Si parli di salute mentale, non di contenzione e di reati

Si parli di salute mentale, non di contenzione e di reati

Si parli di salute mentale, non di contenzione e di reati

Gentile Direttore,

è quasi terminata l’avventura in bicicletta di Mila Brollo, che da Trento a Lampedusa insegue un sogno, da seguire su http://biciterapia.it/ , quello di far parlare della Salute Mentale e non della contenzione, dei reati e dei neurotrasmettitori, delle persone che soffrono e dei loro familiari orgogliosi che combattono e sempre più spesso vincono, garantendo loro, anche nelle condizioni generali peggiori, una vita dignitosa.
L’esperienza a Napoli è stata paradossale. Lei mi ha conosciuto proprio grazie alle mie lettere su Quotidiano Sanità, mentre io nonostante le abbia organizzato dei tour specifici sul tema, non sono riuscito a vederla dal vivo perché ero all’estero in quei giorni.

Siamo riusciti ciò nonostante a farle incontrare in città il gruppo di arte e psichiatria che è emerso dall’esperienza di una vita di Adolfo Ferraro, direttore dell’Opg di Aversa; il gruppo di arte, musica e caffè, ovvero lo Sfizicariello, a Corso Vittorio Emanuele 400, una cooperativa di pazienti e parenti, schizofrenici cronici, che lavorano come catering, tavola calda e salumeria, senza alcuna sovvenzione Asl né di altre istituzioni; infine il gruppo Je so’ pazzo, ovvero i ragazzi che animano l’ex Opg di Napoli, di cui allego fotografia della facciata trasformata in monumento, coinvolgendo i giovani e la popolazione del quartiere in decine di attività, in quello che era un luogo senza tempo e senza speranza.

Negli stessi giorni Mila ha conosciuto Adriano e Angela, del Comitato per la Salute Mentale, che ha Napoli ha ottenuto di diventare Osservatorio per la Salute Mentale, riconosciuto dal Comune, e Dora, attivista diritti civili dei sofferenti psichici, che l’ha accompagnata insieme ai ragazzi e operatori di Ercolano in una gita presso gli scavi e il Museo Archeologico Virtuale, come comuni turisti. 

Le risorse potenziali erano molte di più, eppure sono pochissime rispetto alle esigenze ignorate dalla Psichiatria ufficiale, persa in convegni sui singoli circuiti cerebrali, di cui ogni anno pretendono di dimostrare la fondatezza rispetto al farmaco, perdendosi ogni volta la fondatezza rispetto alla persona e al suo contesto familiare e sociale, deprivato sempre più di risorse per questa colpevole incompetenza e negligenza, fino all'abbandono totale da parte dell’assistenza sociale, del welfare e delle Asl.

La Salute Mentale però non è la Psichiatria, e Mila Brollo prova a ricordarcelo girando l’Italia in bicicletta. Potremmo accogliere in tutte le Asl e in tutti i territori questo stimolo, provando ad organizzare dei Giri in Bicicletta, o meglio dei Bike Mad Pride, per insegnare alla popolazione civile ad essere tale con i sofferenti psichici e la loro storia.

Questa storia dobbiamo decidere insieme se farla camminare ed evolvere, come ci insegna l’esperienza di Mila Brollo, oppure abolire ed obliterare nuovamente nei recessi oscuri e disumani delle strutture manicomiali, oggi per lo più private, quindi ancora più lontane dalla possibilità di umanizzazione e relazione sociale e pubblica.

Manlio Converti
Psichiatra – Attivista Diritti Sofferenti Psichici
 

12 Maggio 2016

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