si è vista negare la prescrizione delle analisi e che ha reso pubblica la vicenda ha cambiato medico di base. Rimane da chiedersi: non sarebbe giusto che le/i cittadine/i possano conoscere, prima di sceglierlo, l’orientamento del medico in materia di interruzione di gravidanza, fecondazione medicalmente assistita, eutanasia?

Un’ulteriore considerazione riguarda infine la richiesta esami ematochimici, evidentemente ritenuti indispensabili per la prescrizione del contraccettivo estroprogestinico non solo dalla ginecologa che li ha richiesti. Già nel 2008, la Consensus Conference promossa dal Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) su “Prevenzione delle complicanze trombotiche associate all’uso di estroprogestinici in età riproduttiva” concludeva: “Non si raccomanda, né prima di prescrivere un contraccettivo EP né durante l’uso, l’esecuzione routinaria di: esami ematochimici generici, test generici di coagulazione, test specifici per trombofilia (compresi i test genetici). Anche in presenza di anamnesi familiare positiva per eventi trombotici, al fine di prescrivere una contraccezione EP, non si raccomanda l’esecuzione dei test specifici per trombofilia”.

In particolare, per quanto riguarda i tests per la valutazione del rischio trombotico, il SNLG ribadisce: “Sul piano clinico, la loro scarsa predittività li rende a rischio di sovradiagnosi e di eccessiva medicalizzazione in caso di applicazione su vasta scala. Un risultato negativo potrebbe essere falsamente rassicurante; un risultato positivo potrebbe scoraggiare l’uso di contraccezione EP in donne che potrebbero giovarsene”. Questa posizione è sostenuta nei criteri medici di eleggibilità per la prescrizione dei contraccettivi ormonali combinati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e delle principali società scientifiche internazionali (RCOG, ACOG), nonché dalle “Raccomandazioni sull’utilizzo appropriato della contraccezione ormonale” elaborate nell’agosto 2019 dalla Fondazione Confalonieri Ragonese su mandato SIGO, AOGOI, AGUI. In queste ultime si legge: “In assenza di fattori di rischio personali o familiari l’esecuzione di esami ematochimici o di altri accertamenti non è raccomandata e costituisce un’inappropriatezza diagnostica che comporta una spesa ingiustificata per il sistema sanitario nazionale”.

Di fatto, purtroppo, posizioni così nette e inequivocabili sono, in nome di un diffuso atteggiamento difensivo, ignorate dai più, che prescrivono esami inutili e costosi che di fatto costituiscono un inaccettabile ostacolo all’accesso alla contraccezione; ciò comporta una inutile spesa per la sanità pubblica, che evidentemente preferisce sprecare risorse anziché garantire a tutte/i la gratuità dei moderni contraccettivi.

Anna Pompili
Ginecologa
Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica
AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)

Anna Pompili

10 Novembre 2022

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