Senza investimenti a rischio il diritto alla salute e la democrazia

Senza investimenti a rischio il diritto alla salute e la democrazia

Senza investimenti a rischio il diritto alla salute e la democrazia

Gentile Direttore, lo diciamo da anni: serve un cambio di rotta nell’agenda politica italiana, e anche a livello europeo, rimettendo al centro la sanità e modernizzando tutto il sistema di welfare...

Gentile Direttore,
lo diciamo da anni: serve un cambio di rotta nell’agenda politica italiana, e anche a livello europeo, rimettendo al centro la sanità e modernizzando tutto il sistema di welfare.

È necessario muoversi su due assi: valorizzare i medici e rispondere adeguatamente alla domanda di salute di una società completamente mutata, sul versante della cronicità, della fragilità e del più generale invecchiamento della popolazione. Tutte questioni che, nelle settimane passate, abbiamo posto anche nel corso del confronto avviato dalla FNOMCeO con i sindacati medici. Tra le diverse criticità discusse, sono emerse soprattutto quelle prettamente professionali. Si volga lo sguardo ai compensi, ai redditi, al fronte “salariale”: essere medici in Italia non ha nessuna appeal, pur con dinamiche diverse, sia per la dirigenza, che per la convenzionata. Il governo attuale, così come i precedenti, mette in campo sempre la politica del “mettere le toppe nei buchi”. Ma questi appaiono sempre più grandi, perché conseguenze di anni di tagli e di sottofinanziamento. Invece di avviare un investimento straordinario sulla sanità pubblica e sui redditi dei medici, vengono delegate competenze mediche ad altre professioni, con il solo fine o di spendere ancora di meno o esternalizzare o privatizzare servizi. Così facendo, si abbassa chiaramente anche il livello qualitativo del nostro SSN. Altro che modelli importati da altri Paesi! Sono solo sprechi di denaro. Lo dimostrano le migliaia di euro mensili spesi per un “gettonista”. Non meravigliamoci, quindi, se i medici, soprattutto quelli giovani, sono in fuga da questo meccanismo, verso l’estero o il privato, cercando condizioni migliori e soprattutto rispetto professionale.

Allo stato attuale sei milioni di italiani non possono più curarsi, per la mancanza di medici, per la diminuzione di servizi sul territorio, per la carenza di posti letto e per una massiccia esternalizzazione. Molteplici sono i casi di malati costretti, anche per le lunghe liste di attesa, a dover farsi assistere o fuori regione o in strutture private. Gravissima è la situazione di coloro i quali non riescono a far fronte alle gravose spese con il loro stipendio o con le loro pensioni.

È un processo che viene da lontano e che si deve obbligatoriamente invertire, ripartendo, magari, dalla straordinaria attualità della nostra Carta Costituzionale, che considerava diritto insostituibile la salute.

Il motore di crescita democratica e di sviluppo economico dalla Seconda guerra mondiale è stato il nostro Stato sociale, che sicuramente si deve modernizzare, ma non smantellare.

È in gioco, ripetiamo, la qualità stessa della nostra democrazia, soprattutto in un contesto internazionale, dove gli equilibri e il diritto sono ostaggio della bieca logica della violenza e del più forte, a scapito dei diritti dei cittadini e dei più deboli.

Quando parlano solo le armi, senza dialogo, senza consenso tra gli Stati, con un’Europa sempre più marginalizzata, i diritti umani vengono meno e sono messi a rischio il welfare e la sanità pubblica. In questo contesto il continente Europeo, nonostante tutto, è ancora un baluardo di democrazia.

Settant’anni di pace e di prosperità, nonostante tutte le difficoltà e le crisi economiche, sono purtroppo alle nostre spalle, ma possiamo, anzi dobbiamo sostenere un cambio di rotta. Urge tornare a preservare la democrazia che, come una pianta, ha bisogno di cure quotidiane per poter donare i frutti migliori. Dobbiamo guardare e promuovere la nostra democrazia equa e liberale e rimettere in marcia quell’ascensore sociale, che consentiva, attraverso la scuola pubblica, anche ai figli delle classi meno abbienti, di elevare il proprio livello sociale ed economico, di avere un lavoro e una copertura sanitaria, e, alle soglie della terza età, di poter aspirare ad una degna pensione ed un’assistenza socio sanitaria.

Se il nostro paese è uno dei più longevi al mondo, lo si deve ad un SSN dall’accesso universale e gratuito e che, grazie ai sacrifici di tutte le professioni sanitarie, resiste all’incuria della classe politica.

Francesco Esposito
Segretario nazionale Federazione dei Medici Territoriali-FMT

18 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato
Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato

Gentile Direttore, il disegno di legge N° 179/2023 “Modifiche al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171, in materia di nomina del Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere...

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative
Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale - quello della "One Health" - e...