Se gli ospedali “autodeterminano” gli accessi al loro interno

Se gli ospedali “autodeterminano” gli accessi al loro interno

Se gli ospedali “autodeterminano” gli accessi al loro interno

Gentile Direttore,
supponiamo che abbiate bisogno di un piccolo intervento chirurgico alla mano e che vi rechiate dal vostro medico di base per chiedere una base di ricovero al fine di ottenere tale intervento. E' possibile che il vostro servizio regionale di prenotazione, contattato quando avete la base fatta dal vostro medico, vi dica che il canale di accesso è ormai un altro: dovete selezionare la struttura ospedaliera in cui volete recarvi, effettuare una visita specialistica che confermi il vostro bisogno dell'intervento, per poi essere inseriti nella sua lista d'attesa.

In pratica, vi dice che il sistema si sta sempre più frammentando, in quanto le singole strutture diventano monadi autodeterminanti gli accessi al proprio interno. Ed in futuro, è sempre più probabile che vi si dica: dovete scegliere uno specialista, avere una visita con lui (implicitamente intra-moenia) e lui vi inserirà nella lista d'attesa della struttura in cui lavora.

La privatizzazione potenziale dell'erogazione dei servizi del SSN è così alle porte e nulla osta a che gli ospedali diventino tutti aziende indipendenti, facilmente privatizzabili, e che i medici assumano sempre più quel ruolo di liberi professionisti, quasi ospiti delle strutture, quali già sono in embrione nella strutturazione degli ospedali per intensità di cura, che sfocia direttamente nell'ospedale all'americana.

D'altra parte, questa tendenza alla privatizzazione, e la conseguente ricerca da parte delle strutture e dei professionisti, di una “clientela”, possibilmente da fidelizzare, e per la quale determinare specifici canali di accesso, è già evidente anche in altri servizi pubblici come l'Università, in cui gli "studenti" sono ormai divenuti “utenti”, da blandire e vezzeggiare.

Gentile Direttore, dove voglio andare a parare? Lungi dal negare il buono delle singole individualità e delle singole strutture, in tempi normali, quando l'emergenza covid sarà passata (e abbiamo visto come i comportamenti delle strutture private differiscano da quelli delle strutture pubbliche), cosa vogliamo che accada?

La tendenza in atto ha almeno due possibili conseguenze negative:
– il potenziale aumento delle liste d'attesa per interventi di minore entità, in cui non è tanto importante che intervenga il luminare o la struttura con una solida reputazione; restringere l'ambito d'intervento alla sola struttura di primo accesso può allungare i tempi d’attesa;

– un peggioramento dell'equità di un sistema che è partito per omogeneizzare tante realtà mutualistiche differenziate, e che poi le ha ricreate incaricando le regioni di fare una prima grande differenza tra cittadini italiani. E' plausibile, infatti, che strutture simil-private tendano a selezionare la clientela: dobbiamo rassegnarci al fatto che dove si nasce, quanto si conosce, quanto si può pagare, faccia la differenza?

A mio avviso, pertanto, oltre al ripristino di un sistema di prenotazione regionale anche per le prestazioni ospedaliere, ove esso non sia operativo, sarebbe auspicabile crearne, in parallelo, uno “nazionale”, come opportunità, per chi non ha mai avuto contatto con una specifica struttura, di potervi accedere comunque in tempi rapidi.

Guido Citoni
Dipartimento di Medicina Molecolare, Facoltà di Farmacia e Medicina dell’Università La Sapienza di Roma

01 Settembre 2020

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